La maggioranza (6 a 4) del Consiglio Comunale di Palazzolo del 30 settembre scorso ha negato la possibilità di istituire la commissione speciale chiesta dal capogruppo di minoranza Francesco Magro per far luce sull’iter delle autorizzazioni date nel 2023 alla cabina primaria di e-distribuzione e della successiva centrale elettrica di Terna. I consiglieri quindi non hanno seguito l’indicazione (una boutade) del sindaco Salvatore Gallo di dare parere positivo per evitare che il suo ‘faccione’ ricomparisse sulla Civetta come responsabile di una presunta mancata trasparenza amministrativa.
Ma noi anche questa volta gli dedichiamo volentieri l’immagine d’apertura precisando che in genere la scegliamo solo in quanto primo cittadino, e quindi il più alto rappresentante della comunità palazzolese, e in questa vicenda per noi comunque meritevole di aver scelto, con l’appoggio unanime dei consiglieri, la strada della difesa del sito archeologico – non ancora riconosciuto dalla Soprintendenza di Siracusa – di Santolio dal rischio di essere stravolto dai piani di ammodernamento e potenziamento della rete elettrica.
Il consigliere Magro ha ben chiarito il senso della sua proposta: “Non è una commissione d’inchiesta, non mi interessa trovare colpevoli. Ma è evidente a tutti che la gestione del percorso per l’approvazione in Consiglio non è stata né ideale né esemplare, tutt’altro. Non avere ricevuto tutti gli atti e che non siano stati esposti tutti i fatti è grave. Dagli errori, tuttavia, si impara e facendo luce sugli errori si potrà evitare di ripeterli. I consiglieri, se veramente hanno a cuore il proprio ruolo, e non si considerano pecore di un gregge, hanno naturalmente il diritto di votare, sui vari argomenti, solo dopo aver potuto esaminare tutti gli atti e i fatti antecedenti”.
Il sindaco, con la veemenza che lo contraddistingue, ha respinto ciò che ha definito “accuse di malafede”, “ricerca di un qualche colpevole da sottoporre a processo”, “fumus criminis” e via discorrendo.
Ma i fatti sono fatti e, guardando in avanti, pensiamo possa essere lasciato alla valutazione di ciascuno il giudizio di merito sulle responsabilità dei singoli che certamente sapevano, sull’individuale grado di consapevolezza su quanto si andava decidendo, sugli insegnamenti da trarre dall’esperienza, concentrandosi piuttosto sulla ricerca della falla che possa far crollare la costruzione tirata su da Terna prima che si arrivi a novembre, il termine fissato dalla Regione il 20 gennaio 2025 per l’inizio dei lavori della cabina primaria, già prorogati con ampio margine in quanto progetto “rilevatosi più complesso del previsto” (una giustificazione che suona come autoaccusa come stiamo per argomentare).
In questa vicenda i fatti sono oggettivi, documentali, e nella loro ricostruzione occorre prestare attenzione alle date.
Il Comune di Palazzolo rilascia il nullaosta ‘condizionato’ alla cabina primaria il 4 aprile 2023 e all’albo pretorio dal 20/03/2023 al 20/04/2023 viene pubblicato l’avviso di e-distribuzione, una comunicazione certamente insufficiente a garantire quell’informazione ampia e condivisa indispensabile per garantire la difesa dei diritti e delle prerogative dei cittadini. E su questo una riflessione andrebbe fatta prima o poi.
Da questo momento lo svolgimento dei fatti è consolidato dalla pec che Terna invia al Comune il 16 maggio 2023 (firmata il 10) avente per oggetto “Connessione stazione elettrica di Palazzolo Acreide (SR) alla Rete di Trasmissione Nazionale”.
Terna relaziona sui fatti e allega “la presentazione” già illustrata all’Amministrazione comunale “in occasione dell’incontro tenutosi il 21 aprile 2023”, quindi esattamente un giorno dopo la chiusura dei termini di pubblicazione all’albo, periodo in cui ovviamente nessuno presenta osservazioni perché sono davvero pochi i cittadini che accompagnano la prima colazione con la lettura dell’albo pretorio.
