CASO INDA, NELLA RELAZIONE DEI REVISORI EMERGE LA STRATEGIA SOTTOSTANTE. E IL CENTROSINISTRA?

Ovunque silenzio, anche nel centro sinistra. E dalla relazione dei revisori lo svelamento della strategia sottostante.
Tace il sindaco. Tace la consigliera delegata. Tace l’associazione “Amici dell’Inda”. Per loro le dimissioni degli ultimi tre sovrintendenti artistici della Fondazione non meritano alcuna spiegazione.  Aspettano forse che passi la buriana per riprendere come prima.  Ci spiace dirlo ma non è così che si rispetta  l’ istituzione che  si rappresenta, la sua straordinaria storia. Non col silenzio che a volte è espressione di disprezzo.
In questi ultimi anni, la gestione dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico è stata caratterizzata da conflitti di competenza, tentativi di sovvertire i ruoli previsti dallo statuto a tutto vantaggio della consigliera delegata, forme di amichettismo. Emblematico a questo proposito il caso del professore universitario che ha avuto 7 incarichi di traduzione delle tragedie in 6 stagioni; se poi si va a vedere chi è il super gettonato si scopre che è il capo del Dipartimento di Greco nel quale ha insegnato come professoressa associata una consigliera di amministrazione dell’Inda. Una coincidenza, naturalmente.
Ma non tacciono solo loro: tacciono anche gli eletti del centrosinistra all’ Assemblea Regionale, alla Camera, al Senato. Nessuna presa di posizione da parte loro, nessun annuncio di iniziative parlamentari. Noi siamo qui pronti a dare una mano se serve. Crediamo ancora che il rapporto elettori-eletti sia un cardine della buona politica.
Il pervicace tentativo del Consiglio di mministrazione dell’Inda di cambiare lo statuto era mirato, come ormai è chiaro a tutti, ad attribuire alla consigliera delegata nuovi poteri sottraendoli al sovrintendente. A questo proposito è illuminante la relazione dei revisori dei conti del 30 ottobre 2025  perché fa emergere, se si incrociano le date delle delibere della Fondazione con quelle della nomina e delle dimissioni della sovrintendente Valera Told, la strategia che sottostà agli accadimenti, una circostanza “carbonara”: la stesura del nuovo statuto viene fatta a Consiglio di Amministrazione  incompleto per absentia del sovrintendente. Come chiamarla una manovra in danno di chi è assente da parte “di personalità di elevato profilo culturale”?
Nella relazione i revisori mettono in evidenza, e non è la prima volta, “la sovrapposizione e la problematica suddivisione dei compiti, in particolare tra il consigliere delegato e il sovrintendente” e, pur non entrando nel merito della vicenda, descrivono la sequenza cronologica del ping pong tra la Fondazione e il Ministero della Cultura, che il ministero vigilante.
A dicembre del 2022 il CdA dell’Inda demanda ad una apposita commissione interna l’elaborazione delle proposte di riforma dello statuto.
Il testo finale viene approvato il 16 febbraio 2023, in assenza della sovrintendente Told che sarà nominata dal ministero il successivo 20 marzo. Pertanto, se Roma avesse avallato le modifiche statutarie, la nuova sovrintendente, che aveva partecipato ad un bando sulla base di una normativa che le attribuiva il compito di elaborare e dirigere in autonomia i programmi di attività culturali della Fondazione, sarebbe stata declassata ad esecutrice delle scelte della consigliera delegata.
Con nota del 27 aprile 2023, il Ministero rigetta le proposte di modifica dello statuto e invita l’Inda a riformularle.
La formulazione del nuovo testo viene fatta, attenti alla data, a marzo del 2024, dopo 11 mesi e cioè in assenza (di nuovo) della Soprintendente dimessa. Perché dopo tanto tempo? Perché nel frattempo la Told aveva preso possesso della carica e la sua presenza avrebbe ostacolato  i giochi di potere. L’interlocuzione col Ministero della Cultura riprende infatti subito dopo che la sovrintendente, il 12 febbraio 2024, si dimette.
Neppure il nuovo testo di riforma statutaria viene però  condiviso dal Ministero, il quale a luglio taglia la testa al toro, ribadendo che “alla luce della normativa vigente, le nuove modifiche non sembrano risolvere la sovrapposizione esistente tra le funzioni del Consigliere delegato e il sovrintendente”. E’ la bocciatura definitiva.
A questo punto il Ministero della Cultura dovrebbe intervenire energicamente, nominando un Commissario come sovrintendente artistico, scegliendolo al di fuori dell’attuale Consiglio di Amministrazione.

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