EVANESCENTI PROPOSTE DEL “TAVOLO PERMANENTE” PER SALVARE IL DEPURATORE IAS. ALLE CALENDE GRECHE LA SOLUZIONE DEL PROBLEMA

La buona notizia è che il cosiddetto “tavolo permanente”, composto da parlamentari, sindaci, sindacati, Associazione industriale, Autorità portuale, una sorta di comitatone, abbia rimesso al centro dell’attenzione il futuro del depuratore Ias. La cattiva notizia è che manca una strategia credibile e concreta. (Tra parentesi va ricordato che tra i componenti del “tavolo permanente” ci sono sindacati, sindaci, il presidente dell’Associazione degli industriali che nel recente passato hanno esplicitamente dichiarato che il depuratore Ias va abbandonato al suo destino).

Qual è la proposta del “tavolo permanente”? Chiedere alla Regione uno studio di fattibilità su due ipotesi ritenute in grado di salvare il futuro del depuratore della Regione. La prima ipotesi è quella di utilizzare l’impianto per il trattamento dei reflui civili dei comuni di Priolo, Melilli, Siracusa, Floridia e Solarino. La seconda è quella di sottoporre a un doppio trattamento i reflui industriali: il primo da parte dei depuratori privati e il secondo, quello finale, da parte del depuratore pubblico. Non sono un tecnico, ma entrambe le soluzioni, ammesso che salvino una parte dei posti di lavoro, mi sembrano di difficile praticabilità e comunque arretrate rispetto a quanto previsto nel decreto interministeriale Urso/Pichetto Fratin, meglio noto come decreto bilanciamento.

In quel decreto veniva individuato il presidente Schifani come soggetto preposto al coordinamento delle attività finalizzate al finanziamento, progettazione e realizzazione delle opere necessarie per tenere in esercizio il depuratore Ias che, ricordiamolo, è di totale proprietà della Regione. È ben vero che quel decreto è stato disapplicato dai magistrati, ma i compiti in esso previsti rientrano a pieno titolo nella sfera di competenza della Regione. Invece di pretendere da Schifani il rispetto dei suoi obblighi istituzionali, il “tavolo permanente” che fa? Gli propone uno studio di fattibilità che, bene che vada, rinvierà alle calende greche la soluzione del problema. Non ci siamo.

La proposta, a mio avviso, viene avanzata fuori tempo massimo, dopo che cinque grandi stabilimenti industriali, già in possesso di autorizzazione integrata ambientale, hanno realizzato o stanno realizzando propri depuratori.

Qualcuno dovrebbe spiegare perché mai il direttore di un stabilimento, dopo aver sostenuto i costi per dotarsi di un proprio depuratore, dovrebbe sostenere altri costi per un ulteriore trattamento dei reflui industriali prodotti.

Se si voleva rilanciare l’attività del depuratore pubblico, bisognava che i parlamentari regionali, i sindaci, i sindacati con la necessaria determinazione chiedessero alla Regione di fare quello che c’è scritto nel decreto. Invece sono andati in ordine sparso, quando non hanno sostenuto che il depuratore Ias è cotto e decotto.

Il depuratore Ias va salvato, potenziato e rilanciato, chiedendo al Governo regionale di finanziare, progettare e realizzare le opere necessarie in tempi brevi.

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