Essendo prossimi al 1° gennaio 2026, anno in cui a settembre il depuratore consortile IAS cesserà il trattamento dei reflui provenienti dalle grandi industrie, riteniamo utile proporre un’ulteriore riflessione su questa vicenda, con l’obiettivo di guardare all’immediato futuro senza tornare alle polemiche e agli strascichi giudiziari di una storia che dovrebbe essere nota ai più.
L’evidenza che i grandi impianti, per continuare a conferire reflui industriali al depuratore consortile secondo lo scopo originario dell’IAS, avrebbero dovuto dotarsi di depuratori interni in grado di produrre reflui di qualità assimilabile a quelli civili, ha verosimilmente spinto alcune aziende già nel 2023 a scegliere la realizzazione di impianti autonomi, destinando i reflui trattati direttamente allo scarico a mare (scheda 1). Questa scelta offriva almeno due vantaggi: la possibilità di recuperare, mediante trattamenti aggiuntivi, una quota significativa dei reflui da riutilizzare per usi interni di raffreddamento, e l’uscita definitiva da un contesto gestionale divenuto altamente conflittuale, segnato dal confronto tra una Regione responsabile della gestione dell’impianto e una magistratura chiamata a intervenire in assenza di soluzioni strutturali.
Se tali segnali non fossero stati sufficienti a chiarire l’evoluzione del ruolo del depuratore consortile, una comunicazione pubblicata dalla Regione sul proprio sito istituzionale il 27 giugno 2024 indicava esplicitamente come opzione più concreta il collegamento all’IAS di ulteriori utenze civili, oltre a Melilli e Priolo, con il possibile coinvolgimento dei Comuni di Siracusa Floridia e Solarino, prevedendo una rimodulazione delle tariffe. Per arrivare a questa conclusione la Regione avrebbe convocato prima il tavolo tecnico interistituzionale, poi i sindaci del comprensorio e, infine, i grandi utenti industriali.
Con la decisione di destinare l’impianto IAS esclusivamente alla depurazione dei reflui civili, scelta residuale imposta anche dal ritardo con cui si è affrontato un problema già evidente agli addetti ai lavori dal 2023 (scheda 1), è venuta meno la possibilità di svolgere uno screening strutturato, su base economico-sociale, delle diverse opzioni allora ipotizzabili. La scelta, più semplice sotto il profilo normativo, di escludere l’IAS dal trattamento dei reflui industriali rischia di penalizzare lo sviluppo futuro della vocazione industriale del territorio, rendendo problematico lo smaltimento dei reflui per eventuali nuovi insediamenti nel siracusano. Anche lo spostamento degli scarichi industriali verso il porto di Augusta, in alternativa all’attuale recapito del collettore IAS a 1.750 metri dalla costa in mare aperto, potrebbe avere un impatto ambientale forse contenuto (scheda 2), ma comunque non nullo e che avrebbe dovuto essere esplicitamente valutato.
Uno screening completo avrebbe dovuto confrontare almeno le seguenti alternative:
- adeguamento del depuratore IAS per accogliere reflui industriali parzialmente trattati;
- utilizzo dell’IAS a soli scopi civili per Siracusa, Floridia, Solarino, Melilli e Priolo;
- utilizzo dell’IAS a soli scopi civili includendo, oltre ai comuni sopra citati, anche Augusta;
- adeguamento del futuro depuratore di Augusta per accogliere i reflui di Melilli e Priolo, con chiusura dell’IAS.
Non si sostiene qui che tali opzioni non siano state esaminate singolarmente dai Comuni o da specifici gruppi di lavoro, ma appare verosimile che non sia mai stato prodotto uno studio organico e documentato da un soggetto super partes (ad esempio l’ATI), in grado di valutarle comparativamente. La stessa opzione (4), qui esposta in via del tutto accademica, non risulta essere mai stata discussa, pur rientrando a pieno titolo in una comparazione tra scenari alternativi. In aggiunta osserviamo che uno studio comparativo, se fatto, avrebbe forse potuto evitare la scelta di costruire un singolo impianto di depurazione dedicato solo ad Augusta.
Mettendo a confronto le varie alternative, la (1) e la (4) avrebbero richiesto l’ammodernamento del depuratore di contrada Canalicchio e la risoluzione del problema dello scarico al di fuori del Porto Grande. Le opzioni (2) e (3) avrebbero invece comportato la chiusura di Canalicchio. Le opzioni (3) e (4) avrebbero infine imposto la cancellazione o una profonda revisione del progetto del depuratore di Augusta, ipotesi respinta dal Comune, che ha già pubblicato il bando di gara per interventi finalizzati al superamento delle criticità del proprio sistema fognario e depurativo. Trattandosi di un intervento già finanziato e necessario per superare l’infrazione europea sullo scarico a mare di reflui non trattati, l’amministrazione comunale non intende legare tale obiettivo a un assetto futuro tecnicamente plausibile, ma ancora incerto.
