Piscis primum a capite foetet, dicevano i Latini. Nel nostro caso la testa che “puzza” è quella della Regione la quale, invece di tutelare lo straordinario patrimonio culturale della Sicilia, ne autorizza il consumo senza freni. Preposto al governo di questo patrimonio è l’assessorato ai Beni culturali i cui terminali a Siracusa sono la Soprintendenza ai Beni culturali e il Parco archeologico.
L’assessorato regionale ai Beni culturali e quello al Turismo hanno istituito congiuntamente la Commissione Anfiteatro Sicilia, composta in prevalenza da dirigenti dei due assessorati e da un componente esterno, esperto in valorizzazione turistica. Essa ha poteri enormi, in pratica è quella che decide il cartellone degli spettacoli e degli eventi nei siti archeologici. In base alle norme istitutive, la commissione dovrebbe valutare la compatibilità degli spettacoli con la tutela storica e artistica dei luoghi, cosa che non è in grado di fare in quanto i suoi componenti non hanno la necessaria competenza. Gli unici competenti sono i direttori dei Parchi archeologici che però, inspiegabilmente, hanno voto consultivo, mentre i sindaci hanno voto deliberativo. Per come è stata pensata ab initio la commissione ha vocazione turistica, vocazione che è stata ulteriormente ribadita da una sconsiderata legge regionale del 2024 grazie alla quale i comuni possono disporre dei siti del Parco archeologico per cinque eventi al mese, senza pagamento del canone.
Fonte di criticità e di roventi polemiche pubbliche è stata la gestione dei cosiddetti servizi aggiuntivi del Parco, dove per otto anni la società Aditus (mandataria di un raggruppamento temporaneo di imprese) è stata il dominus incontrastato. In sintesi: nel 2016 Aditus si aggiudica per quattro anni la gestione dei servizi aggiuntivi (guardaroba, caffetteria, organizzazione di manifestazioni e biglietteria) dell’area archeologica della Neapolis, della Galleria regionale di Palazzo Bellomo, del Museo Paolo Orsi, e successivamente anche del Castello Maniace. Alla scadenza del contratto (2020) scatta la prima proroga, dopodiché di proroga in proroga si arriva al 31 ottobre 2024. Nel frattempo il nuovo direttore del Parco Carmelo Bennardo contesta ad Aditus numerose, e gravi, inadempienze per cui, d’intesa con Palermo, mette fine alle proroghe, troncando ogni rapporto. A questo punto viene indetta una nuova gara per l’affidamento dei servizi, ma Aditus ricorre al Tar ritenendo il bando illegittimo. L’udienza del Tribumale amministrativo si è svolta nei giorni scorsi e ora si è in attesa della sentenza. Nel frattempo la biglietteria è stata affidata, illegittimamente secondo l’Anac, alla Fondazione Inda.
Veniamo alla realtà siracusana. Qui la Regione per tutelare il nostro patrimonio culturale (che, non dimentichiamolo, è Patrimonio Unesco) ha, come detto, due referenti: la Soprintendenza ai Beni culturali – responsabile della tutela dei beni culturali di Ortigia e anche dei siti provinciali come la necropoli di Pantalica – e il Parco archeologico che ha competenza su tutta l’area della Neapolis e sul Museo Paolo Orsi. Recentemente i vertici dei due enti non hanno dato prova di rigore. Il primo, il soprintendente Antonino Lutri, oltre ad autorizzare, a quanto pare, matrimoni vip al Castello Maniace, ha concesso la Sala Ipostila della fortezza federiciana per una serata danzante alla maison Pucci per 40 mila euro. Il secondo, l’architetto Carmelo Bennardo, ha concesso in uso la Grotta dei Cordari per la sfilata della predetta casa di moda.
A Bennardo va comunque riconosciuto il merito di aver effettuato un’approfondita indagine diagnostica, in situ e in laboratorio, sulle condizioni di “salute” del Teatro greco, anche se non ha ancora reso note le risultanze degli studi. Restano per ora un mistero le modalità e i tempi per l’avvio del progetto di restauro della cavea.
Amarum in fundo il ruolo del sindaco di Siracusa. Il suo pensiero sugli spettacoli pop e rock al Teatro greco risulta chiaro da una dichiarazione del 5 maggio 2022: “Va certamente data la priorità alla conservazione del teatro che deve essere tutelato da ogni possibile rischio di danneggiamento“. Fin qui siamo al politicamente corretto, ma subito dopo lancia un avvertimento minaccioso: “Ma deve essere chiaro – ammonisce – che questo vale per tutti e per tutte le manifestazioni che vi si svolgono“. Traduzione: se non si faranno gli spettacoli pop e rock al Teatro greco non si faranno neanche le rappresentazioni classiche. O tutti o nessuno. Ricordiamo che il sindaco è anche presidente della Fondazione Inda, cioè dell’ente che da oltre cento anni manda in scena le tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide. Pertanto le sue dichiarazioni sono a dir poco irresponsabili.
Inoltre, quando nel 2024 l’assessorato ai Beni culturali decise di spostare gli spettacoli dal Teatro greco all’Ara di Ierone, adombrò un “complotto” politico ordito dal Parco archeologico e dall’assessorato regionale per ostacolare l’azione dell’amministrazione da lui diretta. Perché il signore del Vermexio e dell’effimero insista così tanto per gli spettacoli al Teatro greco è un mistero.
Il contesto però è cambiato. Ciò che il Comitato per la difesa del Teatro greco va sostenendo da tempo assieme a ex soprintendenti ai beni culturali, a numerosi intellettuali, archeologi, geologi, docenti universitari,
è stato confermato dalle investigazioni diagnostiche eseguite da esperti di prim’ordine e da tre università. È stato infatti provato che “il Teatro greco ha subìto negli anni gli effetti della massiccia frequentazione antropica e dell’azione degli agenti atmosferici” e che “lesioni e fratture sono presenti in ampia parte della cavea, con il rischio di distacco di pezzi consistenti, soprattutto gli spigoli aggettanti se sottoposti al peso di persone o di materia“.
Da questa realtà, nessuno potrà prescindere dall’assessorato ai Beni culturali alla Commissione Anfiteatro Sicilia, dalla Commissione tecnica e scientifica del Parco, al sindaco di Siracusa.

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