Siracusa è una città sospesa. Tra il petrolchimico che non si riesce a bonificare e l’eredità culturale che nessuno sa trasformare in futuro. Tra un mare da cartolina e quartieri lasciati in degrado a sé stessi. Tra una disoccupazione giovanile dilagante e i migliori fra questi che vanno via (chi li trattiene con lavori veri?). Tra rifiuti e mancanza di decoro ben visibili e l’esistente – quanto insufficiente – raccolta differenziata.
Qui gli ultimi posti nella qualità della vita, in cui la provincia e il capoluogo sono collocati da anni dalle statistiche, emergono visibilmente.
È questa la situazione in cui il Partito Democratico, in questi ultimi anni, ha fatto la sua parte nel caos: divisioni interne, fughe in avanti, veti incrociati.
Ultimamente ha celebrato un congresso cittadino finito in parità, con voto online annullato, ricorsi, strappi pubblici: un partito letteralmente appeso in un limbo che imbarazzava tutti e non conveniva a nessuno. Poi, il 24 aprile, la svolta. L’assemblea cittadina ha eletto per acclamazione la nuova segretaria: Matilde Di Giovanni, avvocato civilista, affiancata dal presidente Riccardo Gionfriddo.
Una soluzione unitaria, si dice, nata dopo il ritiro dei due candidati che fino a ieri si contendevano il partito, Alessandro Dierna e Maria Grazia Ficara. Ma è vera unità o solo una tregua armata in vista delle scadenze elettorali? Il senatore Antonio Nicita e il deputato all’Ars Tiziano Spada hanno cucito l’accordo a Roma e Palermo, lontano dalle beghe locali.
Arrivati a ciò poniamo alcune domande alla neo-eletta per capire la sua linea.
Innanzitutto, davanti alla sua apparizione ci si chiede da chi non frequenta il partito: faceva vita attiva nel Pd? Era iscritta da anni? Chi ha fatto il suo nome e perché?
Sono iscritta da anni al PD e faccio vita politica attiva, impegnandomi personalmente nelle battaglie di sinistra. Sono testardamente unitaria, e la mia elezione, avvenuta con gradimento generale, lo testimonia. Al contempo, mi spinge a proseguire sulla strada di un partito cittadino unito e compatto, che vuole crescere e governare i problemi della città con proposte nettamente alternative.
Possiamo quindi dire che è stata scelta una figura capace di tenere insieme senza attardarsi sulle opposizioni. Allora una domanda importante nel Pd: c’è l’impegno a indire le primarie aperte alla città o si procederà con un’alleanza negoziata ai tavoli?
Non esiste alcun problema di primarie: esiste la scelta delle cose da fare per Siracusa, e sono tante. La strategia per allargare la coalizione del centro-sinistra è semplice: parlare insieme di ciò di cui ha bisogno Siracusa.
Quale sarà la strategia per allargare la coalizione e superare le divisioni interne che hanno caratterizzato il passato?
Appare necessario non attardarsi sulle opposizioni, ma dettare un’agenda di governo della città.
È alla prima esperienza politica. Pensa di aver bisogno di aiuti e suggerimenti interni ed esterni al partito?
Il dialogo all’interno e all’esterno è la cifra costante del Partito Democratico oggi, e io intendo svilupparlo ascoltando tutti.
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Alcuni esponenti, come Patti, hanno sostenuto la necessità di un partito “radicale” su ambiente e salute (polo petrolchimico e bonifiche). Quale sarà il suo approccio su questi temi e come tradurli in un’offerta politica per i cittadini?
Sui temi di cui ha parlato Giuseppe Patti si è molto discusso al recente convegno sulla zona industriale, in cui sono intervenuti per il PD il consigliere comunale Massimo Milazzo – che ha focalizzato l’importanza del risanamento, degli investimenti e delle innovazioni produttive – e il senatore Antonio Nicita – con l’intuizione rivoluzionaria del riconoscimento dell’insularità. Io propongo un ambiente sano, rispettoso della natura e del patrimonio verde, che sia in armonia con la crescita economica locale nel pieno rispetto della normativa che lo tutela e che oggi lo riconosce come bene di rango costituzionale.
Come intende ricostruire la fiducia con Sinistra Italiana, M5S e liste civiche che hanno assistito a queste lunghe divisioni interne al PD?
I compagni di Sinistra Italiana, AVS, M5S e liste civiche conoscono da anni le mie trasparenti posizioni politiche, che credo garantiscano un dialogo unitario. Ci sono pertanto le condizioni per costruire un’unità.
Qual è il suo piano d’azione immediato per far percepire ai cittadini che il PD è uscito dalla crisi ed è un’alternativa pronta a governare?
Attraverso le aree tematiche di interesse per la città, intendo promuovere il protagonismo attivo e le competenze, specie dei giovani di Siracusa – preparati, con le idee chiare e, anzitutto, con il desiderio di restare nella nostra terra.
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In sintesi, la neo-eletta non promette chimere, ma un dialogo unitario. Il vero banco di prova sarà la capacità di trasformare l’opposizione in progetto di governo.
Resta una domanda da fare al partito: in un Pd abituato a lacerazioni pubbliche, una candidata che non vuole primarie ma chiede solo un’agenda per la città sarà ascoltata? O finirà, ancora una volta, divorata dagli schemi che dice di voler superare?
La risposta, per ora, rimanda al prossimo futuro.

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