Giuseppe Ansaldi ha ricostruito con argomenti solidi e con la competenza che gli va riconosciuta la vicenda dell’impianto biologico dell’ IAS e non ha esitato a evidenziare le responsabilità per i mancati interventi di manutenzione straordinaria sul depuratore, necessari per metterlo a norma. Nell’alveo di questa ricostruzione, desidero fare alcune considerazioni su due punti che considero cruciali: l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) e le responsabilità politiche, sindacali e di vari governi regionali che sono all’origine dell’esaurimento della funzione principale dell’impianto biologico che è quella di depurare i reflui industriali.
AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE
I fatti. A luglio del 2022, dopo che i magistrati siracusani avevano posto sotto sequestro il depuratore, la Regione rilascia all’Ias un’autorizzazione ambientale con numerose prescrizioni. Dalla trasmissione di Report del 2 marzo 2025 apprendiamo che l’amministratore giudiziario dell’ IAS, Antonio Mariolo, fa immediatamente presente a Palermo di non essere in grado, visti i tempi brevi, la complessità tecnica e la mancanza di risorse finanziarie, di ottemperare alle prescrizioni. Mariolo viene successivamente informato dell’avvio della procedura di revoca dell’autorizzazione, ma dell’avvenuta revoca non riceve alcuna conferma. Pare infatti che la revoca, per motivi imprecisati, venga successivamente sospesa e di essa si perda ogni traccia. Questa condizione di incertezza sull’esistenza dell’Aia viene confermata da un accurato servizio de La Sicilia dello scorso 30 giugno basato sulle intercettazioni dell’indagine legata alle autorizzazioni ambientali delle industrie petrolchimiche. “Emerge con chiarezza – scrive La Sicilia – la confusione attorno all’autorizzazione ambientale per l’ Ias. Dopo la concessione dell’Aia del luglio del 2022, ha inizio un procedimento amministrativo degno di Kafka: la Regione sospende l’Aia e avvia il procedimento di revoca. Poi sospende la revoca. Infine proroga la sospensione della revoca fino a marzo del 2023. Da quella data in poi quale sia la condizione dell’autorizzazione ambientale di Ias non lo sa nessuno“.
Per quanto possa sembrare incredibile, i fatti dimostrano che, nel cuore di uno dei maggiori addensamenti industriali d’ Italia, l’impianto Ias, pensato e realizzato per depurare gli scarichi industriali, ha operato (e opera) senza la necessaria autorizzazione ambientale della Regione, che peraltro è la proprietaria dell’impianto. Si resta senza parole.
LA NASCITA DEI DEPURATORI PRIVATI E L’ABBANDONO DI QUELLO PUBBLICO
Trattandosi di un punto davvero cruciale, per comodità di esposizione e per agevolare la comprensione dei fatti, ritengo opportuno premettere che il depuratore consortile, come struttura, è di proprietà della Regione, mentre l’Ias SpA è la società pubblico/privata che lo gestisce. Come proprietaria dell’impianto, la Regione ha giuridicamente l’obbligo di eseguire tutti gli interventi di manutenzione straordinaria che si rendano necessari per mettere il depuratore in condizione di funzionare al meglio, bloccandone gli effetti inquinanti. A settembre del 2023, il cosiddetto “decreto bilanciamento” dei ministri Urso e Pichetto Fratin pone, finalmente è il caso di dire, a carico della Regione precise prescrizioni, in particolare quella di progettare, finanziare e realizzare le opere di ristrutturazione del depuratore per risanarlo e rilanciarne il ruolo. Senonché, i magistrati siracusani decidono – per ragioni che rispetto – di disapplicare in toto il decreto Urso/Pichetto Fratin. Per la Regione è manna caduta dal cielo tant’è che sommessamente fa propria la tesi secondo cui la disapplicazione del decreto bilanciamento fa venir meno ogni suo obbligo di investimento sul depuratore. Contro il dietrofont della Regione non si leva una sola voce, una sola protesta. Nessuno fa notare al presidente Schifani che la disapplicazione del decreto interministeriale non cancella l’obbligo della Regione di mettere a norma l’impianto in quanto di sua proprietà. Nessuno protesta nemmeno di fronte all’iniziativa delle industrie di avvalersi di propri depuratori, iniziativa che implica la chiusura del depuratore pubblico o la sua riconversione. Sula scelta delle industrie c’è un (quasi) corale silenzio assenso ma anche un incoraggiamento esplicito da parte di qualche sindacato e di qualche sindaco ad andare avanti senza tentennamenti. Addirittura il sindaco di Melilli si impegna pubblicamente a ricollocare i lavoratori perdenti posto in caso di chiusura dell’Ias, che comunque considera inevitabile.
IL CAMBIO DELLA STRATEGIA DELLA DEPURAZIONE
Sul portale istituzionale della Regione di fine giugno 2024 si dà notizia della individuazione del “percorso per il futuro del depuratore consortile di Priolo Gargallo“. La soluzione, si legge, giunge al termine di tre incontri. Per primo è stato convocato il tavolo tecnico interistituzionale, poi i sindaci dell’area industriale e infine i grandi utenti industriali. Dunque un percorso partecipato al termine del quale viene ufficializzato che “la possibilità più concreta è quella di collegare all’impianto altre utenze civili oltre a Melilli, Priolo e Siracusa“. Si accenna inoltre alla decisione dei grandi utenti industriali di “staccarsi dal depuratore, avvalendosi di impianti propri in fase di realizzazione“. Questo comunicato segna il cambio da parte della Regione della strategia della depurazione nel Petrolchimico, sottraendo al depuratore Ias la sua funzione istituzionale in materia di reflui industriali e delegandola alle stesse industrie che li producono.
Il tavolo tecnico citato nel comunicato venne insediato nella sede della Prefettura di Siracusa il 26 febbraio 2024 “per l’attuazione degli interventi di adeguamento del depuratore Ias” e a presiederlo fu designata l’ingegnera Giovanna Picone. Ancora più precisamente, e più significativamente, si dice che “l’insediamento del tavolo ci consente di avviare la realizzazione delle opere necessarie a mettere in regola questa infrastruttura (l’Ias, ndr) che serve alle realtà industriali più consistenti e più complesse dell’Isola“. Come si può notare, mentre il 26 febbraio dello scorso anno l’orientamento della Regione è quello di potenziare l’impianto biologico consortile per l’attività di depurazione dei reflui industriali, quattro mesi dopo a Palazzo d’Orlèans viene improvvisamente cambiata la strategia e si opta per l’utilizzo del depuratore per gli scarichi civili. Tutto questo nel silenzio generale.
Un’ultima osservazione. L’amico Stefano Munafò, intervenendo sul depuratore di Augusta, ha tra l’altro dichiarato a La Sicilia che “la vicenda incrocia la necessità di salvezza di Ias“. Ciò che andava salvata, caro Stefano, è la funzione primaria dell’Ias di depurare i reflui industriali del petrolchimico. Invece quelli che dovevano salvarla hanno consentito alle industrie di depurare con i propri impianti i propri reflui. Pensano di proteggere meglio l’ambiente?

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