Caro Marco, ora che te ne sei andato e ci hai lasciato il peso della tua assenza, mi appare chiaro quello che fino ad ora era stato solo un sentimento di nostalgia, mi appare chiaro il segno profondo che la tua presenza ha lasciato nella nostra città, nella storia di tanti siracusani che ti hanno conosciuto o hanno solo sentito parlare di te, in tutti noi che ti abbiamo accompagnato nella tua storia politica e umana, in me che quarantenne mi affacciavo all’esperienza dell’amministrazione della città.
Hai lasciato una postura politica che rimane indelebile perché unica, credo irripetibile: l’idea della politica come servizio gratuito, come atto di generosità affettuosa verso la comunità. Questa idea la hai incarnata, la hai resa sostanza, non mera enunciazione, perché sorretta da una cosa che solo tu possedevi saldamente, una fede cristiana cristallina che ti faceva vedere il bene presente in ogni essere umano e, come spesso mi hai detto, ti permetteva di mettere il valore della fraternità come perno non solo delle relazioni umane ma anche di quelle politiche, che invece sono animate dal conflitto. Ciò ha fatto di te una creatura unica, spesso non compresa anche da noi che ti stavamo vicino, presi dagli astratti furori del voler far bene presto e subito, dal voler reagire alle leggi spietate della politica con la stessa moneta, mentre tu attraversavi questo universo selvaggio con quella che poteva apparire ingenuità e debolezza, ma che poi si è capito era la forza di un valore profondo. Ma soprattutto hai dimostrato che questa tua postura anomala della politica è stata in grado di produrre risultati concreti positivi nella vita della città.
Ieri sera ho passato molto tempo a leggere i post sui social e sempre con maggiore evidenza emergeva da parte di tutti, amici e avversari, il riconoscimento degli obiettivi epocali della tua sindacatura: Ortigia, Piazza Duomo, il tribunale, il sistema fognario a fontane bianche, il riequilibrio del bilancio, l’edilizia scolastica, le politiche abitative, la trasformazione delle politiche di welfare. Tutti punti fermi su cui si è costruita la Siracusa dei decenni successivi. Sei stato un sindaco, l’unico, che è ricordato anche per il valore della sua giunta, che ha saputo prima reclutare e poi proteggere dagli attacchi di chi voleva smembrarla: era la risorsa di competenze e saperi indispensabile per governare il cambiamento.
La tua esperienza pubblica è cristallizzata in quei quattro anni, sul momento da alcuni fu osteggiata, da altri non fu capita, ma poi ha germinato storie successive e ha creato legami umani profondi di amicizia e condivisione politica che sono arrivati fino ad oggi. La nostalgia con cui ormai da molto tempo vivo quegli anni, che hanno cambiato radicalmente la mia vita, oggi che tanti ne riconoscono il valore, diventa consapevolezza di aver partecipato a una storia importante, e di questo ti sono grato.

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