In ricordo di Corrado Di Pietro

Qualche giorno fa, proprio per il giorno di San Corrado, si è spento un intellettuale finissimo e profondo, un poeta sensibile che sapeva esprimere pensieri e aneliti del cuore in siciliano e in italiano, un saggista, un etnoantropologo, un organizzatore di cultura, un credente. Un amico.

Corrado Di Pietro era questo e molto di più.

Lascia un’eredità di affetti – la famiglia, gli amici e sodali (Cetty Bruno, anima del Museo etnoantropologico dedicato al padre Nunzio, grande amico di Corrado Di Pietro: “Senza di lui, senza il suo entusiasmo, senza il lavoro di persone come lui forse non esisterebbe una rete museale degli Iblei”; Aurelio Caliri, Tonino Bonasera…) che hanno voluto rendergli l’estremo omaggio presso la Chiesa Madre della natia Pachino sabato scorso – e di cultura.

Qui ci piace riportare qualche pensiero. Se qualcuno volesse aggiungere il proprio, non ha da fare che contattarci.

Corrado Di Pietro: “l’operaio della cultura” (Alfio Patti)

Quando perdiamo una persona cara o un amico spesso siamo portati ad idealizzarne la figura, attribuendo loro qualità esagerate, soprattutto se le abbiamo amate e stimate veramente.
Questo non è il caso di Corrado Di Pietro.
Il dott. Di Pietro, o Corrado, come amava farsi chiamare, coniugava bene la sua persona al poeta, all’intellettuale attento e scrupoloso quale era.
Tanto si scriverà di Corrado Di Pietro, e tanto si è già scritto in vita sulle sue poesie, romanzi, saggi etnoantropologici, quindi racconterò di un’esperienza personale.
Lo conobbi nel 1991 quando nacque il Trofeo “Turiddu Bella” a Siracusa, promosso da Maria Bella, figlia del noto poeta popolare di Mascali, ma sostenuto e supportato proprio da Corrado e dal sottoscritto che lo ha affiancato per ben 31 anni.
Per il Trofeo “Bella” è stato una colonna portante, un vero e valido “regista” e organizzatore dell’importante evento siciliano. Fu quasi sempre presente nella Giuria del Premio assumendone spesso la presidenza. E ancora, fu uno dei fondatori del Centro Studi di Tradizioni Popolari “Turiddu Bella” di Siracusa che ha avuto un’intensa attività. Il Centro ha aperto le porte alla città offrendo mostre, convegni, manifestazioni, ha scandagliato le tradizioni e la cultura siciliane per poi tradurle in una Rivista semestrale dal titolo “Éthnos” la cui cura e redazione fu affidata proprio a Corrado Di Pietro. La Rivista ha raccolto negli anni saggi dei più importanti studiosi ed esperti di poesia, tradizioni e cultura siciliane. Corrado è stato, quindi, un vero e proprio stacanovista, un “operaio della cultura” attribuendo al termine “operaio” il più nobile dei significati.
Oltre a queste esperienze, che ho citato perché mi riguardano personalmente e ci hanno visti amici sinceri e stretti collaboratori, egli ne ha create e sostenute altre, una per tutte il “Premio Corrado Maranci” di Siracusa, ideato da Tonino Bonasera.
Sempre disponibile a prefare un libro, a recensire testi, a presentare autori di prestigio, la sera trovava il tempo per scrivere le sue poesie e i suoi romanzi o a condurre indagini storico-antropologiche e a pubblicare libri, ricevendo meritati riconoscimenti.
Oltre alla sua poesia egli ci lascia l’immagine di un uomo mite ma intellettualmente severo, di intellettuale onesto e sovente critico nel dibattito sulla lingua siciliana, di un uomo sempre disponibile, generoso, umile, accompagnato dalla sua mezza risata sorniona. Fu gentiluomo in un ambiente che non sempre offre spazio alla classe e allo stile.
Il cielo inaspettatamente ha mandato giù un forte vento che ha fatto levare quella “Vela vichinga” che ora lo fa navigare in altri mari. Sulla banchina del molo a noi restano le sue opere, il suo operato e quel mezzo sorriso che lo caratterizzava.

