Apre il CCR di Cassibile ma restano tutti i dubbi e cresce il malumore dei residenti

Il contestatissimo centro di raccolta comunale di Cassibile è stato aperto il 19 maggio. L’Amministrazione non ha voluto dare ascolto alle richieste dei residenti che hanno manifestato in ogni modo il proprio dissenso: le ultime villette delle due schiere confinano letteralmente con il ccr con cui ‘condividono’ il muro di delimitazione. Anzi, più esattamente, “il ccr, sprovvisto di una recinzione adeguata (oltre a non essere a norma per l’altezza, nella parte a confine con l’area condominiale presenta un varco di circa 30 cm dal quale chiunque potrebbe facilmente introdursi), utilizza in maniera abusiva il muro di cinta di proprietà delle villette e non ha alcuna schermatura” osserva il referente territoriale del M5S Giuseppe Mirabella, esperto del settore, che ha effettuato alcuni sopralluoghi e segnalato aspetti tecnici.

Nonostante tutto ciò, la Giunta è andata avanti con un atteggiamento che dai cittadini è stato vissuto come una sfida: l’arroganza del potere contro chi non ha armi, se non quelle legali. E non si può certo dire che sia questo un esempio di buona amministrazione se il risultato è accrescere sempre di più il divario tra chi, ricevendo dalla comunità il mandato a governare, non è poi in grado di ascoltare chi quel mandato ha dato e coloro che naturalmente contano su di un’interlocuzione aperta e rispettosa con i propri pubblici rappresentanti. Un vero cortocircuito.

Si poteva fare diversamente? Sì, perché pensiamo che quel centro di raccolta, progettato nel 2004 e rimasto fino ad oggi inutilizzato, non abbia i requisiti richiesti dal DM 08/04/2008. E questo ci sembra essere un dato di fatto.

Ci soffermiamo su due criticità in particolare: il rumore e la viabilità.

Nel realizzare i ccr ‘di ultima generazione’, quelli che possono essere ubicati nei quartieri perché classificati come pubblici servizi (al pari della rete idrica, elettrica, del gas, eccetera), non a caso sono previsti pannelli fonoassorbenti; si possono infatti cercare tutti gli accorgimenti possibili: evitare il conferimento del vetro, eliminare una certa tipologia di ingombranti e altro, ma è impossibile eliminare il frastuono dei mezzi che entrano ed escono, il rumore di una pressa che schiaccia i rifiuti, il vociare ininterrotto di addetti e fruitori del centro. Una situazione insostenibile ancor più perché ci troviamo in una zona fino a qualche giorno fa immersa nel silenzio ‘musicale’ della campagna. Quei rumori sono ineliminabili probabilmente anche con i pannelli fonoassorbenti, figuriamoci senza, a un passo dalle abitazioni.

Ed è per questo che alleghiamo un video, affinché chiunque legga questo articolo possa per un attimo chiudere gli occhi e pensare di sentire quel rumore 8 ore al giorno, per 6 giorni alla settimana; affinché possa pensare a quale sarebbe il suo stato d’animo se, avendo investito semmai i sacrifici di una vita per una villetta in una zona tranquilla, improvvisamente si trovasse in un tale inferno senza neanche la possibilità di avere un po’ di privacy, costretto a sentire, suo malgrado, il chiacchiericcio dall’altro lato del muro, a vedere cassonetti traboccanti di rifiuti, a odorarne eventualmente gli effluvi.

E poiché l’Autorizzazione unica ambientale prescrive che, “in merito all’impatto acustico, sia effettuata una misurazione durante l’attività a pieno regime, entro 30 gg dalla data di rilascio dell’AUA da parte del SUAP competente (termine impossibile visto che l’AUA è del 5 febbraio e il centro ha aperto il 19 scorso, ndr), per la verifica del rispetto dei limiti normativi da trasmettere, per il tramite del SUAP, all’Ufficio competente del Comune di Siracusa, al Libero Consorzio Comunale di Siracusa, all’ARPA Sicilia ed all’ASP di Siracusa, per le eventuali valutazioni e il seguito di competenza”, sarà certo interessante conoscere l’esito di tale misurazione, ammesso che la si faccia.

Ma passiamo alla viabilità, altro requisito fondamentale di un ‘moderno’ centro di raccolta che non sembra sia stato tenuto nella giusta considerazione.

L’Amministrazione nei giorni precedenti all’apertura del ccr ha ‘provveduto’ a realizzare sulla via Luciano Rinaldi, che ricordiamo essere strada chiusa – da una parte le villette a schiera, dall’altra aperta campagna –  stalli per il parcheggio. Di fatto la carreggiata, a doppio senso, risulta a questo punto più stretta. In sostanza il caos veicolare lamentato dai residenti il martedì, quando il centro mobile di raccolta veniva organizzato sempre lì – anche questa una scelta incomprensibile dell’Amministrazione essendo disponibili nel quartiere altri spazi di gran lunga più agevoli – potrebbe riproporsi quotidianamente (se il buon giorno si vede dal mattino, cioè dal secondo giorno di attività del centro). Macchine in fila rigorosamente con il motore acceso, o, nel caso di assenza di traffico, che transitano a velocità sostenuta; difficoltà nel poter entrare e uscire dai garage delle proprie villette; rumore e inquinamento.

La viabilità appare inadeguata all’accesso dei mezzi pesanti costretti a uscire in retromarcia per l’impossibilità di manovrare liberamente nello spazio interno del ccr piuttosto angusto mentre il cancello d’ingresso, largo meno di 4 mt, non consente neanche il contemporaneo passaggio di due veicoli.

E ancora: qual è la determina con cui viene autorizzato il conferimento degli imballaggi di plastica e plastica dura e della carta e cartone, così come risulta nella comunicazione di apertura, dal momento che tali tipologie non sono previste nella determina n. 75 del 15 gennaio 2025, quella cioè che autorizza l’esercizio del ccr? Può la Tekra accettare il conferimento di plastica e carta senza tale determina? Cosa prescrive l’AUA in merito al volume complessivo dei rifiuti considerando quelli, notevoli, di plastica e cartone (o non lo considera visto che la determina di riferimento non li prevedeva?) E l’uso della pressa quanto incide sull’impatto acustico?

Ancora una volta tutto verrà probabilmente risolto, con i consueti tempi giurassici e con sicuro danno erariale, ricorrendo alla magistratura. La comunità siracusana potrà così celebrare l’ennesimo eclatante fallimento in questa paradossale vicenda dei centri di raccolta a Siracusa.

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