Importante incontro ad Augusta nel salone di palazzo San Biagio si sono incontrati deputati (Scerra e Gilistro del M5S, Spada del PD); senatori (Nicita del PD, Magni di AVS) consiglieri comunali (Contento e Triberio del PD, Blanco e Suppo del M5S); sindacalisti (Bottaro della UIL e Rapisarda della CGIL); esponenti politici (Di Pietro e Pisani del M5S, Zappulla e Ranno di Sinistra italiana); esponenti della società civile (Pancari di Libera, Di Modica del mondo ambientalista, Domenico Tringali di Edicola Libera); nonché molti cittadini che hanno voluto dire il loro punto di vista sul tema oggetto dell’incontro: Un futuro SOStenibile– Industria, ambiente, lavoro e società.
E’ apparso subito che si è trattato di uno sforzo comune di soggetti politici diversi per costruire una piattaforma comune al fine di contrastare la decadenza dell’apparato industriale esistente e mobilitarsi con proposte ed impegno per evitare quella che ormai da più parti si paventa: la deindustrializzazione del territorio.
Dopo una introduzione che ha evidenziato come la scelta dell’Unione Europea con il “ GREEN DEAL” si sia ormai sancito l’abbandono del petrolio e dei suoi derivati come fonte energetica principale e si stia passando ad una transizione ecologica che comporterà la trasformazione di tutto l’apparato industriale e produttivo del territorio di cui, però, si sa poco..
Nel 2021 si ritenne che la via, per gestire gli effetti della transizione potesse essere la dichiarazione di area industriale di crisi complessa tentando di difendere l’apparato industriale esistente, ma, purtroppo, le crisi registrate fino ad oggi hanno dimostrato la scarsa efficacia di quella scelta e dei decreti fatti dal governo tanto che per L’ISAB, si è ancora dentro un tunnel con un pignoramento in atto di cui non si comprendono gli esiti, mentre sull’IAS siamo al palo: si chiacchiera tra varie ipotesi tra cui è quella di utilizzarla per i reflui urbani dell’intero territorio. Ma si registrano resistenze: ad Augusta, ad esempio, si procede con l’idea di un depuratore autonomo che scarichi dentro il porto (!!! ) con costi per l’utenza che saranno esosi e di cui la gestione sarà, probabilmente, affidata a terzi.
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Dal dibattito è emerso che non c’è nessun progetto complessivo per la riconversione del Polo industriale e che le Imprese si muovono autonomamente e in ordine sparso in progressivo ridimensionamento, limitandosi ad attività di manutenzione dell’esistente, senza investimenti e strategie per un futuro diverso. Intanto già 600 metalmeccanici hanno perso il lavoro e nel 2025 è raddoppiato il ricorso alla cassa integrazione e anche la SASOL ha tagliato 60 posti di lavoro. In oltre le imprese e i lavoratori sono in giro per il mondo in cerca di nuovo lavoro.
Un po’ di luce si era avuta con la decisione di utilizzare il porto di Augusta per assemblare le pale eoliche offshore ma ad oggi nessuno ha chiesto all’autorità portuale le aree necessarie mentre, addirittura sembra che i fondi per la bretella ferroviaria siano stati stornati nel pozzo senza fondo del ponte sullo stretto.
Sulle bonifiche nulla si muove mentre l’Arpa, nel suo report sulla qualità dell’aria 2024 racconta di un inquinamento a macchia di leopardo mediamente in costante aumento nell’ultimo decennio. In particolare nelle stazioni di Augusta ed Augusta Megara cresce il biossido di azoto gli idrocarburi non metanici, mentre a Melilli cresce il dato sul biossido di zolfo.
Stigmatizzata l’idea del Sindaco di Augusta di valutare l’uscita dal Sin in assenza di interventi di risanamento per favorire qualche nuovo investimento Quello che ha allarmato non è la testimonianza di avere le idee confuse in merito (visto che l’individuazione del SIN non è una scelta politica ma dipende esclusivamente dallo stato di inquinamento dei territori) ma di considerare perduta ogni battaglia per il risanamento e che sia possibile, nonostante lo stato di fatto, barattare la salute delle popolazioni per qualche posto di lavoro in più .
Dal dibattito è emerso che il quadro è quantomeno incerto e preoccupante: il polo industriale siracusano rischia di non avere un futuro ed essere a rischio deindustrializzazione rilevando che Versalis ha chiuso la chimica di Priolo e della promessa Bioraffineria non si hanno tempi certi.
Quanto emerso, è stato osservato, induce ad avere riserve su come fare affidamento sui finanziamenti promessi per una riconversione di cui non si sa nulla.
A conclusione del dibattito si è affermato che se vogliamo immaginare un futuro industriale per il nostro territorio, dobbiamo pensare ad un modello industriale profondamente diverso dall’attuale e ad una diversificazione delle filiere produttive ed è quindi necessario e non più rinviabile un confronto con il Governo per affrontare il problema del futuro del polo industriale siracusano nella sua interezza e complessità per sapere con quali risorse e per quali filiere produttive si possa costruire un piano di transizione che preveda, bonifiche, riconversione industriale e diversificazione produttiva. Infine i tre gruppi politici promotori dell’incontro hanno annunciato iniziative comuni per imporre una nuova attenzione sul territorio e l’impegno di costringere il governo ad uscire dai proclami e dall’improvvisazione per costruire un futuro senza incognite, di ciò i cittadini saranno costantemente informati.

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