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Graziella Schirinà: Voglio ricordarti così, amico caro, mentre ti omaggiamo tutti insieme, rendendo merito alla tua grande cultura e alla tua vicinanza alla nostra associazione “Gli Avolesi nel Mondo”, alla quale eri molto legato, perché sapevi di trovarti tra amici ed estimatori qualificati. Quante belle serate abbiamo organizzato e tu insieme a noi hai gioito. Stamattina (il 19 febbraio, n.d.r.), giorno del tuo onomastico, ti avevo inviato gli auguri più affettuosi e aspettavo, come hai sempre fatto, il tuo “grazie”, ma mi è arrivata prima la ferale notizia alla quale stento ancora a credere. Ho subito pensato alla nostra esperienza comune di coma e di ricordo, della quale abbiamo entrambi scritto e parlato, e ancora ne avremmo voluto parlare per confrontarci ancora su quanto abbiamo sperimentato e vissuto. Ma non c’è più tempo. Ci mancherai, carissimo Corrado, e resterai sempre nei nostri ricordi più belli. Non mi sento ora di ripercorrere la tua vita, altri lo farà e noi lo faremo nella nostra prossima Rivista. Il Signore ti accolga nella terra dei Giusti. Condoglianze vivissime alla tua cara moglie, Maria, ai tuoi figli e a tutta la tua famiglia.

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Carlo Muratori: Metru e rima/ sunnu musica di lu cori/ e ci li misi/ pp’accurdari ‘sta vuci di l’anima/ ‘nta ‘sti muddichi di suli

Con questi versi si esprimeva lo zio Salvatore, vissuto lungo tutto l’arco degli anni Novanta a Pachino. Corrado Di Pietro ne è stato il degno erede, di quella poetica, di quell’etica, del forte legame con la lingua e la cultura siciliana. Siamo stati molto vicini un tempo; complici del comune amore per il canto popolare.

Era totalmente stregato dalla musica de I Cilliri che, quando l’ascoltava, alzava le lenti sulla fronte, e con la mano sinistra faceva vela sugli occhi, per isolarsi dentro i silenziosi anfratti dei suoi pensieri, della sua anima. Cuore nobile e gentile; disponibile e affettuoso. Di una sensibilità ai limiti del patologico; non riusciva a raccontarmi di lavandaie e carrettieri, e feste popolari e filastrocche fanciullesche, senza veder brillare i suoi occhi sempre più piccoli e luminosi, sempre più imperlati di lacrime… di gioia.

Forse questo mondo è così com’è perché di questi uomini ce n’è sempre di meno.

Egidio Ortisi: È morto Corrado Di Pietro, scrittore versatile, uomo buono, credente vero, che del suo Credo faceva la cifra della sua esistenza.

