L’alibi della progettazione: come affogare la Riserva del Ciane sotto 5,5 milioni di servizi e consulenze

L’approvazione del progetto da 5.510.080 euro per la Riserva del Ciane e delle Saline non rappresenta un traguardo, ma si configura come un vero e proprio capolavoro di cinismo e spregiudicata elusione burocratica. La salvaguardia fisica di un ambiente unico e fragile è stata letteralmente sacrificata sull’altare della “spesa a tutti i costi”, piegandosi alla tirannia di una burocrazia incapace di programmare.

Il disastro nasce da una precisa colpa originaria dell’Ente gestore: l’assoluta incapacità iniziale di produrre un Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE) adeguato ai parametri del nuovo Codice degli Appalti. Così, pur di non farsi sfuggire i 5,5 milioni di euro dei fondi europei FESR 2021-2027, il Libero Consorzio ha operato una trasformazione tanto radicale quanto grottesca.

Come svela impietosamente la Relazione di dettaglio del maggio 2026 – tenuta opportunamente sotto traccia e solo ora resa pubblica – l’Ente ha derubricato le opere fisiche necessarie a un misero 18,50% del totale (appena 719.000 euro per “Lavori”). Di contro, ha gonfiato a dismisura la voce “Forniture di Beni e Servizi”, trasformandola in un buco nero capace di assorbire l’81,50% del budget, pari a un’enormità: 3.168.000 euro.

Analizzando il Quadro Tecnico Economico approvato, le storiche critiche sollevate dalle associazioni ambientaliste (Comitato Parchi, LIPU, Associazione Anna Maria Lepik, Legambiente, Italia Nostra) trovano una schiacciante, e avvilente, conferma. Invece di investire le risorse per l’emergenza vitale del sito – ovvero la ricostruzione dell’argine costiero, la sistemazione idraulica indispensabile per fermare l’erosione marina e ripristinare le precarie condizioni dell’asta fluviale, rivitalizzando la stazione di Cyperus Papyrus – il budget è stato polverizzato in una pioggia di incarichi intellettuali ad alta remunerazione, mance accademiche e forniture superflue:

  • 748.000 euro sono stati dirottati su accordi universitari per una fantomatica “Gestione delle specie ittiche in via di estinzione”. Peccato che nel sito nessuna specie ittica sia in via di estinzione. A questi si aggiungono 135.000 euro per la realizzazione di un’inutile avannotteria. Si tratta di uno sperpero colossale destinato a un aspetto marginale, del tutto privo di basi scientifiche che ne giustifichino la spesa in relazione alle finalità istitutive della riserva.
  • Quasi 500.000 euro sono impiegati per attività divulgative, kit didattici, musei del sale, musei del papiro e “percorsi sensoriali“.
  • 194.000 euro vengono sperperati per banche dati in cloud e fumose attività di citizen science di dubbia utilità pratica.
  • 719.000 euro, ovvero la vera e propria elemosina destinata ai “Lavori”, non prevedono il posizionamento di un solo masso a difesa della costa. Si finanzia unicamente una banale cosmesi outdoor: pulizia dei sentieri, telecamere (138.200 euro) e allestimenti per gli spazi interni dei musei (295.300 euro). Allestimenti che non si sa nemmeno dove andranno collocati. Nelle case diroccate delle saline? O forse nell’ex impianto di sollevamento, misteriosamente svanito nel progetto finale (locali che avrebbero dovuto essere acquisiti e riqualificati per la creazione di un vero centro di accoglienza per la riserva, comprensivo di aule didattiche)?

Ma lo schiaffo più intollerabile al buon senso arriva dalle voci A1.7 e A1.8 del nuovo quadro economico: il Libero Consorzio ha previsto la bellezza di 276.000 euro per pagare dei professionisti affinché “progettino su carta” le opere di difesa costiera e il ripristino degli argini. In una nota ufficiale dell’Ente si certifica, nero su bianco, che questi studi serviranno in futuro per poter partecipare a bandi ed avvisi pubblici per intercettare finanziamenti“. È l’ammissione formale della loro totale impotenza.

Si certifica oggi che questo mega-finanziamento da 5,5 milioni non arginerà un solo centimetro di mare. E questo avviene mentre le loro stesse proiezioni climatiche avvertono che, entro il 2100, l’area sarà invasa dalle acque per 1 km nell’entroterra, sommergendo irrimediabilmente le Saline, il tratto terminale di Anapo e Ciane, e persino la Statale 115.

In conclusione, il progetto finale volta colpevolmente le spalle alle reali emergenze del sito. Trasformando l’intervento in un lucroso bancomat per micro-appalti, discutibili servizi universitari, censimenti inutili e progettazioni fantasma, si è scelto scientemente di curare un malato terminale prescrivendogli un percorso sensoriale e museale.

Il Libero Consorzio riuscirà nella storica impresa di bruciare oltre 5 milioni di euro senza lasciarne la minima traccia tangibile sul territorio. Si è preferito assecondare l’ansia della “spesa veloce” per salvare i fondi e la faccia, condannando l’integrità fisica della Riserva a un inesorabile declino, nella perenne e vana attesa di finanziamenti futuri per quei lavori strutturali che servivano disperatamente oggi, nonostante siano trascorsi 42 anni dall’istituzione della riserva.

L’uso strumentale del tavolo tecnico, infine, richiamato a gran voce dalle istituzioni, rappresenta l’ultimo insulto. Sostenere ufficialmente che “sono state recepite tutte le osservazioni delle associazioni e dei partecipanti” è una mistificazione spudorata, utilizzata come foglia di fico per mascherare una realtà in cui, nei fatti, si è agito nell’esatta direzione opposta.

30 luglio 2026

Pippo Ansaldi (Comitato Parchi)

Carmelo Iapichino (LIPU)

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