“Il mio Sindaco” è la frase che più si ripete e diffonde tra la gente per riferirsi a Marco Fatuzzo, sindaco di Siracusa tra il 1994 e il 1998 (allora la sindacatura durava 4 anni) e a distanza di oltre 30 anni ancora presente nella mente e nel ricordo dei siracusani tutti inclusi (sinistra, destra, centro, extra, oltre e altro) in maniera trasversale, verticale e orizzontale.
In tanti a tesserne le lodi anche chi all’epoca lo avversava.
Nessuno che abbia dubbi, critiche o polemiche da rivolgergli.
Tentò, rappresentando una forte richiesta di rinnovamento in un periodo storico particolare, di cambiare la politica, la gestione della cosa pubblica avviando nuovi percorsi e con approcci semplici ed efficaci accese tante speranze tra chi della politica non si fidava, quella stessa politica che poco tempo dopo si riorganizzò, lo sconfisse e lo escluse dalle scene.
Fu sindaco grazie soprattutto alla cosiddetta società civile, ai movimenti, non certo grazie ai partiti che “in tempi normali” non lo avrebbero mai candidato e infatti non lo ricandidarono o comunque non lo valorizzarono né sostennero.
Si è detto e scritto che la sua fu una presenza atipica e inusuale nella politica, anomala e inconsueta forse per chi fa politica nella vita ma assolutamente normale e coerente per chi, come Marco Fatuzzo, la politica la intende come servizio, come missione.
Soltanto 4 anni eppure è rimasto dopo decenni nel cuore dei siracusani, un traguardo difficilmente eguagliabile.
È tornato sulla scena politica, in punta di piedi e sommessamente, nel 2018 per sostenere la lista civica Lealtà & Condivisione con Giovanni Randazzo candidato sindaco. Ancora una volta con i Movimenti, ancora una volta per una politica dal basso, tra la gente.
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Marco ci ha lasciato e su di lui in molti ne stanno pubblicando ricordi e contributi, in particolare mi piace segnalare quelli “della sua giunta”: Francesco Ortisi, Riccardo Gionfriddo, Roberto De Benedictis, e della “sua squadra”: Salvo Adorno, Tati Sgarlata, tutti co-protagonisti di un percorso molto proficuo che ha messo radici e tracciato solchi che ancora oggi in varie forme persistono.
Il ricordo
Conobbi Marco Fatuzzo a fine anni ‘70 alle riunioni di un assemblamento che metteva insieme associazioni e movimenti per discutere sulle questioni dell’epoca. Tra la fine degli anni ‘70 e i primi anni ‘80 ci fu a Siracusa un certo fermento tra varie realtà che si confrontavano su varie questioni (per es.missili a Comiso, Marcia per la Pace, assistenza immigrati). Lui apparteneva ai Focolarini e mi colpì subito la sua mitezza, la sua disponibilità ad ascoltare tutti, senza mai alzare la voce, senza mai entrare in conflitto con nessuno.
Poi dopo oltre 10 anni lo ritrovai al cosiddetto “Tavolo Iris” la sede della Cooperativa omonima che aveva promosso un percorso tra varie realtà (gruppi, associazioni e ciò che restava dei partiti all’indomani dello scandalo di Tangentopoli) per proporre alla città un programma e un candidato sindaco alla imminenti elezioni amministrative, per la prima volta ad elezione diretta. E lui, dopo tentennamenti e insistenze, accettò e si ritrovò sindaco della città.
Non so dire se fu un miracolo, una casualità o un successo di strategia politica. Forse tutti e tre.
Era la primavera del 1994, la Primavera Siracusana. E di quella fase storica, sociale e politica, continuerò a parlare in prossimi articoli traendo spunto da un Volume che di quel periodo ne fece oggetto di studio e analisi.

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