Anche per il tempo limitato disponibile per una analisi di tal fatta, sembra che il comune aretuseo voglia procedere col collegamento di Siracusa al depuratore IAS (opzione 2), sia per garantire la continuità operativa dell’impianto IAS, sia perché la dismissione del depuratore di contrada Canalicchio e la cessazione degli scarichi nel Porto Grande dovrebbero contribuire a risolvere il problema dell’eutrofizzazione delle acque portuali.
La natura emergenziale di tale scelta emerge anche dal fatto che, nell’impostazione del progetto fin qui delineata, non risultano considerate le implicazioni della Direttiva europea (UE) 2024/3019, che impone l’adozione del trattamento terziario entro il 2039 per gli impianti asserviti a più di 150.000 abitanti equivalenti e, successivamente, del trattamento quaternario, oltre a promuovere il riutilizzo delle acque reflue trattate, in particolare nelle aree soggette a stress idrico. Qualora in futuro si dovesse valutare il riuso a fini agricoli, sarebbe stato quanto meno opportuno considerare già in questa fase anche gli aspetti logistici, in relazione alla posizione del depuratore IAS rispetto alle aree potenzialmente irrigabili.
Chiarito che il Libero Consorzio comunale di Siracusa, rinunciando all’adeguamento del depuratore di contrada Canalicchio alle nuove normative in quanto destinato alla chiusura, si troverebbe comunque, nel giro di pochi anni, a dover affrontare nuovamente il tema dell’aggiornamento del sistema di depurazione consortile, restano aperti diversi altri punti che meritano chiarimenti su un progetto di collegamento di Siracusa all’impianto consortile.
Relativamente alle problematiche di natura economica, amministrativa e occupazionale, non si può ignorare che la chiusura del depuratore di contrada Canalicchio dovrebbe comportare una perdita di posti di lavoro, di fatto compensata solo dalla salvaguardia di posizioni analoghe presso l’IAS. Nella già citata nota regionale del 27 giugno 2024 si afferma che «…..sono stati destinati 9 milioni di euro per la messa in sicurezza…» dell’impianto, ma restano ancora da chiarire sia i costi complessivi del collegamento sia quelli di gestione di un impianto che rimarrebbe comunque sovradimensionato rispetto alle sole esigenze civili. Assumendo che tali oneri ricadano sugli utenti, occorre inoltre interrogarsi sull’entità dell’aumento tariffario per Siracusa, Floridia e Solarino, oltre che per Melilli e Priolo. Rimangono infine aperte le questioni relative all’assetto della nuova società di gestione, alle garanzie occupazionali per i lavoratori in uscita dall’ IAS, alle autorizzazioni che dovranno essere rilasciate entro settembre 2026 (considerato il nuovo assetto depurativo che renderebbe superata l’attuale AIA).
Con riferimento alle problematiche tecniche, uno studio preliminare sulla fattibilità del collegamento di Siracusa, Solarino e Floridia al depuratore IAS è stato consegnato al Comune e protocollato con n. 11298 il 15/1/2024, come dichiarato dal vicesindaco Bandiera nella seduta del Consiglio comunale del 25/10/2025. Esiste una condotta in galleria sotto Siracusa utilizzabile per il collegamento, ritenuto tecnicamente fattibile ma bisognoso di interventi di ammodernamento.
Nella stessa seduta, l’amministratore giudiziario dott. Antonio Mariolo ha evidenziato che il depuratore IAS opera oggi al 35–40% della sua capacità (1.600 m³/h nel 2024) e che il 65% dei reflui proviene dai grandi impianti, lasciando circa 550–600 m³/h a Priolo, Melilli e ad altri scarichi produttivi lungo il collettore. Sono stati effettuati sopralluoghi sia sul collegamento di Siracusa Nord sia sul tratto sud del vecchio collettore da recuperare. È stato inoltre ribadito che un depuratore necessita di una portata minima e che i soli reflui di Priolo e Melilli non sono sufficienti (scheda 3). Infine con il distacco dei grandi utenti, il tratto tra Augusta e Priolo riceverà quantità molto ridotte di reflui, con possibili accumuli e criticità (scheda 3). Il collegamento con IAS è quindi ritenuto possibile, ma «gli interventi hanno bisogno di tempo e noi abbiamo sempre meno tempo (A. Mariolo)».
