Oltre sei volte il limite, ma nessuno sa la fonte della puzza. Si ripete il copione: c’è il fantasma

Settecentoquattordici segnalazioni in tredici giorni. Quattro eventi di alert. Picchi di idrocarburi non metanici che raggiungono valori fino a quasi sei volte superiori alla soglia di riferimento. Campionamenti straordinari, sopralluoghi negli impianti industriali e richieste di chiarimenti ai gestori.

Il nuovo report pubblicato da ARPA Sicilia sul periodo compreso tra l’1 e il 13 giugno 2026 offre una fotografia dettagliata di quanto accaduto nell’area AERCA di Siracusa. Una fotografia che ovviamente conferma l’esistenza di un fenomeno odorigeno persistente, ma che lascia ancora aperta la domanda più importante: da dove provengono realmente gli odori che da settimane vengono segnalati dai cittadini?

I dati raccolti dal sistema NOSE parlano chiaro. Le segnalazioni complessive sono state 714. I comuni più interessati risultano Melilli con 216 segnalazioni, Priolo con 209, Siracusa con 127 e Floridia con 91. Augusta si ferma invece a 61 segnalazioni.

Anche gli alert raccontano una storia precisa. Dei quattro eventi registrati col NOSE nel periodo, tre si verificano a Priolo e uno a Città Giardino. Nessun alert interessa Augusta.

Le descrizioni fornite dai cittadini col NOSE sono sostanzialmente omogenee: prevalgono odori percepiti come idrocarburi e zolfo.

Parallelamente, le centraline della rete di monitoraggio ambientale evidenziano alcuni dati particolarmente significativi.

La stazione Augusta-Marcellino registra i valori più elevati di idrocarburi non metanici (NMHC) dell’intero periodo: 1.196 microgrammi per metro cubo il primo giugno, 949 il 3 giugno, 776 il 4 giugno e 853 il 10 giugno, valori molto superiori alla soglia di riferimento di 200 microgrammi per metro cubo. Nei giorni 1, 3 e 4 giugno si sono inoltre registrati superamenti della soglia dell’idrogeno solforato (H2S), con valori rispettivamente di 10, 15,4 e 9,8 microgrammi per metro cubo.

Se si effettua un controllo incrociato con le segnalazioni del sistema NOSE emerge un dato interessante. Il 3 giugno, giornata in cui la centralina Augusta-Marcellino registra uno dei maggiori picchi di NMHC dell’intero periodo, il comune di Melilli, situato a sud-ovest dell’area Marcellino, totalizza 44 segnalazioni, uno dei valori giornalieri più elevati dell’intero report. Si tratta certamente di un elemento che merita attenzione. Tuttavia, la stessa corrispondenza non emerge con analoga evidenza negli altri giorni caratterizzati dai picchi registrati dalla centralina. Inoltre, in assenza di dati puntuali sulla direzione e intensità dei venti nelle ore considerate, non è possibile stabilire se vi sia un effettivo collegamento tra le anomalie strumentali registrate a Marcellino e le segnalazioni NOSE provenienti da Melilli.

Il documento ARPA, accanto ai rilievi effettuati dalla stazione Augusta-Marcellino, riporta però altri elementi che sembrano indirizzare l’attenzione verso una diversa area del polo industriale. Dei quattro eventi di alert registrati nel periodo, tre si verificano infatti a Priolo e uno a Città Giardino. Inoltre, le analisi delle retrotraiettorie elaborate durante alcuni episodi odorigeni attraversano l’area industriale di Priolo, mentre i campionamenti straordinari e gran parte delle verifiche svolte da ARPA interessano l’area industriale immediatamente adiacente al centro abitato priolese. Nel report l’Agenzia sottolinea che durante gli eventi le velocità del vento erano comprese tra la bava di vento e la brezza leggera. In queste condizioni le sorgenti emissive possono essere considerate prossime alle aree interessate dalle segnalazioni NOSE anche se non può essere considerata una prova definitiva.

Si delinea così un quadro che presenta ancora aspetti non del tutto chiariti. Da un lato le maggiori anomalie strumentali sugli idrocarburi non metanici e l’idrogeno solfotrato vengono registrate nell’area di Augusta-Marcellino; dall’altro gli alert, i campionamenti e gran parte del disagio percepito dalla popolazione risultano concentrati nel territorio di Priolo. Comprendere il rapporto tra questi due elementi rappresenta probabilmente la chiave per individuare le effettive sorgenti delle molestie olfattive che continuano a interessare il polo industriale siracusano.

Su successivo documento pubblicato il 18 giugno emerge un’intensa attività ispettiva dell’ARPA. I tecnici dell’Agenzia hanno effettuato campionamenti lungo la SS114, sopralluoghi nelle aree di San Focà e della marina di Priolo, accessi presso diversi stabilimenti industriali, verifiche su torce, serbatoi in bonifica, aree di stoccaggio e condizioni operative degli impianti.

In almeno un caso è stato accertato un evento imprevisto che aveva comportato l’attivazione di una torcia. In altri casi ARPA ha acquisito documentazione tecnica e richiesto relazioni ai gestori.

Tuttavia, il documento non individua alcuna sorgente responsabile. Al contrario, precisa che l’analisi dei dati raccolti e delle informazioni acquisite è ancora in corso. ARPA ha infatti effettuato numerosi campionamenti durante gli episodi segnalati dai cittadini utilizzando sistemi Odorprep, canister e sacche in Nalophan. I risultati di queste analisi, non ancora pubblicati, potrebbero fornire il tassello mancante per comprendere l’origine delle molestie olfattive che continuano a interessare il polo industriale siracusano.

 

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