Meno di un mese fa, il segretario della Cgil, Roberto Alosi, aveva reso esplicito il netto dissenso del sindacato “sull’ operazione di smantellamento dell’Eni”, spacciata per l’avvio di un processo di sostenibilità ambientale del polo industriale. Secondo Alosi, l’Eni vuole abbandonare la chimica di base, chiudendo gli impianti di etilene a Priolo, Ragusa e Brindisi, con gravi ripercussioni su alcuni settori produttivi come l’industria farmaceutica, della lavorazione del legno, dell’acciaio, del ferro, della ceramica e del vetro. Inoltre, la dismissione dell’impianto di Priolo impatterebbe, impedendole, sulle interconnessioni con gli altri stabilimenti dell’area industriale, mettendo a rischio il posto di lavoro di 1.630 lavoratori, tra diretti e indotto.
Uno scenario drammatico quello descritto dal leader della Cgil siracusana, che non esita a parlare di voltafaccia del governo a cui chiede con forza “un piano industriale che accompagni l’intero apparato produttivo verso l’obiettivo della rigenerazione industriale e della transizione energetica”.
In questo quadro, nel quale le parole, gli impegni generici non bastano più, la Cgil, per bocca del segretario dei metalmeccanici, Antonio Recano, rompe gli indugi e annuncia per il 13 gennaio una giornata di sciopero.
“Nonostante la propaganda del Governo – dice Recano – fatta di impegni, di rassicurazioni, nel complice e servile silenzio della politica e di Confindustria, la realtà a Priolo si mostra in tutta la sua tragica rappresentazione”.
Fa bene, a mio avviso, Recano a denunciare ritardi ed incertezze della politica e la fuga del governo siciliano dai problemi del petrolchimico ed in particolare dal depuratore consortile dell’Ias, che ha l’obbligo di ristrutturare in quanto di totale proprietà della Regione.

Commenti recenti