Questa chiusura d’anno, con l’inizio del nuovo, segna il giro di boa della Giunta Italia. La sua seconda amministrazione, iniziata nel giugno 2023, andrà a scadenza nel maggio/giugno 2028, proseguendo così il precedente quinquennio 2018-2023. Un decennio che sollecita un serio esame del ruolo del Sindaco, della sua gestione ed anche del “segno politico” ed amministrativo impresso da Francesco Italia alla città. Peraltro, in verità, ad essere nell’epilogo del suo ciclo amministrativo è lo stesso sindaco Francesco Italia, dal momento che una sua terza candidatura a Sindaco di Siracusa è preclusa dalla legge.
Ѐ noto a tutti noi che, sin dal suo insediamento in questo secondo mandato, le mosse tattiche e le scelte di Italia, lungo questi due anni e mezzo, sono state vistosamente segnate dalla ricerca, a volte affannosa ed intensa, di dover scegliere col bilancino la provenienza politica dei suoi assessori, di dover costruire un equilibrio politico con “nuove alleanze”, sino all’ultimo cambio di Giunta, deciso lo scorso luglio. Scelta determinata dall’esigenza di Italia di stabilizzare l’equilibrio del suo governo amministrativo – segnato da una evidente fragilità e precarietà del suo consenso politico in città, nel voto di ballottaggio dell’estate 2023 –, nel vivo di un quadro politico provinciale molto mosso e viziato da debolezze strategiche, dalla crisi vistosa di forze, partiti e movimenti del centrosinistra, mentre si andava strutturando e consolidando sempre più il peso egemonico delle figure centrali del centrodestra: dal senatore Cannata di FdI, in contesa/antagonismo con il riemergente “notabilato politico siciliano”: dalla Dc di Cuffaro, con i suoi nuovi adepti locali, al Sindaco/onorevole Carta, a Forza Italia a guida Gennuso.
Ѐ dentro questo scenario che vanno inscritti gli orientamenti, i nuovi legami attorno a cui è andata ruotando, lungo questi ultimi due anni e mezzo, l’azione di Francesco Italia: una “nebulosa politica” dalla quale traspare l’inquietudine di un Sindaco in evidente calo di consensi, alla ricerca – come un Giano bifronte – di una collocazione oscillante tra l’amicizia più formale che di sostanza con “Azione” di Carlo Calenda, e la materialità di relazioni politiche concrete con i soggetti in grado di controllare la corposità degli interessi materiali e economici del territorio.
Tale scenario ha fatto da sfondo all’elezione del suo amico-pupillo, Michelangelo Giansiracusa, alla guida della rinverdita Provincia – certamente un bel colpo politico, facilitato da debolezze e divisioni nel fronte di destra e allo scarso peso del PD e di gruppi riconducibili a sinistra. Per non parlare della costruzione di legami trasformistici consolidatisi nel passaggio dalla Siam alla “Aretusacque”, per il governo del sistema idrico provinciale, esito di un nuovo quadro di alleanze nel governo di un settore di evidente centralità economica e politico-istituzionale del territorio – attorno a cui gravita l’azione ed il peso di forme di “scambio politico” con le figure di parlamentari e di alcuni Sindaci, innanzitutto l’Mpa – Grande Centro di Carta che si muovono sotto l’egida o in rapporto diretto col Governo regionale, afferenti al Presidente dell’Ars, Schifani, o agli assessori del centrodestra siciliano.
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Appare evidente, da quanto sin qui detto, che il giudizio sul “decennio Francesco Italia” e il suo ruolo di governo della città non può che tenere intrecciati e interconnessi i due ambiti/profili che inevitabilmente possono consentire un bilancio a tutto tondo: “Amministrazione” e “Politica”. Meglio: “sfera di governo territoriale” e “visione politico-strategica”. Non si tratta di fondere integralmente, o di creare una “fusione” totale ed assoluta tra i due ambiti, ma le due sfere, i due “pilastri” vanno letti e vissuti nella loro inevitabile connessione. Un’azione “amministrativa” non può mai essere scissa dal quadro “politico-strategico” e “valoriale” entro cui tende a realizzare il riconoscimento complessivo della comunità che si governa-amministra. Solo così, il disegno/costruzione di un profilo di governo amministrativo che soddisfi la domanda di miglioramento generale del tessuto della città – qualità e produttività dei vari servizi; senso di riconoscimento comune della dimensione urbana; crescita della partecipazione sociale; qualità della vita; coinvolgimento civico e dei corpi sociali, ecc. – è in grado di espandere, al contempo, un quadro “valoriale” ascrivibile ad una comune condivisione politico-culturale e strategica.
