La Cisl regionale ha recentemente comunicato di aver richiesto al presidente Schifani la convocazione di un vertice per “delineare con precisione il percorso attuale e quello futuro del depuratore Ias“. “Con precisione”, ha tenuto a specificare la Cisl, come se sul destino dell’Ias esistessero più alternative fra le quali scegliere.
Su questa vicenda la Cisl provinciale, in particolare il segretario dei chimici, ha sempre escluso la possibilità del rilancio del depuratore pubblico e ha assecondato, non da sola, l’installazione di depuratori privati dove immettere i reflui industriali. Cosa proporrà al vertice, ammesso che si farà, col presidente Schifani?
Alla Cisl regionale va comunque il merito di aver rotto il silenzio sulla vicenda Ias. A metà aprile era intervenuto il segretario della Uiltec Sicilia, Andrea Bottaro, per lanciare la proposta di convogliare nel depuratore Ias le acque depurate dalle industrie per un loro affinamento e riutilizzo industriale. Questa soluzione, a detta di Bottaro, avrebbe il vantaggio di ridurre il consumo di acqua di falda e di evitare gli scarichi nel porto di Augusta. Non è dato però sapere se su questa proposta ci sia stato un confronto con gli altri sindacati, le industrie e l’Ias o sia rimasta solo un’intervista a La Sicilia che l’aveva titolata così:”Ias, risorsa strategica un futuro è possibile”.
Altra proposta di cui si parla riguarda il conferimento nel depuratore Ias dei reflui civili della città di Siracusa. Se ne dovrebbe fare carico Aretusacque non appena entrerà in funzione. Ma per adesso se ne parla soltanto e in maniera disordinata come è solita fare la politica siracusana quando deve affrontare grandi questioni.
C’è stato invece un silenzio colpevole e inspiegabile sul mancato rispetto delle prescrizioni a carico della Regione contenute nel Decreto interministeriale Urso/ Pichetto Fratin.
Si tratta di un capitolo opaco, caratterizzato dall’irrilevanza, se non dal disimpegno, delle forze sociali, politiche e dei sindaci dell’area industriale. Prima che venisse emanato il Decreto Urso/Pichetto Fratin, il presidente Schifani, di fronte all’incalzare della crisi del petrolchimico, aveva dichiarato che la chiusura dell’Ias “sarebbe stata una sciagura non solo per l’Ias ma per tutto il sistema produttivo della Sicilia”. Una sciagura. Dopo l’emanazione del decreto interministeriale, la Giunta Schifani aveva nominato, con apposito decreto, l’ingegnera Giovanna Falcone come commissaria preposta alla realizzazione, con finanziamenti regionali, delle opere finalizzate a mettere a norma il depuratore consortile. Una vera e propria svolta per Palazzo d’ Orléans, che, dopo tanto tergiversare e rinviare, era stato finalmente obbligato dal decreto interministeriale ad effettuare interventi di ristrutturazione del depuratore per bloccarne gli effetti inquinanti. Senonché il Gip del Tribunale di Siracusa, per ragioni che rispettiamo, ha successivamente disapplicato il Decreto Urso/Pichetto Fratin e il presidente Schifani ne ha approfittato per fare marcia indietro: niente decreto interministeriale, niente obbligo della Regione di rispettare le prescrizioni in esso previste.
Di fronte a questa retromarcia, nessun sindacato, nessun partito, nessun gruppo ambientalista, nessun sindaco, nessun parlamentare ha reagito, nessuno ha protestato, nessuno ha chiesto conto e ragione al governo Schifani. Perché? Eppure gli argomenti non mancano se solo si tiene conto che, a prescindere della disapplicazione del Decreto Urso/Pichetto Fratin, in capo alla Regione resta comunque l’obbligo di intervenire in quanto unica proprietaria del depuratore Ias. Questo silenzio pesa come un macigno sul comportamento di chi aveva il dovere di mettere la Regione di fronte alle sue responsabilità e non l’ha fatto.

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