Cgil, Cisl, Uil dovrebbero motivare le ragioni della loro posizione sul depuratore Ias

Al tavolo romano convocato dal ministro delle Imprese Urso erano presenti, oltre ai rappresentanti del governo,  al presidente della Regione Siciliana Schifani, alle industrie, l’associazione degli industriali e i sindacati dei lavoratori. Oggetto della riunione, il depuratore Ias.  Il ministro Urso ha attaccato i magistrati siracusani che, a suo avviso, sarebbero contro il Governo Meloni, contro il Paese, contro il lavoro e la produzione.
Al tavolo mancavano i sindaci di Siracusa, Melilli, Priolo e Agusta perché non invitati. Di questa “dimenticanza” si sono (giustamente) lamentati e hanno diramato un comunicato congiunto di protesta. A loro chiediamo: se invitati, quale linea avreste sostenuto sul caso Ias: avreste contrastato l’orientamento del governo nazionale, di quello regionale, delle industrie e dei sindacati di dare due anni di vita al depuratore consortile per poi abbandonarlo al suo destino e sostituirlo con i cinque depuratori che le grandi industrie stanno allestendo,  oppure  lo avreste assecondato? Vi sareste dissociati dagli attacchi ai magistrati e ne avreste difeso l’indipendenza? Avreste ricordato al presidente Schifani che a proposito di depuratori, nel decreto Urso/Pichetto Fratin, proprio lui “è individuato come il soggetto preposto all’attività di coordinamento per la realizzazione delle opere necessarie a dare soluzione efficace e definitiva alle questioni ambientali?
Sono ancora in tempo per dire come la pensano, ma non lo faranno perché  sia il sindaco di Melilli che quello di Priolo non vedono l’ora di disfarsi dell’impianto Ias. Del sindaco Italia nessuno  conosce il pensiero.
Quanto ai sindacati,  la cosa che più mi ha colpito è che non hanno mai emesso un comunicato unitario sul tema e hanno rilasciato dichiarazioni in ordine sparso o hanno taciuto.
Tutti i presenti al tavolo romano hanno convenuto sulla inevitabilità della dismissione  del depuratore consortile, di proprietà della Regione Siciliana, ma non ne hanno spiegato le ragioni.

È ormai chiaro come il “caso Ias”  sia diventato  un vero e proprio conflitto tra poteri dello Stato.  Da notare che i rappresentanti sindacali hanno raccomandato al governo di “recepire le osservazioni dei magistrati“, ma a parte Roberto Alosi, non  hanno reagito quando il ministro  ha deciso la prova di forza.

A questo punto una domanda è inevitabile: quale sarà il futuro dei lavoratori addetti all’impianto di Priolo dopo il distacco dei grandi utenti?

Per conto del giornale l’Unità, organo del partito comunista, ho seguito per molti anni  le vicende dell’area industriale, ho raccontato le lotte dei lavoratori, le grandi manifestazioni di popolo, i “serpentoni” che si snodavano lungo corso Umberto, corso Matteotti per arrivare a piazza Archimede per il comizio finale. Ho raccontato anche le tumultuose assemblee dei chimici e dei metalmeccanici non nascondendo le contestazioni ai rappresentanti sindacali. Per me, allora come ora, il sindacato non ha mai cessato di essere un pilastro fondamentale di difesa dei lavoratori e della democrazia,  e si è visto nella recente manifestazione di Priolo.

Per questo non riesco a capire la linea di Cgil, Cisl, Uil sul depuratore Ias. 

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