CULLE SEMPRE PIU’ VUOTE, 4 GIOVANI COPPIE SU 5 RINUNCIANO AD AVERE FIGLI PER MOTIVI ECONOMICI E PAURA DI PERDERE IL LAVORO
Il Natale è la festa che più di tutte riunisce le famiglie. Purtroppo anche quest’anno intorno alle tavole imbandite ci sono stati meno bambini. Le cause del continuo calo delle nascite sono analizzate da un sondaggio sulla denatalità realizzato dall’istituto demoscopico NotoSondaggi per conto del Sole 24 Ore fra giovani compresi tra 18 e 35 anni di questi cinque Paesi: Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Perché le giovani coppie decidono di non avere figli o di non averne altri? La prima causa, secondo il sondaggio, è dovuta a motivi economici, ma è sui giovani italiani che le difficoltà economiche incidono maggiormente. Del resto, dicono, dove sono le tante volte promesse “soluzioni organiche”, i ripetuti annunci di piani casa per i giovani, i piani natalità? Alla domanda se hanno intenzione di avere figli, per il 20 per cento degli italiani intervistati la risposta è un no secco, a fronte dell’8 per cento degli inglesi, del 4 per cento degli spagnoli, e del 10 per cento di francesi e tedeschi.
La paura di perdere il lavoro è sentita molto di più dagli italiani rispetto ai giovani degli altri Paesi. C’è in questo “rifiuto” di maternità. un senso di sfiducia nella capacità dei nostri governi di venire incontro alle loro esigenze di stabilità occupazionale con politiche mirate. Come dargli torto?
Per una coppia di giovani che lavorano entrambi e che non possono contare sull’aiuto dei genitori, mettere al mondo bambini non è certo una scelta facile se non c’è intorno a loro il supporto di servizi adeguati. Non è un caso se fra le cause che incidono sulla decisione di non avere figli viene rimarcata l’ insufficiente disponibilità di asili nido e di altri servizi per l’infanzia, i congedi parentali brevi, eccetera.
Dal sondaggio è emerso un altro dato che merita di essere sottolineato perché rivelatore della propensione delle giovani coppie, soprattutto di quelle italiane, a non avere figli: il costo che devono sostenere per crescerli. Questo dato incide per il 79 per cento degli italiani intervistati, per il 58 per cento dei francesi, tedeschi e spagnoli, per il 62 per cento degli inglesi. Se si raffrontano i livelli retributivi dei nostri giovani con quelli degli altri Paesi oggetto del sondaggio, siamo all’ultimo posto.
Più in generale, alla domanda se ritengono adeguate le politiche per la famiglia e la natalità nei propri Paesi, i giovani intervistati hanno risposto così: “Non adeguate” per il 58 per cento degli italiani, per il 26 per cento dei francesi, per 41 per cento dei tedeschi, per il 24 per cento degli spagnoli e per il 20 per cento degli inglesi. Ancora ultimi.
Osserva Antonio Noto che ha diretto il sondaggio:”La denatalità è un indicatore presente in tutte le nazioni europee, ma nel nostro Paese il tema è vissuto con maggiore inquietudine e con la percezione che non si disponga di una strategia di lungo periodo capace di invertire realmente la tendenza”. In effetti dal sondaggio si ricava la sensazione che nel nostro Paese il problema venga affrontato dai vari governi senza un progetto organico, ma con la logica del bonus e dei piccoli interventi. Manca inoltre da noi un’organizzazione del lavoro, come quella spagnola, che viene incontro alle esigenze di chi ha figli piccoli.
“La sfida della denatalità – osserva ancora Noto – non può essere affidata alla somma di microazioni, ma a un progetto organico capace di accompagnare l’Italia nel futuro”. Torniamo alla domanda di prima: chi deve fare questo progetto? Il governo, ma chi ci crede? Andando avanti così, difficilmente i nostri giovani potranno costruirsi, se non a prezzo di notevoli scrifici, una famiglia con figli . Dio, Patria e Famiglia (ma con pochi bebè).

Commenti recenti