Il geologo Pippo Ansaldi analizza la questione IAS, di cui è stato per breve tempo presidente nel 1998, con uno sguardo al passato (indispensabile per comprendere l’oggi) e le possibilità per il futuro. Ne offriamo qui una sintesi invitandovi alla lettura dell’intero documento presente nel nostro sito.
L’Impianto Biologico Consortile (IBC) di Priolo Gargallo, dopo oltre quarant’anni, non è più idoneo al trattamento dei reflui industriali. Questa inadeguatezza è la conseguenza di una gestione fallimentare, caratterizzata da mancato adeguamento alle BAT (Migliori Tecniche Disponibili), carenza di manutenzione straordinaria e disinteresse istituzionale. La crisi, culminata con il sequestro giudiziario, dimostra una profonda disfunzione nella governance operativa. Nonostante le criticità fossero note, la mancanza di tempestività ha lasciato il sistema in una condizione di improvvisazione strategica.
La Contradizione Strategica e la Proposta “Hub Civile”
Per garantire la sopravvivenza dell’impianto, si mira alla sua riconversione in una infrastruttura destinata primariamente ai reflui civili (Modello Hub Civile). La proposta chiave prevede il trasferimento dei reflui di Siracusa, Floridia e Solarino (con conseguente dismissione del depuratore di Canalicchio) all’impianto di Priolo, che è tecnicamente in grado di assorbire i volumi aggiuntivi.
Tuttavia, questa strategia si scontra con una palese contraddizione. In questa situazione infatti, non si comprende l’insistenza nel realizzare un nuovo impianto di depurazione ad Augusta. Tale scelta, dopo anni di fallimenti e sperpero di denaro pubblico, è considerata illogica e irresponsabile. La soluzione più razionale sarebbe convogliare i reflui di Augusta nella conduttura industriale già esistente verso l’IAS, anziché autorizzare una nuova costruzione. La discrasia è evidente: si dismette a Siracusa e si costruisce ad Augusta.
La cessazione imminente del conferimento industriale (prevista entro il 2026) renderà l’impianto sovradimensionato e finanziariamente insostenibile: il volume civile attuale copre solo il 20% del totale, comportando una drastica riduzione dei ricavi. Mantenere l’infrastruttura con solo un quinto dei flussi è economicamente insostenibile senza una massiccia riconversione e una rimodulazione tariffaria (sotto ARERA) complessa.
Strategie di Rilancio: Economia Circolare e Idrogeno Verde
Per superare la semplice e costosa funzione di depuratore civile, è necessario un approccio integrato.
- Economia Circolare (Scenario B): Trasformare IAS in un centro di recupero risorse, attraverso la produzione di compost e biometano dai fanghi e l’estrazione di materie prime critiche, generando nuovi ricavi e mitigando le emissioni.
- Integrazione Energetica (Scenario C – Hynego): Riconvertire IAS in un fornitore strategico di acqua riciclata ad alta qualità (demineralizzata) per il nascente polo dell’Idrogeno Verde. Questa sinergia chiuderebbe il ciclo idrico nel polo, riducendo lo stress sulle falde.
In conclusione, Il futuro sostenibile dell’impianto IAS richiede un modello ibrido. La Regione Siciliana, in quanto soggetto responsabile dell’asset (che ha stanziato 9 milioni di euro per l’adeguamento immediato), deve agire urgentemente:
- Definire la proprietà definitiva dell’impianto
- Garantire i fondi per le opere di collettamento necessarie all’allaccio dei nuovi comuni.
- Definire, in linea con la sentenza della Corte Costituzionale del 2024, un cronoprogramma vincolante per gli investimenti di bonifica e adeguamento.
La piena integrazione nell’economia circolare e nella transizione energetica è l’unica via per la stabilità finanziaria a lungo termine dell’impianto.
Per un’analisi più approfondita si riporta il seguente report:

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