Lettera aperta del geologo Pippo Ansaldi al Presidente del Consorzio Comunale, Michelangelo Giansiracusa
Al Sig. Presidente del Libero Consorzio Comunale di Siracusa
Gentilissimo Presidente,
sono trascorsi oltre cinque mesi dall’incontro da Lei convocato, alla presenza dell’on. Giuseppe Carta e del dott. Mannino, direttore della Riserva Naturale, per fare il punto sulle emergenze dell’area Ciane-Saline e valutare la possibilità di richiedere finanziamenti regionali per interventi urgenti. In seguito mi è stato chiesto di partecipare anche a un “tavolo tecnico”, iniziativa che fin dall’inizio è apparsa anomala: le criticità della Riserva sono note da decenni e, per competenza diretta, dovrebbero essere già chiare alla governance della Riserva, a partire dal direttore.
Nonostante ciò, ho accettato di partecipare come rappresentante dell’Associazione “Comitato Parchi”. Va però ricordato che negli ultimi anni, in almeno cinque occasioni, a seguito di allarmi lanciati dalle associazioni ambientaliste, l’Ente Gestore ha preferito istituire tavoli tecnici invece di intervenire sulle criticità. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: nessun avanzamento concreto. La Riserva, istituita nel 1984, versa da quarantuno anni in uno stato di degrado permanente. Quei tavoli sono serviti più a salvare le coscienze che l’ambiente.
Quando nel 1981 il Legislatore Regionale emanò la Legge sui Parchi e le Riserve Naturali, la Sicilia attraversava una fase di grave compromissione ambientale. Non a caso, la maggior parte delle aree individuate furono classificate come Riserve Naturali Orientate, cioè territori in cui l’intervento umano è indispensabile per ristabilire un equilibrio ecologico compromesso. Restaurare significa intervenire su un patrimonio naturale deteriorato, ancora riconoscibile ma già in regressione. Così era, e purtroppo continua a essere per il Ciane. Questa condizione definiva già l’ordine degli investimenti.
La Riserva “Fiume Ciane e Saline di Siracusa” è un sistema delicatissimo acqua dolce-acqua salmastra, la cui funzionalità dipende dal mantenimento degli argini costieri, dalla regolazione dei gradienti di salinità per le Saline, dalla continuità del deflusso idrico e dalla manutenzione dell’asta fluviale per il papiro del Ciane. Il collasso dell’argine esterno ha provocato ingressi incontrollati di acqua marina, aumento della profondità dei bacini, perdita delle caselle interne e compromissione degli habitat per limicoli e avifauna migratoria. Parallelamente, l’assenza di manutenzione del Ciane a seguito di una assurda scelta del CPS, ha favorito l’espansione di Phragmites australis e vegetazione sommersa, riducendo la portata, causando stagnazione e accelerando la regressione del Cyperus papyrus.
Il progetto candidato al PR FESR 2021–2027 dal Libero Consorzio, del valore di 5.500.000 euro, non affronta nessuna delle criticità reali: destina 1,5 milioni alla gestione di specie ittiche o a un incubatoio nella ex stazione di sollevamento, intervento del tutto inutile o marginale rispetto alla priorità assoluta di salvare le saline dall’erosione costiera e non prevede opere strutturali sugli argini né interventi idraulici sul fiume. È un progetto incoerente con la situazione ecologica e geomorfologica dell’area.
Circa cinque anni fa, grazie ai fondi FESR, si era presentata un’opportunità concreta: a poche settimane dalla scadenza del bando, il responsabile del Settore Ambiente del Libero Consorzio, con il supporto volontario dello scrivente geologo e dell’ing. Antonino Di Guardo, elaborò un progetto di massima per la ricostituzione degli argini. Il progetto fu ammesso in graduatoria, ma non finanziato per carenza di risorse. La necessità di ripristinare gli argini è dunque nota da tempo, più volte sollecitata dalle associazioni ambientaliste. Sorprende che, nonostante allora lo staff della riserva, direttore compreso, riconoscesse come prioritario l’intervento sugli argini, oggi si propongano soluzioni che ignorano quella stessa consapevolezza.
Il futuro della riserva dipende dalla capacità dell’Ente Gestore di trasformare i proclami in cantieri. Senza la protezione degli argini, l’unicum ambientale del Ciane e delle Saline diventerà solo un ricordo storico e botanico, in un paesaggio irrimediabilmente compromesso.
A questo punto, elencare gli interventi necessari è superfluo: tutti sanno cosa va fatto. Considerata la lentezza con cui procede questo sedicente tavolo tecnico, ho deciso di non partecipare oltre. Allego alla presente i documenti prodotti negli ultimi decenni da Legambiente, LIPU e Comitato Parchi, puntualmente ignorati dall’Ente Gestore.
Gentile Presidente, una gestione improvvida ha negato alla comunità siracusana la valorizzazione di un patrimonio unico, che non è solo un luogo di pregio ambientale: è un simbolo della nostra identità culturale, storica e paesaggistica. Lasciarlo morire significa rinunciare a una parte di noi. Dopo quarantuno anni di malagestione, è tempo che le istituzioni si assumano le proprie responsabilità e che la sensibilità collettiva si mobiliti per salvare ciò che resta.
Lei, che da Sindaco ha saputo rigenerare Ferla, può fare altrettanto nel suo ruolo di amministratore provinciale, pur nella consapevolezza della difficoltà del compito. Per riuscirci, occorre un atto di coraggio: rinnovare la governance della Riserva, rivelatasi inadeguata, e affidarsi, altresì, a competenze reali, come quella del Direttore del Museo del Papiro, Corrado Basile, riconosciuto a livello internazionale per le sue conoscenze sul paesaggio fluviale e sul papiro.
È tempo di invertire la rotta e restituire dignità a un luogo identitario e alla comunità che lo abita.
Giuseppe Ansaldi

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