Non per paradosso – o come segno di mero pregiudizio –, ma se dovessimo dire dove, sino a che punto e in quale ambito, Francesco Italia ha fallito (se ha fallito) nel suo ruolo di governo, in quale contesto ha smarrito (se l’ha smarrita, o forse mai ricercata) la bussola di un agire politico sensato? Beh! Possiamo dire, senza alcun dubbio, su entrambi i due fronti: sia su quello amministrativo-gestionale e di governo urbano, che su quello politico-strategico. Ѐ apparsa prevalente la sua incapacità di corrispondere alla necessità di connettere e tenere integrati “Amministrazione” e “Politica”. Ed allora: dove inizia, o dove è collocabile il “peccato d’origine” dell’attuale Sindaco, sino a condurci a questo rilievo totalmente critico sul suo ruolo complessivo?
Dobbiamo fare un passo indietro per valutare la prima Sindacatura di Italia” (2018-2023). Se era apparso un segno distintivo aver assegnato a Giovanni Randazzo il ruolo di vicesindaco (espressione di un movimento civico come “Lealtà e Condivisione”), nel momento in cui, nell’estate 2019, giungono, in parte inaspettate, le dimissioni di Randazzo, Francesco Italia inizia a smarrire il senso “politico” delle relazioni tra alleati, decidendo di conferire il ruolo di Vice-sindaco al suo fidato amico Pierpaolo Coppa – peraltro assessore di peso –, anziché a Fabio Moschella, il quale con oltre i1 13% dei voti, nella competizione per Sindaco, aveva permesso la sua vittoria al ballottaggio – contro l’avversario, il compianto avv.to Paolo Ezechia Reale –, a seguito dell’accordo del PD di confluenza con Italia.
Conseguenziali le dimissioni da assessore da parte di Moschella, ad inizio luglio 2019. Da qui, a cascata, una progressione di fratture ed anche contrasti che ricadono anche all’interno del PD investendo anche l’equilibrio della Giunta stessa e la sua capacità amministrativa. Se in Giunta alcuni assessori risultano iscritti al PD, dentro il partito si avvia il percorso che porterà, nel giugno 2020, alle primarie per la nuova segreteria. Mentre alla scelta di Italia di giocare “in autonomia”, quasi rompendo con il PD – l’alleato maggiore che ne aveva permesso l’elezione a sindaco – andrà ad aggiungersi, quasi in soccorso, nel novembre 2019, lo scioglimento del Consiglio comunale per la mancata approvazione del bilancio consuntivo dell’anno precedente.
Seppur tra ricorsi, pronunciamenti del Tar, ecc., ben presto, sciolta ogni contesa giuridica, il Governo Ars nominerà un Commissario al posto del Consiglio comunale, con il ruolo di un mero controllo “formale” delle delibere e scelte progettuali. Il sindaco Italia rincarerà la dose del suo “individualismo politico”, stagliando la sua azione amministrativa nel motto “mi piace vincere facile”! Il suo più forte ex alleato politico (il PD) si avvia alle primarie, mentre la Giunta Italia amministrerà, avendo al suo interno alcuni assessori – Coppa, Buccheri – che risultano iscritti al PD.
Dentro il clima segnato da un evidente “deficit democratico”, di rappresentanza istituzionale e difficoltà/vuoto del ruolo dei partiti, un PD indebolito e anche diviso al suo interno, nel giugno del 2020, si misurerà nelle primarie per il nuovo segretario, scegliendo Salvo Adorno. Le relazioni politiche sono segnate da una debole e irrisolta vacuità d’azione su più fronti. Un PD incerto sulle linee da seguire, nel quadro di una spenta dialettica politica su ogni fronte – è la fase del biennio dell’emergenza 2020-2021, con il “Covid 19” – mentre il sindaco si muove accentuando la sua ancora più stabile “autonomia”, al punto che, nel vuoto di un Consiglio comunale che non esiste da tempo, il suo “individualismo progettuale” è anche disinteressato ad ogni politica di alleanze, sino a spingerlo a immaginare alcuni progetti che vedranno in quel contesto la loro scaturigine: alcuni giunti in porto ad inizio della seconda legislatura.
Lo stesso Italia, nel vuoto/assenza del Consiglio comunale, non ha avvertito l’esigenza “politica” di aprire forme di consultazione con i “corpi intermedi” – Organi professionali, Confindustria, “mondo dell’associazionismo civico”, sindacati, ecc. – ai quali porre le “idee progettuali” della sua singolare creatività amministrativa. Nascono e maturano qui – anche nel vivo sia di fondi Ministeriali, che del PNRR, che si annuncia come la forma prevalente di finanziamento del post-Covid per il paese e le Istituzioni – gran parte delle scelte che hanno poi preso corpo nel corso della seconda sindacatura di Italia.
