Siracusa viva, Siracusa protagonista. È questa la sensazione che emerge proprio in questi giorni. Un senso civico, umano ed umanitario che ha mostrato come il mondo non si arrenda dinanzi alla guerra, la violenza, i soprusi. E la nostra città c’era con centinaia e centinaia di uomini, donne e bambini ad accogliere prima e a salutare dopo le navi Global Sumud Flotilla, partite da Siracusa alla volta di Gaza per portare soccorso, aiuto, speranza. Il mare: luogo di confronto e unione, di conoscenza e vita, a volte di morte. Un mare attraversato anche dai barconi della speranza, da centinaia di uomini, donne, bambini che, costretti a fuggire dalle proprie terre o speranzosi di vivere un’esistenza meno miserrima e più umana, riempiono barchette bucate e gommoni sgonfi per giungere su coste nuove che riaccendano la speranza di una vita più giusta. Viaggi che si concludono (se va bene) con l’aiuto di chi crede che l’essere umano vada messo al primo posto qualunque sia il colore della pelle, la religione, la provenienza, contrariamente a chi parla di chiusura di confini e si mostra ostile ai migranti, visti come minaccia. Eppure Pietro Bartolo, medico di Lampedusa, meno di un anno fa spiegava in questa città, in conferenze pubbliche organizzate dal centro C.I.A.O. dei padri Maristi, dall’associazione AccoglieRete e dal liceo Corbino, qual è la reale situazione di partenza, in quali condizioni viaggiano ed arrivano i migranti e di come numeri ipocriti e gonfiati ad hoc da mass media e scelte politiche facciano credere ad “un’invasione di stranieri”. E poi i tanti che non arrivano mai, muoiono prima di imbarcarsi, nei deserti, nelle prigioni libiche, nel mare. E chi può scordare il film “Io capitano” che apre, a chi vuole aprirli, gli occhi dinanzi alla crudissima realtà? In questo scenario si inserisce il Comitato 3 ottobre, organizzazione senza scopo di lucro cha ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dell’inclusione e dell’accoglienza attraverso il dialogo con cittadini, studenti e Istituzioni. Nato all’indomani del naufragio del 3 ottobre 2013 al largo delle coste di Lampedusa, in cui hanno perso la vita 368 persone migranti, il Comitato ha individuato nel 3 ottobre una data simbolica, non soltanto per commemorare le vittime di quel naufragio, ma per ricordare le migliaia di persone che regolarmente muoiono nel Mar Mediterraneo o restano bloccate ai confini orientali d’Europa. E anche quest’anno il Comitato si rivolge ai comuni italiani, dunque anche al Sindaco e all’Amministrazione di Siracusa, per proporre un gesto simbolico ma potente: l’illuminazione in arancione di un monumento o luogo rappresentativo della città nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 2025. “Quest’anno – scrive Tareke Brhane Presidente del comitato 3 ottobre – ricorre anche il decimo anniversario del naufragio del 18 aprile 2015, la più grave tragedia in mare mai avvenuta nel Mediterraneo centrale, che costò la vita a circa 1.000 persone. Il colore arancione che si propone di adottare simboleggia i fumogeni di soccorso lanciati in mare per chiedere aiuto. Un segnale di emergenza e allo stesso tempo di speranza. Illuminare un luogo della città in arancione rappresenterebbe un atto concreto di memoria, solidarietà e responsabilità collettiva”. Nei percorsi di accoglienza, inclusione e tutela dei diritti di richiedenti asilo e rifugiati, le amministrazioni locali ricoprono un ruolo fondamentale per costruire una memoria condivisa e una cultura del rispetto della vita umana. Ed è per questo che il nostro Comune non può non accogliere la richiesta di chi la morte l’ha vista, l’ha conosciuta e oggi chiede che nessuno venga dimenticato, che tutti i morti del mare abbiano un nome, un’identità, un momento di ricordo in una vita frenetica che spesso ci fa dimenticare quanto fugace sia la nostra esistenza. Che l’amministrazione comunale di Siracusa ci sia, diventi protagonista, assieme ai propri cittadini, del ricordo e della speranza. Ci aspettiamo dal Sindaco della città capoluogo, e a cascata, in tutte le realtà della provincia, un monumento, un luogo, un palazzo illuminato di arancione verso il quale volgere lo sguardo, un piccolo seme di memoria, solidarietà e responsabilità collettiva che renda la nostra città ed il mondo un posto più umano.
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