OVAZIONI ALLA PREMIER MELONI AL CONGRESSO CISL E ATTACCHI ALLA CGIL, SINDACATO “CON VISIONE TOSSICA”

A partire dagli anni Settanta, la Cisl ha orgogliosamente rivendicato la propria autonomia dai governi, che allora erano imperniati sulla DC. Perciò stupisce il cambio di linea proprio quando a Palazzo Chigi c’è la destra.
Quegli applausi dei quadri e dei delegati al congresso della Cisl alla presidente Meloni quando ha attaccato frontalmente la Cgil e l’Uil e li ha accusati di “avere una tossica visione conflittuale dei rapporti tra impresa e lavoro” sono stati un brutto segnale. Quando un governo, quale che sia, si sceglie l’interlocutore sindacale lo fa per dividere e imperare.
Nell’accurata ricerca sulla nascita del Ciapi (Centro interaziendale per addestramento professionale integrato) Mario Blancato ricorda che ad inaugurare il Centro venne il suo promotore, Giulio Pastore, uno dei più convinti sostenitori della Questione meridionale.
Pastore fu il fondatore della Cisl, dopo di lui Bruno Storti, Luigi Macario, Pierre Carniti, Franco Marini, Sergio D’Antoni, Savino Pezzotta e poi la prima donna segretaria, Annamaria Furlan, ora parlamentare del Pd, ne hanno consolidato l’autonomia da tutti i governi, tanto che tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta, quando ai vertici di Cgil, Cisl e Uil c’era il mitico trio Lama, Storti e Vanni venne coniato il termine “pansindacalismo“, che sta ad indicare un modello sindacale autonomo dai governi e dai partiti che si occupa dei temi rivendicativi specifici dei lavoratori, ma anche dei problemi più generali della società come la sanità, i servizi sociali, il sistema pensionistico, la sostenibilità ambientale, eccetera. Quella Cisl ha contribuito fortemente, assieme alla Cgil e alla Uil, a migliorare la condizione dei lavoratori e a rendere la società più giusta. Il sindacato nel suo insieme è stato un baluardo contro i soprusi, le sperequazioni e le ingiustizie.
Cgil, Cisl e Uil sono stati i veri artefici di quello che un tempo si chiamava “il riscatto del lavoro“. Grazie alle loro lotte, il mondo del lavoro è cambiato, ha conquistato diritti, strumenti di difesa del posto di lavoro, dignità.
Negli anni Settanta, il sindacato unitario si è reso conto che la propria trincea non poteva essere solo la fabbrica e che le politiche dei governi dovevano determinare crescita economica, maggiore occupazione, sostenibilità ambientale, un processo di femminilizzazione del lavoro e delle professioni. Da qui la scelta di fare del confronto, anche aspro, con i vari governi un’occasione per orientare le scelte programmatiche.

È vero che al loro interno Cgil, Cisl, Uil hanno anche avuto posizioni divergenti e che la loro unità ha dovuto superare momenti difficili, ma di fronte alle emergenze del Paese e agli interessi dei lavoratori hanno sempre marciato uniti.

Rispondendo a una lettrice che gli chiedeva se gli osanna ricevuti dalla premier Meloni al congresso Cisl sono il preludio alla creazione di un sindacato “giallo” filogovernativo, Francesco Merlo, autorevole giornalista de la Repubblica, ha risposto così: “Non è il preludio, ma l’epilogo di uno spostamento della Cisl. Negando tutta la sua storia, è ora il sindacato della destra“.
Davvero la Cisl sta negando la propria storia? Mi auguro che Merlo si sbagli e continuo a sperare che ritorni il sereno nei rapporti tra Cgil, Cisl e Uil e di vederli sfilare insieme con le loro bandiere.

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