Più di trent’anni fa, da presidente della Provincia, deliberai su consiglio di Pippo Ansaldi, mio prezioso consulente (a titolo gratuito) per le questioni ambientali, un intervento di manutenzione per rafforzare gli argini del fiume Ciane e arrestare l’erosione marina, causa dell’inaridimento del papiro. L’intervento fu affidato a Corrado Basile, esperto papirologo, il quale mi mostrò una serie di fotografie che rendevano evidente lo stato di degrado in cui versava l’intera area. Per ragioni che non mi ha mai confessato, dopo qualche settimana, o forse meno, Basile rinunciò all’incarico. Ricordo che era molto turbato e ciò mi portò a sospettare che fosse stato fatto oggetto di pressioni varie.
Dopo tre decenni, la battaglia per la riserva del Ciane e delle Saline, istituita nel 1984, è riesplosa per merito di Pippo Ansaldi e di Carmelo Iapichino, ambientalisti di grande competenza e rigore professionale. Un importante contributo alla causa è venuto dal Comitato Parchi, dall’Associazione Porto di Siracusa-Anna Maria Lepik, da Legambiente, da Italia Nostra e dal Lipu.
Cos’è accaduto? Che con i fondi europei di sviluppo regionale (Fesr), fondi finalizzati a ridurre il divario (economico, sociale e territoriale) tra le regioni dell’Unione Europea, è stato finanziato un progetto per la riserva di 5 milioni e mezzo. Ma, obiettano Ansaldi e Iapichino, “invece di investire le risorse per l’emergenza del sito, ovvero per la ricostruzione dell’argine costiero, la sistemazione idraulica indispensabile per fermare l’erosione marina e rivitalizzare la stazione di Cyperus papyrus”, l’ente gestore (l’ex Provincia) prevede di utilizzarle per incarichi, consulenze, forniture superflue, interventi di dubbia utilità tra cui una fantomatica gestione delle specie ittiche in via di estinzione, banche dati, musei del sale, eccetera.
Alla voce “Lavori” sono previsti solo 719 mila euro, cioè il 18,50 per cento dell’intera somma. Ma attenzione, fanno notare Ansaldi e Iapichino, una parte di questa somma (276 mila euro) serve per pagare i professionisti incaricati di “progettare su carta” le opere di difesa costiera e il ripristino degli argini. Questi progetti serviranno “per partecipare a bandi e avvisi pubblici per intercettare finanziamenti”. Vale a dire che, fatti i progetti, per darvi attuazione, cioè per eseguire materialmente i lavori che dovrebbero essere il cuore, la vera priorità degli interventi sulla riserva, bisognerà prima reperire le necessarie risorse. Ancora soldi.
Ciò che appare chiaro è che Ansaldi e Iapichino stanno facendo una battaglia coraggiosa per denunciare l’ipotetico rischio di enormi sprechi di soldi pubblici aggravato dall’inadeguatezza, o comunque dall’indeterminatezza (e inutilità) degli interventi finalizzati a salvaguardare la riserva.
L’esperienza insegna che quando si immette attraverso il circuito della politica un’enorme massa di risorse finanziarie, la possibilità che esse possano alimentare, ripeto ipoteticamente, un sistema clientelare, intorno al quale potrebbe ruotare un groviglio di interessi, è alta. Questa non può essere una battaglia solo di Ansaldi e Iapichino e degli altri sodalizi ambientalisti.
La buona politica esca dal torpore e prenda posizioni chiare, promuovendo iniziative idonee ad accendere i riflettori sulla vicenda. Non basta un generico comunicato, occorre un impegno costante e la mobilitazione.
Confido che Giuseppe Stefio, sindaco di Carlentini e consigliere del Pd nel Libero Consorzio (l’ex Provincia) e attento amministratore, prenda visione del progetto, ne verifichi la congruità, il merito e il corretto utilizzo dei fondi. Confido inoltre che l’amico Tiziano Spada, deputato regionale del Pd, prenda in visione l’intero carteggio e chieda chiarimenti agli uffici regionali.

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