Maria Pia Reale ci ha letteralmente insegnato a galleggiare, a cavarcela nei momenti complessi che la vita ci avrebbe inevitabilmente presentato. Ci ha tenuto piccolissimi tra le braccia facendoci scivolare sull’acqua e poi da adolescenti irrequieti ci ha lasciato andare senza ostacolare le nostre complicate personalità, dettate da un’età che nel grande circo dell’evoluzione umana è decisamente la più complessa. Era bella Maria Pia, era bella e solare, ad ogni sorriso le si socchiudevano gli occhi. Portava gioia, ironia e una frenetica voglia di fare.
Ti spingeva senza sfiorarti e senza toccarti ti teneva. Era intelligente Maria Pia e aveva visione perché di ognuno dei suoi studenti del Gargallo conosceva le stanze del cuore. Era l’emblema della libertà individuale piegata solo al rispetto degli altri ma per il resto eternamente emancipata. Siamo stati forgiati dal suo modo di essere indipendente e accanto a lei abbiamo imparato a camminare, passi confusi e ribelli di ragazzi indisciplinati che volevano solo urlare al mondo la propria presenza. Sempre dalla nostra parte nonostante a volte era veramente complicato sostenerci davanti le dure leggi gerarchiche del liceo.
Sono tanti, davvero tanti i momenti impressi nella memoria che il tempo non cancella. Forse perché i ricordi più belli appartengono alla nostra adolescenza o forse perché lei era un dono destinato ad accompagnarci. Indimenticabile la complicità durante i preparativi per le rappresentazioni al Teatro Greco, ad alcuni di noi che arrivavamo assonnati, perché sì marinavi la scuola per le prove ma dovevi comunque alzarti prestissimo, lei diceva va bene mi accontenterò solo del tuo corpo. E le urla di gioia quando scoprivamo che sarebbe stata lei l’insegnante che ci avrebbe accompagnato alla gita piuttosto che qualche rigida bisbetica con la penna rossa in mano. E come dimenticare Vienna a 16 anni con la totale assenza di controllo di Maria Pia. Una notte dopo la discoteca il pulmino riparte verso l’hotel senza 5 di noi, un delirio. Tutto in una notte! Camminare in una Vienna ambigua ma a ripensarci splendida. Scappare da gruppi punk che fino a quel momento avevi visto solo nei fumetti e cercare disperatamente un taxi che ci portasse alla meta ma in 5 la rigidità dei tassisti di notte viennesi, paragonabile all’estrema destra talebana, non ci concedeva passaggi. E allora a camminare e correre di notte liberi ed incoscienti fino a quando alla fine un tassista immigrato lo trovi sempre. E poi il viso di Maria Pia al nostro racconto. Lei non si era accorta di nulla. E va bene ragazzi adesso andate a riposare e non svegliate gli altri. E il giorno dopo visita alla Cattedrale di Santo Stefano vuoi che non si dimenticasse di nuovo di alcuni di noi? E allora di nuovo, prendi ascensore sali sul tetto della Cattedrale, cerchi non trovi e poi ti ricordi che dopo era previsto un giro al Prater, e con fatica alla fine la ritrovi con tutti gli altri e lei cosa ti dice? Vabbè siete in gamba siete arrivati lo stesso ma mi raccomando non salite sulle montagne russe che poi vomitate e noi ovviamente abbiamo preso il biglietto per quell’indimenticabile pauroso viaggio verso il cielo.
Adesso Maria Pia su quelle montagne ci sei salita tu e sentirai il vento sul viso continuando a sorridere, socchiudendo i tuoi bellissimi occhi. Io credo che tu ad ognuno delle tue ragazze e dei tuoi ragazzi hai sussurrato qualcosa all’orecchio. A me l’hai detto, con me l’hai fatto mi hai detto delle parole che in alcuni momenti della mia vita risorgono alla mia mente come una scure benefica. Avevi ragione Maria Pia, avevi sempre ragione su tutto. Grazie di esserci stata e di averci fatto comprendere che la ribellione e la libertà sono un duro sudore da conquistare.
Se il cielo concedesse un po’ di grazia ad ogni anima quaggiù tu saresti una santa, anima che canta. Che canta in equilibrio sopra un’emozione. Che capovolge l’esistenza alle persone. Che non si può spiegare fino in fondo ma che resta in fondo al cuore…

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