C’è qualcosa di kafkiano, cioè di assurdo, di incomprensibile nella vicenda Ias dopo che il tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza del Gip di disapplicazione del decreto interministeriale Urso/Pichetto Fratin del settembre 2023 che dettava alcune prescrizioni per bilanciare le esigenze della produzione, dell’occupazione e dell’ambiente nel Petrolchimico siracusano. Poiché il decreto bilanciamento è stato dichiarato legittimo, ne consegue che il depuratore Ias può riprendere l’attività, dopo che essa era stata (teoricamente) bloccata dai magistrati di Siracusa. In realtà, il depuratore consortile, nonostante il divieto dei magistrati, ha continuato, e continua, a funzionare regolarmente, senza essere stato “spento” nemmeno per un minuto. Dunque dire che la decisione del Riesame fa ripartire l’attività del depuratore è improprio dal momento che in realtà non è stata mai interrotta. Nel frattempo però la disapplicazione del decreto bilanciamento ha radicalmente cambiato, per implicazione, le modalità della depurazione dei reflui industriali in quanto i grandi utenti industriali dell’ Ias hanno deciso di avvalersi di propri depuratori (che entreranno in funzione a metà del prossimo anno), distaccandosi da quello pubblico. E ciò ha cambiato profondamente il contesto di riferimento, rendendo pressoché impossibile il rilancio futuro del depuratore pubblico. Non è infatti realistico prevedere che le grandi industrie rinuncino a utilizzare i propri depuratori per i quali hanno sostenuto costi non indifferenti.
Per restare nei dintorni di Kafka, il ripristino della validità del decreto Urso/pichetto Fratin pone a carico della Regione i compiti previsti dall’articolo 4 del decreto medesimo. Per l’impianto Ias, si tratta dell’individuazione del presidente della Regione come “soggetto preposto al coordinamento delle attività finalizzate al finanziamento, alla progettazione e alla realizzazione delle opere necessarie ad ottemperare alle prescrizioni dell’AIA”, autorizzazione integrata ambientale. (Tra parentesi non si sa che fine abbia fatto questa AIA). Inoltre il presidente Schifani, anche a mezzo di proprio delegato, ha l’obbligo di convocare, ai sensi del predetto decreto, apposita conferenza di servizi “al fine di definire iniziative coordinate a dare soluzioni efficaci alle questioni ambientali emerse in sede di sequestro” del depuratore Ias. C’è qualcuno che ritiene che il presidente Schifani rispetterà gli obblighi posti a suo carico dal decreto Urso/Pichetto Fratin?

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