Servizio Idrico. I sindaci votano “a scatola chiusa” e danno deleghe in bianco? Dov’è la delibera?

Il 22 giugno scorso l’Assemblea dei Comuni dell’ATI si è riunita per deliberare su un pacchetto di provvedimenti fondamentali per il futuro del servizio idrico, iniziando da Siracusa, il primo dei Comuni a fare il cambio di gestione. E tra i punti all’ordine del giorno ci ha incuriosito soprattutto il settimo: “Autorizzazione ai sensi dell’art. 4.3 della Convenzione di Gestione per lo svolgimento ‘Altre attività idriche’ come definite dall’art. 1 della medesima”.

Che sarà mai, ci siamo chiesti.

In sostanza, con questa votazione, l’ATI ha autorizzato il Gestore a uscire dai confini del “servizio idrico standard (quello che paghiamo in bolletta per acqua, fogna e depurazione) per occuparsi di attività che sono ancora gestite dai Comuni o risultano relegate in un limbo operativo: stiamo parlando della gestione di fontanelle pubbliche, pozzi irrigui, “Case dell’Acqua” e persino servizi di manutenzione conto terzi. L’obiettivo dichiarato? Evitare disagi all’utenza. Ma con l’approvazione unanime dei 13 sindaci presenti, l’Assemblea ha trasformato in un unico pacchetto gestionale tutto ciò che ruota attorno all’acqua, dando al Gestore il controllo di infrastrutture che vanno ben oltre la semplice erogazione idrica potabile.

Ammesso pure che l’intenzione sia quella di evitare che le strutture vadano in degrado, il tempismo di questa decisione solleva più di un interrogativo. Siamo ancora nella fase della “provvisorietà“: si stanno definendo i regolamenti, le carte dei servizi e le tariffe intanto solo per il Comune di Siracusa, la tariffa unica d’ambito è in fase di costruzione e i Comuni sono in affanno per trasmettere i dati necessari ai consulenti. In questo clima di incertezza, perché correre tanto per allargare il raggio d’azione di Aretusacque?

Non vogliamo discutere sulla validità tecnica delle attività in sé — e ce ne sarebbe da dire — bensì sull’inopportunità di una scelta presa de plano in un momento così delicato. La convenzione giustifica la possibilità di un tale ampliamento nella logica del “mantenimento dell’equilibrio economico-finanziario“, ma come si può parlare di “mantenimento” di un equilibrio quando ancora si è all’anno zero? Il dubbio sorge spontaneo: questa decisione è figlia di un’esigenza reale della collettività o è una “valvola di sfogo” preventiva concessa al Gestore per cautelarsi da eventuali squilibri di bilancio?

Impossibile rispondere alla luce di un vuoto di trasparenza inquietante. Il verbale dell’assemblea liquida la questione richiamando l’art. 4.3 della convenzione con il Presidente che si limita a rassicurare verbalmente che “non è un’autorizzazione in bianco” e che il Gestore dovrà sottoporre “motivate proposte tariffarie“. E il silenzio dei sindaci presenti, l’assenza di domande a chiarimento, la mancanza di un confronto serio e approfondito a noi appaiono addirittura imbarazzanti.

Dov’è il testo della deliberazione? Dove sono scritte queste condizioni vincolanti? Se nemmeno queste “rassicurazioni” sono messe nero su bianco in un dispositivo formalizzato, occorre pensare che il voto unanime sia stato un atto di fiducia basato solo su una discussione orale, privo di quelle garanzie scritte che l’importanza dell’art. 4.3 avrebbe imposto. L’aver sbloccato queste attività oggi trasforma, di fatto, una clausola contrattuale in una “cambiale in bianco” a favore di Aretusacque. Inserendo queste possibilità fin dall’avvio, si è creata una corsia preferenziale: ogni volta che la gestione principale mostrerà il fianco o richiederà aggiustamenti, la società avrà già il “via libera” per attivare linee di business extra, giustificandole in nome di un equilibrio che appare più una tutela per l’azienda che una garanzia per l’utenza.

Di fronte a questa dinamica, è necessaria una risposta chiara dalle istituzioni. Il richiamo burocratico a un articolo di convenzione non può sostituire la trasparenza amministrativa dovuta agli utenti. È indispensabile conoscere il testo integrale dell’atto deliberativo approvato, chiarendo se e quali vincoli siano stati effettivamente imposti ad Arestusacque in sede di delibera prima che le future proposte tariffarie si trasformino in oneri diretti in bolletta. Anche il Consiglio di sorveglianza della società è chiamato ad esprimersi e a vigilare sulla regolarità dell’operazione. La trasparenza, in una fase di transizione così delicata, non è un optional: è il requisito minimo per legittimare decisioni che incidono direttamente sulla gestione di un bene pubblico.

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