Rieccola l’ ingegnera Giovanna Picone. Fu criticata, un po’ anche da noi, per non aver toccato palla nella vicenda del depuratore Ias. Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che il 26 febbraio dello scorso anno aveva istituito un tavolo tecnico presso la Prefettura di Siracusa, l’aveva nominata Commissaria per l’attuazione degli interventi di adeguamento del depuratore consortile – “che serve alle realtà industriali più consistenti e complesse dell’ Isola”- previsti a carico della Regione dal decreto interministeriale Urso/Pichetto Fratin, decreto poi disapplicato dai magistrati di Siracusa.
Dopo quattro mesi, a fine giugno, il presidente Schifani, che nel frattempo aveva temporeggiato lasciando nell’incertezza la Picone, cambia strategia della depurazione, sottraendo all’ impianto Ias il trattamento dei reflui industriali e destinandolo al trattamento dei reflui urbani. Nel comunicato che viene pubblicato sul portale regionale, Schifani fa sapere che, dopo aver incontrato i sindaci dell’area industriale e i vertici dell’Associazione degli industriali di Siracusa e aver preso atto della decisione delle grandi industrie di dotarsi di propri depuratori, è stata individuata la “possibilità concreta di collegare all’impianto Ias altre utenze civili oltre a Priolo e Melilli”, cioè Siracusa, Floridia e Solarino.
E’ in quella riunione che viene deciso il destino del depuratore consortile (e forse di decretarne la chiusura) e viene aperta la strada all’idea di dirottare i reflui, non depurati, di Canalicchio all’impianto di Priolo. L’intervento dell’amministratore giudiziario, Antonio Mariolo, al recente Consiglio comunale aperto di Siracusa ne è l’indiretta conferma. E’ in questo scenario che la Regione, per bocca della ingegnera Picone, fa sapere di volersi candidare a guidare e a condurre in porto il cambio radicale del sistema depurativo, rivendicando la paternità della decisione assunta a Palermo a giugno 2024, che traccia il “percorso futuro” dell’impianto Ias.
L’ingegnera Picone, che ha mantenuto l’incarico conferitole dal presidente Schifani a febbraio dello scorso anno, ha fatto intendere che la Regione istituirà un tavolo tecnico per sciogliere i nodi (sostenibilità economica, ambientale, rimodulazione delle tariffe, eccetera) che la radicale svolta nel trattamento dei reflui del petrolchimico e di quelli urbani comporta, con l’obiettivo di inserire l’infrastruttura Ias nel piano d’ambito del sistema idrico integrato e quindi di darla in gestione a Aretusacque. Staremo a vedere.
Personalmente ritengo che questa impostazione presenti molte criticità e che l’orientamento di sottrarre al depuratore Ias il trattamento dei reflui industriali sia un salto nel buio.

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