Sì, esatto. Combattere. È questa la parolina magica, la chiave di volta, che tutta la tifoseria del Siracusa calcio ha deciso di adottare quest’anno per spronare tutto l’ambiente – e non solo i calciatori – ad affrontare al meglio il tanto agognato ritorno tra i professionisti, e cioè in serie C, sei anni dopo l’ultima partecipazione a questa categoria.
E talmente la vogliono imprimere, i tifosi, questa parola, che essa compare pure a caratteri cubitali sulle nuove card
degli abbonamenti!
Sì perché, in una piazza da sempre complicata come quella aretusea, dopo poco più di tre mesi dalla mega festa con tanto di pullman scoperto seguito da cori, fuochi d’artificio e quant’altro, che riempì e colorò il ponte Umbertino – che manco per Santa Lucia è così intasato – fino ad arrivare sotto i balconi del Vermexio, è tornata a calare la penombra alimentata dalle solite previsioni disfattistiche, i giudizi pessimistici e le paure ataviche. Del resto, c’è da capirla, la cittadinanza, scottata per più volte, nel corso degli anni, da condotte societarie alquanto inaffidabili che poi hanno costretto, come epilogo finale, a punti di penalizzazione, mancate iscrizioni e fallimenti vari che spesso ci hanno riportato indietro nei dilettanti.
E quindi il battesimo del campo di oggi, seppur non ufficiale, della nuova squadra nella nuova stagione agonistica, è stato oro colato per porre finalmente fine al chiacchiericcio nefasto e parlare solamente di calcio giocato.
Oggi pomeriggio infatti, al Nicola de Simone, si è tenuto un “allenamento congiunto” con la compagine del Priolo, che altro non era che una partita mascherata da allenamento. Una prima amichevole tra le mura amiche (che sono ancora in fase di restauro, in vista degli obblighi della Lega Pro, che prevedono una serie di rifacimenti) che ha richiamato un migliaio di tifosi, posizionati in curva Anna, con tanto di tamburi, megafoni e bandieroni.
“Da oggi glorificate la maglia che indossate” era l’unico striscione apposto dai tifosi sotto la curva, un’esortazione a dare sempre il massimo già a partire da queste prime amichevoli. E dopo aver accompagnato le giocate dei nuovi beniamini con cori, canti e applausi, l’intera curva ha chiamato – alla fine della partita – tutta la squadra a raccolta sotto la Anna e, non appena il mister Marco Turati ha raccolto come sempre quest’invito e ha raggruppato i suoi
ragazzi, il portavoce della curva, col megafono, ha condotto una sorta di prima presentazione coi nuovi giocatori, urlando per sommi capi questo messaggio: “Noi per voi ci saremo sempre, ma pretendiamo che anche voi sputiate il sangue per questa maglia che indossate, perché prima che dei giocatori noi vogliamo degli uomini” e al grido di “Undici leoni, vogliamo undici leoni…” si sono congedati dai giocatori che a loro volta applaudivano i tifosi.
Su il sipario quindi per questa nuova stagione agonistica, sperando di non dover rivedere il solito film, visto e rivisto più volte, che farebbe disamorare nuovamente il cuore della tifoseria, che finalmente sembra rinvigorito per battere all’unisono per i propri beniamini in maglia azzurra. Perché, diciamocelo, quel film era proprio un mappazzone indigesto, lo riconosceva pure il mite ragionier Ugo Fantozzi, che, dopo l’ennesima proiezione in sala mensa, urlò a squarciagola “la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!” riscuotendo 72 minuti di applausi…

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