Chissà come avrà reagito la consigliera delegata all’affermazione dei revisori dei conti, contenuta nella relazione del 30 ottobre del 2025, secondo cui “lo statuto della Fondazione pone il sovrintendente al vertice della struttura organizzativa“. Forse non avrà gradito.
Ancor meno avrà gradito la bocciatura della delibera numero 6 del 16 febbraio 2023 con la quale il consiglio di amministrazione proponeva l’aumento del compenso da lei percepito portandolo da 41 mila euro onnicomprensivi a 68 mila euro, 27 mila euro in più, per giunta con effetto retroattivo.
A sollevare perplessità è stato il magistrato delegato al controllo, presente alla seduta, sia sulla retroattività dell’aumento che sull’equiparazione, ai fini del compenso, all’ organo di vertice di un altro ente. Di che si tratta? Nelle premesse della citata delibera si afferma “di dover individuare per il consigliere delegato un compenso che risulti coerente in via analogica con quello dell’organo di vertice degli enti collocati dal DPCM 143/22 nella fascia II”. Questa equiparazione tra la misura del compenso e il suo aggancio a quello di un organo di vertice di un ente di fascia superiore non è stata condivisa, come dicevamo, dal magistrato di controllo.
Ora, un amministratore con un po’ di giudizio e di esperienza dovrebbe sapere che, quando un magistrato di controllo esprime riserve del genere, la delibera nasce morta e dunque sarebbe stato opportuno soprassedere. Ma c’è di più. Prima dell’adozione della citata delibera della Fondazione, la Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 23 dicembre 2022 e il Ministero della Cultura in data 26 gennaio 2023 avevano ribadito che la Fondazione Inda, in quanto non inserita nell’elenco Istat, non rientra nell’ambito di applicazione del DPCM 143/22.
Nonostante queste precisazioni dei vertici del Governo, il cda della Fondazione, egregiamente presieduto dal sindaco Francesco Italia, si è impuntato, andando a sbattere.
Il Ministero della Cultura infatti ha reso esplicito che “a fronte di un immutato assetto della governance non sia possibile assentire il deliberato aumento del compenso al Consigliere delegato…atteso che la revisione dei compensi ai sensi dell’articolo 4 del DPCM 143/22 può essere formulata solo in presenza di modifiche sostanziali” e cioé quando “si verificano variazioni che incidono significativamente sull’assetto ordinamentale preesistente dell’ente”.
Conclusione: niente aumento del compenso e delibera bocciata.

Commenti recenti