L’inerzia degli intellettuali e il puzzo di Priolo

Più o meno la scena è questa. C’è un signore, il sindaco, con la fascia tricolore e accanto a lui gli uomini del Palazzo, amministratori, tecnici, schierati in prima fila come a dire che il merito dell’opera che si sta inaugurando è anche loro. Dietro la prima fila c’è un seguito di persone che allungano il collo per vedere (e farsi vedere) meglio. Poi il discorsetto per incensarsi, gli applausi, le foto opportunity, il susseguirsi di selfie da mandare agli amici e ai parenti. E infine, ma solo per le grandi occasioni, l’immancabile spettacolo di Peparini. La “nuova” politica non rinuncia ai vecchi rituali, anzi li rivaluta e li moltiplica. Il taglio del nastro enfatizza l’opera che si inaugura, non importa se con anni di ritardo, se incompleta, se a costi raddoppiati o anche triplicati.

Il nostro sindaco fa volentieri sfoggio della fascia tricolore, non saprei dire se per vanità o per senso dell’istituzione che rappresenta. Però quando c’è da dare conto ai cittadini del perché in un quartiere manca l’acqua, o non si fa il diserbo, o non c’è una striscia di verde o le strade sono come il formaggio svizzero o non si rimuove la discarica abusiva, il senso dell’istituzione svanisce e il sindaco sparisce. I suoi assessori perdono la parola o tutt’al più ripetono l’odiosa tiritera: siamo a conoscenza del problema e stiamo lavorando per risolverlo.

La politica ha cambiato i modi di esprimersi, ha svuotato la partecipazione e a decidere sono in pochi. I partiti sono sempre più evanescenti e destrutturati. È tornato di moda l’effimero e il suo più convinto sostenitore è proprio il sindaco Italia.

Questo declino della politica, caratterizzato dal tramonto dell’illusione di “un nuovo modo di governare” e dalla mera gestione del potere senza un orizzonte ideale, ha scavato fossati nel rapporto con alcuni corpi intermedi la cui funzione (è il caso degli intellettuali) di contribuire a formare un pensiero critico o il cui impegno (è il caso degli ambientalisti) per la tutela dell’ambiente si sono appannati.

L’opinione che sommessamente sostengo è quella del disimpegno degli intellettuali e degli ambientalisti siracusani, dovuto alla miseria della politica e forse anche alla perdita di fiducia nella possibilità di cambiare le cose. Faccio alcuni limitati esempi per comodità di ragionamento. Penso alle rappresentazioni classiche e alla tendenza (che avanza) di mettere in scena al Teatro greco attori e attrici in tuta mimetica, in giacca e cravatta, hostess che servono bevande, la regina Atossa in pantaloni rossi e occhiali neri come una diva di Hollywood e (perché no?) personaggi in jeans che invocano col telefonino gli Dei. Per non parlare di alcuni registi che stravolgono la tragedia per adattarla al proprio estro, degno di migliore causa. I vari Mario Blancato, Paolo Fai, Paolo Madella, Roberto Fai dovrebbero insorgere, come hanno fatto in passato, per contrastare gli eccessi di questa tendenza modernista che stride con la sacralità della tragedia ateniese. Il Teatro greco non è un teatro al chiuso.

Un altro esempio di disimpegno. Da un mese i cittadini di Priolo sono costretti a convivere, tappati in casa, con persistenti miasmi che ammorbano l’aria e la rendono irrespirabile, al punto che il sindaco Gianni ha richiesto alle autorità competenti di fermare gli impianti industriali. Il giornale La Sicilia nei giorni scorsi ha titolato così un pungente articolo di un suo giornalista:”Aria, un mese consecutivo di veleni”. Il telegiornale della Rai regionale ha fatto un bel servizio, dando voce al disagio dei priolesi. Sembra che i miasmi industriali, spinti dal vento, stiano lambendo altri comuni e perfino Siracusa.

Una situazione seria, eppure ignorata dagli ambientalisti. È come se, dopo essere stati per molti anni la spina nel fianco di chi inquinava, si fossero stancati, demotivati.  L’altro caso, oggetto in passato di numerosi interventi da parte di esponenti qualificati del mondo ambientalista, è quello del depuratore di contrada Canalicchio che scarica i reflui civili depurati nel porto grande.  Non mi spiego perché non ci sia un movimento di protesta per costringere il governo regionale a fare i lavori necessari per attivare la condotta Ciana attraverso la quale convogliare i reflui civili nel depuratore Ias. Me lo chiedo per capire, non per polemizzare.

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