FINE ANNO 2025, L’ANALISI DI SARA ZAPPULLA

Il Natale e l’estate sono i momenti dell’anno in cui più spesso mi capita di rivedere coetanei, amici e conoscenti che rientrano a Siracusa solo per poche settimane, dalle loro residenze abituali.
Sono sempre meno le persone con cui ho condiviso anni di vita che oggi vivono stabilmente in città; pochissime lo fanno con serenità e ancora meno sono riuscite a conquistarsi autonomia.
Non si tratta di mobilità o di scelte individuali, ma di uno spopolamento giovanile strutturale, di una vera e propria emigrazione forzata delle competenze, che sta trasformando Siracusa in una città stagionale, incapace di trattenere in maniera permanente energie, idee e futuro.
La città si svuota di persone, di interessi, di ambizioni e di opportunità. In questo contesto, la ricezione e l’erogazione di servizi sembrano essere diventate l’unico orizzonte possibile, mentre esigenze e bisogni cambiano rapidamente e senza una visione che li governi.
Il tessuto produttivo della provincia che abbiamo conosciuto fino ad oggi sta crollando, senza che sia stata costruita una reale alternativa. Intanto Siracusa arretra nelle classifiche e perde peso politico. Le questioni aperte sono molte, le battaglie perse troppe: Sac, Camera di Commercio, mobilità, cimitero, gestione idrica. Con la speranza che il nuovo ospedale non diventi l’ennesimo treno perso.
Un’economia fondata su stagionalità, precarietà, pochissime tutele e bassi salari non trattiene persone, non costruisce autonomia, non genera comunità.

Quando finiranno le risorse del PNRR, che sono intervenute nei bilanci e hanno “drogato” le Pubbliche Amministrazioni, resteremo con le difficoltà di gestione delle poche opere davvero utili realizzate e con il peso dei capricci inseguiti usando le stesse risorse pubbliche. Il rischio è quello di ritrovarsi con opere simboliche e senza una struttura amministrativa e sociale in grado di sostenerle.
Questa crisi non è frutto del caso né di un destino inevitabile: è il risultato di scelte politiche precise, di priorità sbagliate e di una sistematica rinuncia alla programmazione.
La politica dovrebbe saper leggere i bisogni, anticipare i problemi, costruire soluzioni e immaginare nuovi percorsi di sviluppo. Invece assistiamo a una classe dirigente che governa improvvisando e che, con le proprie decisioni, finisce per non tutelare storie, servizi e comunità.
Quest’anno, per la prima volta dall’insediamento del Consiglio Comunale, abbiamo vissuto una seduta fiume durata quasi tre giorni. È il terzo bilancio previsionale che affrontiamo e siamo al giro di boa di un’Amministrazione che sembra vivere in una città diversa da quella reale.
Un mondo parallelo, in cui si sbaglia anche negli interventi più elementari, mentre la città subisce disservizi continui. Si racconta che tutto proceda bene, nella speranza che le parole possano sostituire i fatti. Ma le parole, al massimo, interpretano la realtà: non la cambiano.
La crisi colpisce in modo diseguale: quartiere per quartiere, con le periferie e le aree popolari lasciate ai margini di qualsiasi strategia di sviluppo. Viviamo in una città progressivamente depauperata della propria identità, attraversata da una crisi profonda che non può più essere ignorata.
Al castello di vetro delle grandezze vuote, all’ascensore della Villetta Aretusa, al ponte ciclopedonale, agli incentivi senza visione, dobbiamo contrapporre una priorità chiara: lavoro, servizi e benessere dei cittadini.
O si continua con la politica delle opere simboliche e delle narrazioni tossiche, oppure si compie una scelta semplice e radicale: ricostruire comunità solide, radicate, capaci di futuro.

Sara Zappulla, Consigliere Comunale Partito Democratico

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