Ed è nel giugno 2023 che Italia giunge al suo secondo successo alla guida della città, segnato da una bassissima partecipazione degli elettori votanti – 1 elettore e mezzo su 6 ha dato il consenso ad Italia Sindaco nel ballottaggio contro Ferdinando Messina per il centrodestra –, mentre il PD, già segnato dalle dimissioni, nel giugno 2022, dalla segreteria di Adorno, vivrà tra disorientamento e divisioni la scelta del voto al ballottaggio. Ѐ in questo contesto che si radicalizza ulteriormente la “carica” di Italia nell’impresa di una totale autonomia delle sue scelte.
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L’immagine allegorica del modo in cui Italia ha operato complessivamente lungo il decennio è quella di un Sindaco nelle vesti di un Signorotto feudale, circondato dai suoi seguaci e luogotenenti, nel suo rapporto con i cittadini, visti come “sudditi”, ai quali comunicare – o imporre – le sue scelte, le sue preferenze, i suoi “desiderata” amministrativi e urbanistici, stagliando il suo amministrare tra “snobismo” e “bricolage”, alimentando una «Siracusa da bere», raffazzonando il nuovo (sic!) volto della città e del tessuto urbano.
Dall’inutile ponticello ciclopedonale, costato oltre un milione e trecentomila euro, che collega via Eritrea e l’ex piazza della Posta, al progetto di un milione di euro per l’ascensore di collegamento tra Passeggio Adorno e Villetta Aretusa (perturbante, al solo pensarlo), costruendo una rete di relazioni con professionisti e società cui affidare progetti rispondenti solo alla sua vanità estetica, senza alcuna “visione” di sistema da sottoporre al vaglio dei corpi sociali e di competenze specialistiche e professionali della città: dalla Facoltà di Architettura al mondo urbanistico in generale, ad una estensione quasi illimitata di “piste ciclabili” senza criterio e per vie e arterie che non ne richiedevano la necessità. Al vuoto di una visione strategica della “politica culturale” di una città come Siracusa. Mentre il resto della città – le periferie innanzitutto – sono rimaste in attesa di qualche intervento di riqualificazione. Con il Sindaco chiuso nel suo fortilizio di Ortigia – unico luogo in cui recintare ogni “idea”, iniziativa o progetto –, la città è sprofondata, nel frattempo, agli ultimi posti della graduatoria nazionale sulla “qualità della vita” – ambiente, igiene urbana, qualità servizi, ricucitura sociale, partecipazione civica. Cattiva amministrazione e crisi della politica, a tutti i livelli si intrecciano e di riverberano l’una sull’altra.
Domandiamoci infatti: che ne è della politica, oggi, a Siracusa? Che ne è del confronto civico-politico in città? Che ne è dei problemi “materiali” – sociali, lavoro, periferie, igiene, mobilità, ecc. – e “strategici”, per il decennio – turismo intelligente, riconversione area industriale, informatizzazione dei servizi, crescita culturale diffusa, “ricucitura urbana”, portualità sistemica, ecc.? Il “fine originario” della politica non è forse quello di consolidare una visione moderna, espansiva della “comunità”? Queste domande dovrebbero rappresentare il presupposto di ogni agire politico, i partiti saper esprimere la propria “vocazione” disegnando visioni di futuro – ma dove sono i partiti? –, mentre una classe dirigente dovrebbe meritare davvero questo titolo: “classe dirigente”, così come una Giunta comunale dovrebbe saper “tenere insieme” i due ambiti: “amministrazione” e “politica”, coinvolgendo l’intera comunità. Sono queste le domande che dovrebbero costituire l’assillo di tutti i “corpi sociali”, professionali, associazioni di categoria, forze del volontariato, libera stampa, imprenditori, forze della cultura. Purtroppo lungo questo decennio si è accentuato un clima di disimpegno, di anomia sociale, di “ritiro impolitico”, di sfiducia collettiva – mentre la politica è tornata sotto l’ombrello protettivo di “forme di vassallaggio”.
Anche il Sindaco Italia è andato cacciandosi dentro questo vortice negativo. E la mia impressione è che egli stesso s’è andato chiudendo dentro, come il Minotauro, dentro questo labirinto, perdendo di vista il legame necessario tra la politica e il buon amministrare, col rischio che le vie d’uscita che gli rimangono sono solo l’azzardo di una fuoruscita carica di trasformismo e occasionalismo politico.

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