Quali saranno le conseguenze dei ricorsi amministrativi vinti da alcuni candidati del concorso per istruttori di vigilanza al Comune di Melilli?
Possiamo supporre che l’epilogo giudiziario firmato dal Tribunale Amministrativo Regionale di Catania nelle più recenti sentenze non sia l’ultima parola su una vicenda che ormai da due anni tiene banco sulle colonne del nostro giornale perché il Comune di Melilli, di fronte a uno stop così netto che travolge l’intera procedura e rimette in discussione la validità delle prove, quasi sicuramente proporrà appello davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa. Una simile probabile eventualità, qualora dovesse concretizzarsi con la richiesta di una sospensiva, potrebbe aprire una fase ulteriore di attesa e di profonda incertezza giuridica, congelando temporaneamente gli effetti della sentenza di primo grado e rimandando il momento in cui l’ente sarebbe tenuto a dare esecuzione all’azzeramento della procedura e alla nomina di una nuova commissione per la ripetizione delle prove orali.
Di fronte alla complessità delle norme che governano il diritto amministrativo e la tutela del pubblico impiego è complesso riuscire a prefigurare i possibili scenari futuri per chi già è stato assunto – e ricordiamo che alla contestatissima graduatoria hanno già ampiamente attinto anche altre amministrazioni comunali: Siracusa (14 se non di più), Francofonte (originariamente 6) e Agrigento (ce ne risultano 3) seppure nella consapevolezza delle criticità riscontrate -.
L’annullamento giudiziario della graduatoria e degli atti della procedura innesca tuttavia un effetto a catena dirompente sulla posizione di chi è già in servizio: cadendo alla radice i titoli giuridici sui quali si fondavano quei rapporti, i contratti individuali stipulati dal Comune perdono la loro base legale e diventano nulli o annullabili, aprendo uno scenario particolarmente complesso in cui l’ente è formalmente tenuto a dare esecuzione alla pronuncia del giudice amministrativo rimuovendo gli atti illegittimi e procedendo alla rinnovazione della prova orale secondo i criteri imposti. Nelle more della nuova selezione e della formazione di una graduatoria limpida e corretta, i dipendenti già in servizio rischiano concretamente la perdita del posto di lavoro o l’interruzione del contratto, a meno che l’amministrazione non adotti soluzioni tampone – che però si rivelano spesso fragili dal punto di vista legale – in attesa del completamento del nuovo iter. Insieme appare prevedibile che si apra il fronte della responsabilità contabile e risarcitoria dell’Ente in quanto gli stessi dipendenti illegittimamente assunti, e poi eventualmente licenziati a causa dei vizi originari commessi, potrebbero rivalersi per i danni subiti, così come i candidati pretermessi potrebbero legittimamente pretendere ristori economici per la lunga odissea procedurale.
È tuttavia da considerare che l’interpretazione dei contratti di lavoro e l’applicazione concreta degli effetti retroattivi degli annullamenti giurisdizionali presentano ampi margini di discrezionalità e soluzioni interpretative differenti nelle sedi di appello, dove verrebbero soppesati anche i profili legati al principio di continuità dell’azione amministrativa e alla tutela della buona fede dei soggetti che hanno prestato servizio. Materia da esperti amministrativisti, questa, ma è certo che, nel frattempo, chi ha già sottoscritto il proprio contratto di lavoro rimarrà sospeso in un vero e proprio limbo normativo.
La sentenza del TAR di Catania, smontando la regolarità del concorso, ha comunque dimostrato (ammesso che ce ne fosse stato bisogno) che le scorciatoie procedurali e la superficialità amministrativa non mettono al sicuro chi vince sulla carta, trasformando un’assunzione basata su fondamenta fragili in un vero e proprio boomerang giuridico per l’ente pubblico.
Resta quindi confermato il dato politico e amministrativo sollevato dalla nostra inchiesta, ovvero che la scelta dell’ente di procedere con un impianto concorsuale ritenuto carente nei presupposti essenziali di garanzia e trasparenza continua ad esporre il Comune di Melilli (e altri) a un contenzioso dall’esito imprevedibile, i cui costi in termini di spese di lite, possibili azioni risarcitorie e disfunzioni organizzative ricadrebbero inevitabilmente sulla collettività, ribadendo quanto la superficialità (!) nella gestione delle selezioni pubbliche rischi di trasformarsi in una criticità difficile da disinnescare.

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