Su Brucoli le precisazioni sulla ‘valorizzazione’ del Borgo

Due le richieste di rettifica arrivate alla redazione de La Civetta “in relazione ad alcune informazioni inesatte” contenute nell’articolo del primo aprile scorso “Brucoli bevuta: ruspe e cemento all’assalto del borgo”. Una della Conor srl e del suo titolare Carmelo Conti, l’altra di Francesco Lombardo, menzionati da Gianmarco Catalano, autore del testo. Queste le sue considerazioni:

Qualche breve precisazione. Carmelo Conti e la Conor srl, tramite il loro legale, tengono a farci sapere che la società, in riferimento ai lavori eseguiti a Piazza Mattarella, “non ha avuto potere decisionale sulle scelte progettuali”.

Al riguardo, ci limitiamo a notare che nel nostro articolo – dedicato al fenomeno del consumo di suolo in atto a Brucoli – non ci siamo per nulla  attardati sulla paternità di quelle “scelte progettuali” , per noi inaccettabili, che hanno condotto all’albericidio di Piazza Mattarella – “una ventina di ficus pluridecennali, rigogliosi e in ottima salute” -, fatto che, avvenuto nel corso dei lavori affidati alla Conor, abbiamo voluto ricordare per l’enorme eco mediatica che ne è seguita. Abbiamo ritenuto superfluo specificare che la Conor si sia ovviamente attenuta al progetto appaltato così come evidente che Piazza Mattarella e “Ecoparco” siano opere distinte, seppure ambedue frutto delle politiche urbanistiche dell’amministrazione Di Mare duramente contestate da alcune associazioni ambientaliste.

In merito poi al permesso a costruire e al nulla osta della Soprintendenza, non abbiamo scritto né lasciato intendere (almeno non è mai stato nelle nostre intenzioni) che il progetto del cosiddetto “Ecoparco” ne fosse privo. Anzi.

Il presupposto della nostra analisi critica è proprio la sussistenza delle autorizzazioni richieste dalla normativa.

Come risulta evidente dall’impostazione dell’articolo, abbiamo messo a confronto questi provvedimenti con i vincoli urbanistici e paesaggistici dell’area di Contrada Bongiovanni. Un confronto da cui sono emersi, ed emergono, interrogativi e spunti di riflessione destinati ad alimentare il dibattito pubblico.

Entrando quindi nel merito della classificazione urbanistica, non abbiamo affermato che “l’area”, intesa nella sua interezza, è inedificabile. La nostra disamina si limita al verde pubblico non attrezzato, ossia al 67% dell’area d’intervento: 12259,50 mq su un totale 18280 mq. E a parlare in questo caso di inedificabilità è l’articolo 33 delle norme tecniche attuative del PRG Calandra: “Non potranno essere edificate in alcun modo dalla Pubblica Amministrazione né concesse ai privati a tal fine”. Non solo. La stessa norma pare riservare ogni intervento – non edificatorio – alla mano pubblica, così prescrivendo: “Esse saranno realizzate e mantenute a cura dell’Amministrazione o da Enti all’uopo delegati”. Quanto invece alle aree denominate di “fruizione pubblica”, è utile – per completezza d’informazione – riportare quanto previsto nello schema di convenzione urbanistica apparso all’albo pretorio: “Seppur vincolati ad uso pubblico permanente, rimarranno con gestione privata da parte dell’Istante i seguenti servizi: F1 Ristorante, F2 Chiosco, F3 Campo polivalente, F4 Servizi Igienici e F5 Cavea”.

Venendo ora alle precisazioni di Francesco Lombardo, osserviamo che, come riferito nell’articolo, a definire l’intervento edilizio quale «centro commerciale a cielo aperto» è stato lo stesso Francesco Lombardo, in occasione di un confronto con una delle associazioni ambientaliste oppostasi al progetto. E non abbiamo scritto di alcun collegamento del progetto edilizio del sig. Lombardo con gli altri interventi di cementificazione in corso a Brucoli. Abbiamo anzi riportato i nomi dei promotori di ciascun intervento, per offrire un’informazione precisa e non generare confusione nei lettori.

Certo che anche questo intervento è stato autorizzato dalla Soprintendenza. Lo abbiamo scritto. Ciò tuttavia non vieta di porre documentati interrogativi in merito alla coerenza di questa autorizzazione, come dei permessi del Comune, rispetto ai vincoli urbanistici, ambientali e paesaggistici dell’area di Contrada Bongiovanni.

Sono infatti le scelte dell’Amministrazione comunale il comune denominatore che tiene insieme questi come altri interventi edilizi sul territorio di Brucoli e sono esse ad essere stigmatizzate da associazioni e cittadini che hanno evidentemente una diversa visione dei processi di valorizzazione di un territorio.

Gianmarco Catalano

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