Dopo che il presidente dell’Inda, nonché sindaco di Siracusa, ha incredibilmente affermato che il sovrintendente artistico “è un dipendente a tempo determinato che deve eseguire“, abbiamo esaminato meticolosamente le competenze artistiche e culturali del sovrintendente e del consigliere delegato dell’Inda, attenendoci rigorosamente a quanto previsto dallo statuto della Fondazione e dall’avviso pubblico bandito dal consiglio di amministrazione, e firmato dal presidente Francesco Italia, per il conferimento dell’incarico di sovrintendente.
È stata preziosa la collaborazione di Mario Blancato che l’Inda la conosce da dentro avendo fatto parte in passato del cda, tra l’altro assieme a Monica Centanni, che dell’Istituto del Dramma Antico è una vecchia conoscenza.
La nomina del sovrintendente viene fatta con decreto del Ministro della Cultura che lo sceglie fra i tre nominativi selezionati dal cda fra i partecipanti all’avviso.
Le sue più significative competenze riguardano “il coordinamento artistico e l’elaborazione dei programmi di attività della Fondazione“.
Facciamo notare che “elaborare“, cioè sviluppare, articolare, è ben diverso dal “deve eseguire“, impropriamente sostenuto dal presidente della Fondazione.
A conferma dell’importanza delle prerogative del sovrintendente, va sottolineato che egli “dirige e coordina in autonomia l’attività della Fondazione” e in particolare “cura l’attività teatrale e artistica, predisponendo il budget dei costi“. In “autonomia“, non su input di altri.
Inoltre cura nella materia di sua competenza i rapporti con il ministero della Cultura.
Per rendere maggiormente l’idea di quanto sia fondamentale la funzione del sovrintendente, bisogna soffermarsi sui requisiti necessari per ottenere l’incarico.
Il primo requisito è la “riconosciuta esperienza di gestione dello spettacolo dal vivo”; il secondo è “l’esperienza quinquennale nella direzione manageriale di enti o istituzioni operanti nel settore dello spettacolo dal vivo e comunque con valore della produzione non inferiore a quattro milioni l’anno“.
Come se non bastasse, gli si richiede inoltre “una documentata esperienza organizzativa e artistica maturata in ambito teatrale o di istituzioni culturali per almeno cinque anni“.
Si badi bene, nessuno di questi requisiti è richiesto per la carica di consigliere delegato. Nessuno!
Ora, se per la nomina a sovrintendente bisogna dimostrare di aver avuto esperienza di direzione manageriale, di gestione dello spettacolo dal vivo, capacità organizzativa e gestionale in campo artistico e culturale, è plausibile, come ha detto con la consueta superficialità il sindaco, che una volta nominato sia addetto a funzioni esecutive?
È plausibile che di questa carica, sempre secondo il Signore del Vermexio e di Palazzo Greco, se ne possa fare a meno? Lei, signor sindaco, saprebbe fare il nome di un teatro importante senza il sovrintendente o direttore artistico?
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Veniamo ai compiti, anzi all’unico compito che lo statuto assegna al consigliere delegato in materia artistica e culturale: “Formula al Consiglio di Amministrazione proposte per gli indirizzi artistici e culturali della Fondazione“.
Tutto qui? Sì, tutto qui, articolo 14, punto 4, lettera a) dello statuto.
In nessun altro articolo si fa riferimento ad ulteriori competenze del consigliere delegato in campo artistico e culturale.
“Proporre indirizzi” significa indicare linee e orientamenti generali, delineare un quadro di riferimento sostenibile economicamente, non certo scegliere, al posto del sovrintendente, i registi, i traduttori, le compagnie teatrali.
Appare evidente come il ruolo del sovrintendente sia imprescindibile per la direzione e gestione delle attività culturali. Si potrebbe obiettare, ma allora se è così pacifica la sua competenza in materia artistico-culturale, perché si insiste tanto sulla necessità di riformare lo statuto per evitare la sovrapposizione dei ruoli del sovrintendente e del consigliere delegato? Per una esigenza di chiarezza normativa anzitutto, ma anche perché, senza questa modifica statutaria, il gruppo di comando della Fondazione continuerà ad aggrapparsi strumentalmente al punto 4, lettera a), dell’articolo 14 dello statuto dandogli un’interpretazione abnorme per estromettere i sovrintendenti con la tecnica descritta dall’ex Valeria Told su La Sicilia di domenica 13 settembre a firma di Monica Cartia.
Nel report inviato all’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano due anni fa, la Told ha scritto che tre consiglieri interferivano significativamente nella scelta dei titoli e dei registi al punto che la prassi era diventata quella di non approvare le proposte avanzate dal sovrintendente.
All’ex consigliera Margherita Rubino la Told ha attribuito un preciso ruolo nella scelta dei traduttori. Su questo punto La Civetta ha pubblicato numerosi articoli per svelare l’esistenza di un cerchio magico di grecisti incaricati a getto continuo di tradurre le tragedie. Emblematico il caso del professor Lapini il quale in sei stagioni ha collezionato sette traduzioni.
Valeria Told avrebbe inoltre denunciato un possibile (e, se fosse vero, clamoroso) conflitto di interesse in cui sarebbe coinvolta proprio l’ex consigliera Rubino.
Naturalmente, com’è nello stile del sindaco e della consigliera delegata, non è arrivato da parte loro alcun commento, alcuna smentita, ma un assordante silenzio.
Delle due l’una: o l’ex sovrintendente Told ha mentito e allora l’Inda si deve tutelare; o non ha mentito e in tal caso la consigliera delegata, che non poteva non sapere, ne dovrebbe trarre le conseguenze.
Dopo le dichiarazioni della Told, se non smentite in modo convincente, la consigliera delegata dovrebbe dimettersi dall’incarico.

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