Era un grande mio amico, nel nome e nel segno della tolleranza e del rispetto reciproco delle nostre idee, che, spesso, mettevamo a confronto, non solo nei luoghi deputati alle querelles intellettuali, ma anche nei bar. Spesso, mi veniva a trovare al Cu c’è c’è, con Enzo Monica, altra eccellenza siracusana, misconosciuta.
Gli ho presentato alcuni libri (l’ultimo GLI ESAGONI DI BORGES, al CERCHIO, con il Grande Nello Amato e la supervisione di Enzo).
Se ne vanno tutti. Con chi dobbiamo interloquire, noi, quattro dinosauri, in lista d’attesa? Con chi?
R.I.P., Curraiuzzu. Condoglianze alla famiglia.
Salvo Sequenzia: Requiem per Corrado di Pietro
Ci ha lasciati in queste ore Corrado Di Pietro, poeta, scrittore, critico letterario e profondo studioso della lingua e della cultura siciliana.
Corrado Di Pietro era originario di Pachino, città dove è nato nel 1946, la cui memoria storica e antropologica egli ha consegnato in due libri preziosi: Il paese del vento, del 2002, e La Terra sopra Scibini, del 2014. La città si stende nella punta sud-orientale della Sicilia in quel Pachynum Promontorium celebrato da Dante nell’ottavo canto del Paradiso e scosso, come narra Ovidio ne Le Metamorfosi, dall’irascibile gigante Tifeo, la cui mano sinistra sarebbe collocata sotto Pachino: «Dextra sed Ausonio manus est subiecta Peloro, / laeva, Pachyne, tibi» (V, vv. 350-351). Luogo, dunque, di ingressi di miti, di germinazioni del favoloso; di narrazioni e racconti legati a una provincia sprofondata nel lungo e assolato sonno del tempo, come non mancò di registrare nelle sue pagine Vitaliano Brancati, che di questo luogo è anche lui figlio. Corrado Brancato è stato un funzionario dell’Ufficio Provinciale del Catasto, e per la sua attività professionale ha ricevuto il titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica. Ma «il lungo studio e il “grande amore» della sua vita sono stati stata la poesia, la scrittura, l’indagine letteraria, lo studio della cultura siciliana.
D’altra parte, da un luogo sospeso nel mito e nel favoloso come Pachino non possono che nascere scrittori. E poeti. Di fatto, censendo il lungo percorso creativo del Nostro, è possibile cogliere una delle cifre perspicue che lo connotano: la scrittura come processo sempre aperto, mai concluso, programmaticamente sospeso perché in perpetuo fieri è il reale, anche nella serialità, anche nella ripetitività dei pensieri, delle immagini, delle descrizioni, dei sentimenti, degli stati d’animo e delle percezioni. Ho conosciuto Corrado alla fine degli anni Ottanta nella Villa Museo di Nunzio Bruno. Da quel momento, la nostra amicizia non ha avuto mai interruzioni e contraccolpi, ed è scivolata feconda e serena come lo scorrere di due fiumi che, a un certo punto del loro corso, si sono intersecati e congiunti, facendo confluire le loro acque in un unico corso felice. Ho presentato gran parte delle sue opere, e lui le mie. La nostra è stata un’«amicizia stellare», direbbe Nietzsche.
La scrittura di Corrado di Pietro è cresciuta al riparo dalle tentazioni del manierismo, delle sterili imitazioni epigoniche e dalle sirene delle mode o dalle tentazioni del mercato.
Corrado Di Pietro è stato uno scrittore ‘plurale’. Non c’è genere della scrittura che non abbia frequentato e adottato – dall’Oratorio barocco all’haiku giapponese – per comunicare al mondo la sua esperienza di intellettuale e di uomo di cultura, di studioso appassionato alla sua terra, alle sue origini. Alla Sicilia e ai suoi miti fondativi Corrado Di Pietro ha dedicato Canto d’Alfeo (2001), poemetto mitologico con nove acqueforti di pittori siracusani, e Anapos. Canzuni ppi la Sicilia (2011). Conoscitore di riti, liturgie e narrazioni, alla dimensione etno-antropologica e letteraria della Sicilia Corrado ha dedicato opere fondamentali: La Sicilia e il suo popolo (2015); Festa e rito (2018); L’amore nei canti popolari siciliani (2015); Lingua lippusa. Antologia della poesia contemporanea in dialetto siciliano.
Corrado è stato fondatore e animatore tenace di molte organizzazione culturali, tra le quali la Galleria Roma di Ortigia, il Premio Nazionale di Poesia dedicato alla memoria di Christiane Reimann, Il Cerchio di Siracusa, il Museo etnografico ‘N. Bruno’ di Floridia, a cui fu legatissimo, in virtù di un simbiotico legame di amicizia con il fondatore, il Maestro Nunzio Bruno, e con la figlia Cetty, direttrice del Museo. Corrado ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, a testimonianza della sua preziosa attività: il Premio Sicilia, Il Premio Il Paladino (1997), il Premio Ciane (2002), il Premio Cultura Siciliana (2011) e il Premio Nunzio Bruno all’Arte popolare. È stato direttore artistico del Festival dell’Opera dei Pupi di Sortino, consulente dell’Eco Museo degli iblei e membro di numerose giurie di poesia e narrativa.
La poesia di Corrado Di Pietro non ha mai cantato una Sicilia sconfitta e relegato entro letture ed interpretazioni socio-antropologiche riduttive, ma gha assunto sempre i toni di un racconto-canto alto ed ‘epico’ di una riappropriazione: non canto elegiaco di una decadenza assunta a stigma di una condizione di disagio, ma esigenza conoscitiva nobile, dignitosa, coerente di un sé che attraverso il viaggio della memoria ritrova le ragioni del proprio esistere nel mondo. Su questa linea si muovono le opere, in versi e in prosa, Come albero nel cuore. Oratorio in due parti (2012); la raccolta di racconti Gli esagoni di Borges (2014), il romanzo-inchiesta Cassandra. Nel nome il mio destino (2019), il romanzo breve Sinfonia per un uomo solo (2014). Nei due volumi intitolati Tempo di poesia ha raccolto la sua immensa produzione in versi in lingua siciliana e in dialetto, che ho avuto il piacere di curare e di prefare. L’intera vita di Corrado Di Pietro è stata attraversata dalla fedeltà e all’ascolto delle proprie radici. È, questa, la cifra potente della sua scrittura di resistenza e di amore che Corrado ha consegnato al mondo con la sua voce limpida e inesplicabile, accorata e solenne, umile e remota, capace di congiungere passato, presente futuro; di aprire varchi, di produrre sconfinamenti e di guidarci su territori inesplorati, in un Tempo nuovo, il «Tempo senza tempo della poesia», dove ritrovarsi e riconoscersi.
Grazie, Corrado, per avere donato a noi tutti la misura preziosa del tempo della tua poesia e della tua vita.

 

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