Lisistrata etimologicamente è “colei che scioglie gli eserciti”.
Un personaggio-funzione, diremmo.
Si parva licet, assistendo alla rappresentazione, ispirata dalla scenografia e dai gesti di Lella Costa, pensavo alla bellissima immagine tanto amata da papa Francesco, quella di Maria che scioglie i nodi.
Certo Aristofane e le sue donne che fanno lo sciopero del sesso non sono la Vergine obbediente e operante che con pazienza e dolcezza dipana le matasse della vita umana, però il denominatore comune è il modo femminile di agire: non quello dei maschi guerrafondai e perennemente infoiati, non dei potenti che scatenano le guerre e risolvono i problemi come Alessandro Magno – altra suggestione: il nodo di Gordio, che impazientemente Alessandro taglia con la spada anziché scioglierlo.
Lisistrata invece ha la capacità di mediare tra donne di città e regioni diverse: Atene, Sparta, Corinto e la Beozia e Lella Costa, con una recitazione apparentemente distaccata, rende la saggezza e l’ironia del personaggio, che ben si presta alla situazione attuale delle donne e della società.
Moderna la traduzione di Nicola Cadoni, che ha adattato il testo alla contemporaneità, equilibrata la regia di Serena Sinigaglia, che ha reso Lisistrata non la mattatrice ma la protagonista e ha dato spazio a tutti i personaggi; di Maria Spazzi la scena, un enorme telaio il cui colore richiama il sangue e l’amore, le passioni umane, e insieme la maniera femminile e diremmo anche la stessa commedia, che è un intreccio, una trama, un ordito di situazioni dialoghi personaggi azioni: la letteratura stessa; non è peregrina che le prime cantastorie siano state le donne – rimarchevole il fatto che il testo presenti tanti riferimenti alla lana, alle stoffe, alla cardatura e tessitura.
Filippo Del Corno ha firmato le musiche, eseguite dal vivo dall’Ensemble Sentieri Selvaggi; a dirigere il coro Francesca Della Monica ed Ernani Maletta; di Alessio Maria Romano le coreografie, di Alessandro Verazzi il disegno luci; assistente alla regia Arianna Sorci, assistente scenografa è stata Paola Grandi, mentre assistente costumista è stata Marta Solari; direttore di scena Giovanni Ragusa, assistito da Giuseppe Orto; assistente alla compagnia è stato Riccardo Rizzo.
Ben caratterizzati i comprimari di Lisistrata: Calonice, interpretata da Marta Pizzigallo, la seduttiva e insieme innamorata Mirrine (Cristina Parku), la sfacciata Lampitò, incarnata da un uomo, Simone Pietro Causa (e qui il pensiero va non solo alle cause in nome dell’inclusione, alle blind audition e così via, ma anche e soprattutto alle lotte operaie durante il governo Thatcher, appoggiate dal movimento LGBT), il Dracete di Marco Brinzi, il Filurgo di Francesco Migliaccio e lo Strimidoro di Stefano Orlandi, che hanno trovato il loro complemento nella Stratillide di Pilar Perez Aspa, nella Nicodice di Giorgia Senesi e nella Rodippe di Irene Serini (gustosi i battibecchi tra i due trii).
Una nota a parte merita Aldo Ottobrino per la caratterizzazione del Commissario: un vero sbeffeggiamento del potere ottuso e misogino ma in fondo negatore della propria stessa natura.
Cinesia è stato interpretato da Salvatore Alfano, la donna beota da Didi Garbaccio Bogin, la donna corinzia da Beatrice Verzotti.
In parte ed efficaci nel rendere ridicoli l’ambasciatore spartano e ateniese rispettivamente Alessandro Lussiana e Stefano Carenza, a significare la sostanziale uguaglianza tra popoli apparentemente diversi e nemici e il vuoto di pensiero della politica, più stoltamente furba che accorta.
La Pace, che in altri allestimenti è stata di volta in volta maschera muta e nuda, qui è interpretata dalla danzatrice Giulia Quacqueri che all’inizio la rappresenta come una mendicante abbandonata e sola e poi come uno spirito di grazia e armonia che discende foscolianamente sugli uomini a pacificare, appunto, e a ingentilire gli animi.
Come sempre presente il contributo dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico – sezione Giusto Monaco: il coro delle nipoti, delle macchiniste e degli arcieri è stato composto da Allegra Azzurro, Claudia Bellia, Carla Bongiovanni, Gaia Lerda, Giulia Maroni, Erika Roccaforte, Francesca Totti, Clara Borghesi, Davide Carella, Carlotta Ceci, Federica Clementi, Alessandra Cosentino, Giovanni Costamagna, Christian D’Agostino, Lorenzo Ficara, Ludovica Garofani, Gemma Lapi, Zoe Laudani, Marco Maggio, Carlo Marrubini Bouland, Arianna Martinelli, Carlo Andrea Pecori Donizetti, Beatrice Ronga, Massimiliano Serino, Davide Sgamma, Francesca Sparacino, Stefano Stagno, Giovanni Taddeucci e Siria Veronese Sandre.
Una gradevole sorpresa è stata quella di vedersi accolti in teatro dagli stessi attori già in costume, che hanno così introdotto il pubblico nell’atmosfera della rappresentazione.
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Attendiamo adesso lo spettacolo di Peparini sull’Iliade e poi la stagione INDA 2025 potrà dirsi conclusa, nell’attesa di “Antigone”, “Alcesti” e “I Persiani” da rappresentare nel 2026.

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