Preso atto delle numerose questioni sollevate e ancora aperte su questo progetto, resta una domanda che finora non è stata posta. Anche alla luce dell’ultima osservazione del dott. Mariolo, nove mesi sembrerebbero pochi. Occorrerà formalizzare la decisione con una delibera, completare le ispezioni, definire le necessità di pompaggio dei tre comuni per l’ingresso nel collettore IAS, redigere il progetto esecutivo con i collegamenti, individuare i tratti di linea da sostituire perché ammalorati, approvvigionare materiali e strumentazione, realizzare gli interventi e ottenere nel frattempo le necessarie autorizzazioni. L’ipotesi di non arrivare in tempo per settembre appare quindi una eventualità da considerare. E allora, cosa si farà?
Non si potrà certo chiedere alle aziende di rinviare il distacco.
Esiste un “piano B” temporaneo per gestire un eventuale ritardo di alcuni mesi? È possibile parzializzare l’impianto, con piccole modifiche, e gestirlo per un periodo limitato, anche a costi operativi elevati, nel rispetto dei parametri di scarico a mare, o bisogna pensare ad altro? Riteniamo che questo vada chiarito prima possibile, al fine di valutare per tempo il ricorso a procedure straordinarie di progettazione e realizzazione, con eventuali deroghe ai procedimenti ordinari, come già previsto dall’ordinamento per opere indifferibili e urgenti di rilevante interesse pubblico e ambientale.
SCHEDA 1
Si riportano di seguito alcuni riferimenti alle date in cui le prime aziende hanno formalmente esplicitato, attraverso atti e documentazione ufficiale, l’indirizzo di sganciarsi dall’impianto consortile IAS.
Sonatrach
Dal Bilancio di sostenibilità 2022–2023 di Sonatrach Raffineria Italiana emerge che, già con la presentazione in data 23 marzo 2023 della documentazione di modifica non sostanziale dell’AIA relativa al progetto di riciclo delle acque, la società ha verosimilmente assunto l’indirizzo industriale di trattare i reflui in modo da renderli idonei sia al riutilizzo interno sia allo scarico a mare, in quanto il progetto è finalizzato a “migliorare la qualità dell’acqua in uscita dal sito che sarà compatibile con lo scarico a mare (in linea con D.Lgs. 152/2006 e BAT di settore)”, consentendo il definitivo distacco dall’impianto di trattamento consortile IAS.
Isab
Dalla documentazione autorizzativa e dai provvedimenti richiamati nel decreto interministeriale del 18 settembre 2023 e nei successivi decreti di aggiornamento dell’AIA emerge che ISAB ha già avviato nel 2023 il procedimento per il distacco dal collettore del depuratore consortile IAS per specifiche sezioni impiantistiche, in particolare per l’“impianto IGCC”, nonché per i sistemi di trattamento acque “TAS Sud” e “TAS Nord”, in relazione ai quali sono state presentate istanze e progetti finalizzati al “distacco dal conferimento al depuratore IAS” e alla gestione autonoma dei reflui.
SCHEDA 2
Il confronto col Porto grande di Siracusa, relativamente al problema di eutrofizzazione delle sue acque, potrebbe non essere indicativo, visto la quantità ridotta dei reflui da scaricare sul porto di Augusta verso la portata di scarico del depuratore di Canalicchio (verosimilmente meno della metà), considerato che la quantità di nutrienti potrebbe essere più bassa laddove le aziende avessero deciso di disporre di un trattamento terziario e considerando che l’imboccatura del porto di Augusta è ben più ampia di quella del Porto grande di Siracusa. Ovviamente dobbiamo intendere queste considerazioni solo come qualitative e su base ipotetica, non disponendo di informazioni esplicite e di un riscontro di calcolo.
SCHEDA 3
Citazioni dall’intervento dell’amministratore giudiziario Antonio Mariolo in seduta consiliare aperta del 25/10/2025
“….. un depuratore è configurato nel suo assetto tecnico per depurare una quantità quanto meno minima di reflui; ….. venendo meno i grandi utenti noi abbiamo la necessità ……. di trovare reflui perché nell’assetto e nella sua configurazione i soli reflui di Piolo e Melilli e zona industriale non bastano….”
“…. la città di Augusta non può collettarsi e anche questo sarà un problema, perché nella zona Nord del polo nel momento in cui si staccheranno Sonatrach, Sasol e gli impianti di Priolo Servizi…… si porrà il problema di un collettore che parte da Augusta su cui confluiscono alcune piccole imprese che avranno una portata di reflui che non arriverà mai a IAS perché non essendoci la portata di Sonatrach e Sasol che porta con sè questi reflui, ci sarà un collettore che giacerà tra Augusta e Priolo Gargallo, in cui probabilmente si accumuleranno piccole quantità di reflui di insediamenti produttivi di quella zona; però sarà un problema, …… costituirà una criticità”.

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