Ivan Lo Bello, un vuoto che pesa

Andrea Armaro merita un “grazie collettivo” per aver promosso, con l’Associazione “Mediterranea”, giovedì 4 giugno, a Siracusa, nel Salone Borsellino di piazza Duomo, la meritoria iniziativa in ricordo di Ivan Lo Bello – scomparso il 28 maggio del 2025 –, straordinaria e carismatica personalità di Siracusa, imprenditore colto e brillante artefice di tante proposte innovative in campo imprenditoriale e culturale, sì da assurgere al ruolo di Presidente di Confindustria Sicilia e Vice Presidente di Confindustria nazionale, e membro di diversi organismi finanziari e societari. L’autorevole presenza degli ospiti al Convegno di ieri è stata segnata da commozione e da un clima di sentita partecipazione emotiva. In sala, presenti anche la moglie e le due figlie Chiara e Alice. Dopo il breve saluto del Sindaco Italia, anche l’ingegnere Gian Piero Reale, Presidente di Confindustria Siracusa, ha ricordato la straordinaria figura di Ivan Lo Bello, il loro legame d’amicizia e di stima reciproca, il percorso imprenditoriale di Lo Bello, dapprima nell’ambito della realtà siracusana, e in seguito il riconoscimento del prestigio e del valore della personalità di Ivan, in ambiti sempre più alti ed elevati. Peraltro, è anche ben noto il giudizio altamente positivo e di grandissima stima nei confronti di Ivan Lo Bello, espresso in più occasioni da Luca Cordero di Montezemolo. A presiedere l’incontro il giornalista e scrittore, Paolo Valentino, che ha offerto un breve ricordo dell’imprenditore siracusano, dando poi la parola ad un emozionatissimo Alessandro Profumo, già prestigioso banchiere – Presidente del Monte Paschi di Siena, amministratore delegato di Unicredit e della Società “Leonardo” – e protagonista indiscusso, tra gli anni ’90 e i due decenni del XXI secolo, del dibattito politico-strategico in campo nazionale sul destino del nostro paese. Nell’esordio del suo discorso, ricordando il suo caro amico “Ivan”, Alessandro Profumo non è riuscito a trattenere l’emozione, fermandosi più volte, sospendendo il suo ragionamento e le sue riflessioni, tese ad offrire al numeroso pubblico presente all’iniziativa sia la profondità e la natura del suo legame di amicizia con Ivan, che la comune esigenza che entrambi condividevano e venivano maturando, insieme all’urgenza delle innovazioni – trasformazioni strategiche, organizzative e politico-culturali – che il “mondo dell’imprenditoria e della finanza”, da una parte, e il sistema politico-istituzionale, dall’altra, avrebbero dovuto adottare di fronte alle nuove necessità e “svolte” determinate dai cambiamenti “globali” in corso, a cavallo tra la fine del ‘900 e il nuovo secolo. Un intervento accorato, profondo, quello di Profumo, venato anche da malinconia, anche perché nel raccontare il respiro ideale e la genialità culturale di Ivan, le prospettive delineate dal giovane dirigente di Confindustria Sicilia, oltre ad assumere come primo obiettivo l’urgenza della “svolta legalitaria” per il rilancio strategico della Sicilia, si muovevano sul solco di un’ampia proposta di innovazione culturale e istituzionale. Lungo lo stesso binario di partecipazione emotiva si è poi svolto il successivo intervento del giornalista Felice Cavallaro, per lunghi anni giornalista autorevole del Corriere della Sera. Anche nell’intervento di Cavallaro, a prevalere era il racconto di ricordi, legami, episodi nella stagione del ruolo di punta svolto da Ivan Lo Bello, il quale ha provato a mutare di segno la relazione tra imprenditoria siciliana, istituzioni di governo e relazioni sociali. Oggi – questo è l’amaro timbro dell’intervento di Cavallaro –, nel “vuoto” lasciato dalla scomparsa di Lo Bello, il rischio del riaffiorare di quella “irredimibilità” dell’isola, al punto da far prevalere il clima di pessimismo e disimpegno collettivo che rischia di riconsegnare la Sicilia all’opacità di una politica di corto respiro. Un pomeriggio molto importante e partecipato, teso anche a “liberare”, peraltro, la storia, il ruolo e il prestigio di Ivan Lo Bello da quelle “ombre nere” che hanno teso a inquinare il percorso di rinnovamento etico-politico ed istituzionale che il brillante dirigente di Confindustria Sicilia tentava di far affermare e prevalere nell’isola.

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