Tra incuria e abusi la Riserva Ciane-Saline affonda nel silenzio e nell’abbandono

Nel cuore della Sicilia, tra il mito del papiro e le saline, si consuma una lenta agonia. La Riserva Naturale “Fiume Ciane e Saline di Siracusa”, istituita nel 1984 per proteggere un ecosistema unico, oggi versa in uno stato di degrado avanzato da richiedere non solo interventi urgenti, ma una vera e propria inversione di rotta. Non si tratta solo di ripristinare condizioni minime di tutela ambientale e legalità amministrativa, ma di salvare un patrimonio naturalistico di rilevanza europea, oggi sull’orlo del collasso.

Le saline: un ecosistema in agonia

La situazione più allarmante riguarda le Saline di Siracusa, un tempo cuore pulsante della biodiversità costiera siciliana. Riconosciute come Zona Speciale di Conservazione (ZSC) e parte della rete Natura 2000, le saline rappresentano un punto di sosta strategico per l’avifauna migratrice lungo le rotte Nord-Sud. Qui, uccelli acquatici e trampolieri trovano rifugio, nutrimento e possibilità di nidificazione.

Tuttavia, da quando l’attività saliniera è cessata negli anni’80, è venuta meno anche la manutenzione dell’argine che separava le vasche salanti dal mare. Un argine che, seppur costruito con mezzi rudimentali, veniva mantenuto con regolarità. La sua rottura in più punti ha permesso al mare di invadere oltre un quarto della superficie delle saline, alterando irreversibilmente l’equilibrio idraulico e riducendo drasticamente l’habitat per gli uccelli migratori. La linea di costa si è ritirata di diverse centinaia di metri, e l’ecosistema è stato stravolto.

A fronte di questo disastro ambientale, le risorse pubbliche sono state impiegate in modo discutibile. Nel 2009, circa 300.000 euro anziché utilizzarli per ripristinare le condizioni di stabilità dell’argine si preferì spenderli incomprensibilmente per il restauro sovradimensionato delle vecchie case della salina, utilizzando legno pregiato e materiali non coerenti con la struttura originaria. Il fabbricato, situato nel cuore sensibile dell’area di sosta dell’avifauna, è stato ristrutturato senza alcuna valutazione sull’impatto ambientale, né sulla sua reale utilità. Nessuna sottofondazione adeguata è stata realizzata, e le gabbionate poste a protezione dell’edificio sono state spazzate via dalle prime mareggiate. Oggi, quel restauro è un rudere abbandonato, soggetto a crolli continui e fonte di ulteriore degrado paesaggistico e andrebbe rimosso bonificando l’area.

Nel 2019, il Libero Consorzio partecipò a un bando FERS per ottenere fondi destinati a:

– Ricostituire la linea di costa originaria

– Ripristinare le condizioni idrauliche delle saline

– Migliorare la qualità ambientale e paesaggistica dell’area, in particolare il paesaggio fluviale

Il progetto non fu finanziato e, incredibilmente, non è mai stato ripresentato. Un’occasione persa che ha aggravato ulteriormente la situazione.

Il fiume Ciane: un corso d’acqua dimenticato

Anche il fiume Ciane, celebre per la presenza del raro papiro siciliano (Cyperus papyrus ssp. siculus), è vittima dell’incuria. La cessazione dei prelievi idrici industriali ha migliorato la portata, ma l’assenza di manutenzione ha favorito la crescita incontrollata di vegetazione infestante e subacquea, soffocando il papiro e compromettendo il deflusso idrico. Gli incendi degli ultimi anni hanno distrutto centinaia di piante di papiro e decine di frassini di pregio, cancellando interi tratti del paesaggio fluviale.

Le paratie della ex stazione di sollevamento, ormai abbandonate, rischiano di cedere. Un cedimento provocherebbe un abbassamento repentino del livello idrico, con danni irreversibili alla colonia di papiro e all’intero ecosistema.

La lista delle criticità è lunga:

  • Abbandono della ex stazione di pompaggio
  • Abbandono incontrollato di rifiuti
  • Abusivismo edilizio nella zona A della Riserva, alle foci dell’Anapo e del Ciane. Recentemente, sono emerse segnalazioni di presunte attività abusive di escavazione e movimentazione sabbiosa alle foci dei fiumi Ciane e Anapo. Il presidente del Libero Consorzio Comunale, Michelangelo Giansiracusa, ha annunciato un’indagine urgente per verificare la regolarità degli interventi.
  • Mancata attuazione del piano di pre-riserva, con il conseguente abbandono di aree come gli ex Pantanelli, la fascia nord della foce dell’Anapo
  • e la sorgente Pismotta.

Infatti, sebbene la riserva sia stata istituita nel 1984 con l’obiettivo di tutelare il papiro e l’ambiente delle saline, non esiste ancora un piano operativo dettagliato per la gestione della cosiddetta “pre-riserva”, ovvero quell’area di transizione che dovrebbe essere oggetto di interventi di rinaturalizzazione, recupero ambientale e regolamentazione dell’uso del suolo.

Tutto ciò avviene nel silenzio delle istituzioni. Il Libero Consorzio, di recente guidato da una figura sensibile alle tematiche ambientali, non ha ancora avviato un piano di riqualificazione. L’Amministrazione Comunale, che a parole promuove il turismo sostenibile, ha rimosso questa emergenza dall’agenda cittadina. La Soprintendenza ai Beni Culturali, pur avendo competenza su un sito vincolato paesaggisticamente e riconosciuto a livello comunitario, non è intervenuta con la necessaria fermezza.

La Riserva Naturale “Fiume Ciane e Saline di Siracusa” non è solo un luogo di valore ecologico: è un simbolo della nostra identità culturale, storica e paesaggistica. Lasciarla morire significa rinunciare a una parte di noi. È tempo che le istituzioni si assumano le proprie responsabilità e che la sensibilità collettiva si mobiliti per salvare ciò che resta.

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