“Solo contro tutti: la Cgil e le battaglie per Siracusa”

Intervista al segretario Cgil Franco Nardi: “Tra bioraffineria, Isab, futuro del depuratore, sanità e giovani

Oggi la Cgil sta vivendo una situazione pesante per i compiti che porta avanti in gran parte da sola nel capoluogo e in provincia. Dalla zona industriale alla sanità gli impegni non mancano. Andiamo ad intervistare il neo segretario Franco Nardi su questi temi impegnativi.

Iniziamo dall’Eni.

Abbiamo la grande difficoltà nel capire quale sia la reale mission dell’Eni sul nostro territorio. L’accordo iniziale prevedeva una bioraffineria e un impianto per il trattamento delle plastiche, con la conclusione dei lavori a fine 2027. Oggi, però, siamo ancora in fase di bonifica e quei tempi appaiono irrealistici. Questi lavori vengono eseguiti da un’impresa esterna. Servono bonifiche serie e quindi i tempi sono stretti se non vogliamo ritornare ad avere un’altra zona di vergogna nascondendo veleni sotto il tappeto, come già ne esistono in zona. Poi c’è il nodo occupazionale. Perché abbiamo 60 operai della Coibenta l’impresa che lavorava in appalto all’Icam che hanno un futuro incerto. C’è l’Inps che non riconosce loro la cassa integrazione perché non vede per questi lavoratori un ritorno ad un lavoro futuro. Inoltre fra i lavoratori Eni solo una minoranza potrebbe andare in prepensionamento. Per cui non sappiamo se l’Eni un domani non li costringerebbe ad andare in altri luoghi di lavoro 0lontani da Siracusa.

Parliamo della raffineria Isab. Qui possiamo dire che si è in una situazione di limbo. L’attuale gestione sta facendo affari d’oro, c’è stata con una sola commessa un’entrata di 25 milioni di euro nel 2025. Ora si è fatto avanti l’imprenditore Donato Ammaturo della Ludoil Energy (l’azienda ha un fatturato di 3,6 miliardi è proprietaria dell’Espresso e si occupa di logistica, distribuzione di carburanti nel settore energetico) che ha manifestato l’intenzione di acquistare l’intero sito entro sei mesi. Ma noi, esaminando la situazione, notiamo che la Ludoil Energy non ha le caratteristiche per gestire una realtà così complessa. I veri acquirenti probabilmente saranno altri. Temiamo che dietro questa prossima operazione ci sia un nuovo scenario finanziario, con personaggi italiani e stranieri. Comunque conosceremo solo alla fine la situazione perché pensiamo che come altri accordi verrà concluso in Svizzera.

Cioè è di nuovo solo finanza che se vede l’affare un domani non andare bene può abbandonare tutto. E cosa dire sul Depuratore Ias?

Il tema del depuratore è cruciale. L’impianto Ias potrebbe diventare il polmone della depurazione per una grossa parte della provincia, ma la politica provinciale e regionale potrebbero rischiare di sprecare un’occasione unica. Abbiamo da una parte le grandi imprese, spinte dalla scadenza del tribunale che fra settembre e dicembre 2026 dovranno terminare di costruire i propri depuratori. Così quando si staccheranno dalla rete pubblica, l’Ias rischia di fermarsi, creando un disastro occupazionale e igienico-sanitario per Priolo, Melilli, Priolo Servizi e oltre 60 piccole imprese della zona. La soluzione, secondo il sindacato, è razionalizzare il sistema: basterebbe un investimento irrisorio per collegare e convogliare i reflui del depuratore canalicchio di Siracusa, che funziona male e scarica nelle acque di Siracusa. C’è una linea in parte già esistente. La grossa incognita che va contro questa giusta logica è quella della scelta del Comune di Augusta di spendere 80 milioni di fondi UE per realizzare un nuovo impianto autonomo. È una follia, un’occasione persa per fare sistema. Si capisce che intorno a quegli 80 milioni si creino clientele, ma non fare un collegamento è un errore madornale. L’Ias può trattare ben 370.000 utenze, mentre noi se sommiamo i Comuni interessati raggiungiamo i 185.000. Teniamo a precisare che oggi l’intera provincia con Comuni abbastanza lontani (Lentini, Pachino, ecc.) raggiunge i 403mila abitanti. Se verranno prese altre decisioni avremo che le tariffe, già le più alte in assoluto a Siracusa, continueranno a salire, colpendo le famiglie più povere e avremo Comuni come Palazzolo, che pagherebbe più del doppio dato che oggi non ha le alte tariffe di Siracusa. Abbiamo chiesto al sindaco di Siracusa, in qualità di capofila, un ripensamento dettato dal buon senso. Ciò porterebbe a bollette calmierate non a una “stangata” da parte della nuova società Aretusa Acque. Abbiamo programmato incontri con la nostra categoria dei pensionati, che sono i più esposti. Non possiamo permetterci situazioni come ad Avola. Lì il Comune che faceva pagare l’acqua a tariffa fissa ad un certo punto si è accorto, attraverso una denuncia della Corte dei Conti, che non era possibile farlo, ma bisognava pagare al consumo. Si è creata così una brutta situazione. C’erano molti avolesi che erano indietro con le bollette. Il Comune ha affidato a una società di recupero senza scrupoli il lavoro e questa è andata sui conti correnti degli interessati, bloccando stipendi. Ora è sorta una battaglia di ricorsi. A noi sindacato preoccupa perché abbiamo la maggioranza dei pensionati che rappresentiamo con pensioni basse. Quali problemi avranno fra andare a comprare cibo, medicine oppure pagare una tariffa dell’acqua esosa?

Entriamo nel discorso della sanità.

Abbiamo l’annoso problema mai risolto dell’ospedale. La Cgil ha chiesto un incontro in Prefettura con la conferenza dei sindaci. La realizzazione del nuovo ospedale non può più essere solo un tema su cui discutere fra tanti. Ci sono risorse importanti (circa 270 milioni) e poteri occulti, che ne impediscono l’avvio. Serve chiarezza. Se ci sarà un nulla di fatto all’incontro in prefettura ci rivolgeremo direttamente all’assessore alla Sanità regionale.

Cosa dire sul referendum?

La Cgil nazionale ha organizzato sabato 7 marzo in tutte le piazze d’Italia un volantinaggio con tavolini. Noi in tutte le camere del lavoro della provincia lo facciamo. Ma al di là della Cgil vediamo poca mobilitazione da parte degli altri componenti del comitato per il No. Vi sono convegni e discussioni in ambiti ristretti, mentre c’è una maggioranza di siracusani e cittadini in provincia che non conoscono l’argomento. È importante il volantinaggio, parlare con le persone.

C’è oramai nella realtà sociale un’altra problematica sempre più viva: è quella dei giovani con la loro deriva culturale.

Sul fronte giovanile, il problema è grosso. C’è questa deriva preoccupante verso una pseudocultura che non appartiene a una destra liberale, ma a quella estrema violenta, ignorante e prevaricatrice. È il rischio concreto di una deriva fascista. Nella scuola, ci sono dirigenti che possono far pesare la loro opinione sui professori, rischiando di oscurare i valori democratici. Noi come Cgil siamo chiamati nelle scuole per parlare di lavoro, per spiegare ai ragazzi che il mondo del lavoro deve essere un mondo libero. È questo l’unico varco che abbiamo per contrastare questa tendenza. Abbiamo avuto che a fronte di certe particolari situazioni sono scesi dirigenti nazionali in provincia. A Siracusa fino ad ora non sono state viste tali situazioni. Ma al bisogno si interesserebbe la struttura specifica nazionale.

 

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