Terna evidenzia che l’incontro è stato richiesto “al fine di presentare e condividere l’esigenza legata alla realizzazione delle opere e gli studi condotti per la relativa localizzazione” anche della centrale elettrica 380/150 kV che entra in gioco così d’emblée, esigenza determinata dall’ “attività di concertazione volontaria che l’azienda oramai da anni attua al fine di condividere le scelte localizzative con il territorio, preventivamente all’avvio dell’autorizzazione, al fine di recepirne eventuali indicazioni e suggerimenti, per realizzare un progetto sostenibile e partecipato”.
La presentazione allegata, 16 slides, ‘racconta’ la richiesta di connessione di e-distribuzione alla rete principale e la “soluzione tecnica minima generale” proposta da Terna, cioè appunto la centrale elettrica 380/150 kV.
“Al fine di determinare la migliore localizzazione delle nuove infrastrutture di rete, oltre al criterio di mantenere la distanza minore dalla cabina primaria di E-distribuzione per minimizzarne i collegamenti, è stata condotta un’analisi territoriale e ambientale volta a caratterizzare l’area”, analisi da cui sarebbe emerso “che nell’area non sono presenti vincoli ambientali e paesaggistici preclusivi alla realizzazione delle opere, come convenuto in sede di riunione anche dai rappresentanti dell’Amministrazione intervenuti, che non hanno rilevato particolari criticità nei confronti dell’intervento previsto”. Mancano solo i nomi dei ‘rappresentanti dell’Amministrazione intervenuti’ ma si comprende bene quali possano essere.
Terna conclude affermando che “Pertanto, in considerazione di quanto rappresentato, vi informiamo che il progetto così configurato sarà nelle prossime settimane presentato in autorizzazione con una specifica istanza al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per l’avvio del relativo procedimento e l’indizione della Conferenza dei Servizi, nell’ambito della quale codesta Amministrazione sarà coinvolta”, conferenza dei servizi convocata indicativamente per il giorno 26 giugno 2024.
Oltre alla necessità di acquisire l’intera documentazione prodotta – non conosciamo per esempio i termini delle condizioni presenti nel parere della Soprintendenza per la cabina primaria, parere di grande importanza trattandosi di opera pubblica e quindi con diverse implicazioni, né se siano stati acquisite tutte le verifiche attinenti le normative ambientali -, di una verifica attenta della correttezza dell’iter procedimentale per tutte le opere in progetto, non può e non deve sfuggire il dato, già da noi segnalato, di interventi progettuali non presentati nella loro stretta connessione, fasi di un’unica ponderosa opera di ammodernamento e potenziamento dell’intero sistema infrastrutturale della Sicilia orientale che comprende anche la connessione con gli impianti eolici offshore – per ora almeno sei nel ragusano – e probabilmente con altri fotovoltaici.
Un piano di sviluppo energetico sostenibile a livello regionale, oltre che nazionale, che nessuno vuole avversare ma che sicuramente richiede in parallelo la salvaguardia delle ricchezze paesaggistiche e storiche (archeologiche) dei territori che inevitabilmente saranno coinvolti. Al momento d’altra parte non è per nulla concluso l’iter procedurale relativo allo screening di valutazione ambientale e al rischio archeologico il cui interesse pubblico di salvaguardia non è certo inferiore a quello di approvvigionamento e potenziamento energetico. Presentare singole richieste non inserite in un quadro unitario servendosi della strategia del salami slicing, oltre a disorientare e confondere (se non ingannare) gli enti locali chiamati nelle conferenze di servizi, consente a Terna di sottrarsi alle stringenti ampie normative ambientali, proprio come dichiarato apoditticamente al Mase: Il progetto non è da sottoporre né a procedura di VIA né a verifica di assoggettabilità.

Commenti recenti