Ex idroscalo. Appello alla ‘rivolta morale’ dei Siracusani. “Siamo solo i custodi di bellezze uniche al mondo”

 L’incontro di giovedì 14 novembre nella sede del centro studi Il Cerchio, più che una conferenza stampa per illustrare il ricorso per l’area dell’ex idroscalo, è stato un momento di confronto su valori assolutamente condivisi dai presenti: la restituzione alla città di un’area di oltre 40mila mq ormai priva di quegli interessi militari che l’hanno ‘occupata’ per decenni e l’assoluta necessità di essere protagonisti del cambiamento, che siano i siracusani e non altri a decidere sul futuro del water front della città.

Le funzioni militari in realtà non sono state esercitate mai – ha precisato l’avv. Umberto Di Giovanni – neppure quando negli anni venti fu istituito quest’idroscalo nella prospettiva delle imprese coloniali dell’Italia: Libia, Tripoli, Etiopia e tutto quello che ne seguì; gli idrovolanti di Siracusa furono usati sempre e solo a scopi propagandistici, non fecero mai nessuna missione bellica, figuriamoci dopo la seconda guerra mondiale”. Dal dover difendere un patrimonio “che non appartiene solo a Siracusa ma all’umanità (Unesco), su cui non può prevalere una concezione puramente economicistica o mercantilistica, bensì la tutela degli interessi della collettività, degli interessi pubblici” (Di Giovanni). ù

L’amarezza per l’assenza – anche all’incontro – dei rappresentanti istituzionali. Ad esprimerla l’avv. Giovanni Randazzo, vice sindaco per un troppo breve periodo nella passata legislatura e redattore, insieme ai colleghi Corrado Giuliano, Paolo Tuttoilmondo e Umberto Di Giovanni, del ricorso verso il bando di Difesa Servizi.

Qui c’è una Comunità, ottimamente rappresentata dal Comitato di Riqualificazione Urbana che già da anni svolge questa funzione e chiede che quest’area le sia restituita. Il Comune che inizialmente appoggia la richiesta anche con atti formali e poi arriva improvvisamente, senza che neppure il Ministero si prenda la cura, la fatica di rispondere sì o no e di motivare: com’è possibile? Auspichiamo che anche il Comune possa appoggiare questa nostra iniziativa che fonda su evidenti principi giuridico-amministrativi quale è quello della leale collaborazione tra le istituzioni pubbliche e il rispetto e la tutela di un bene collettivo, di un bene pubblico per altro vincolato sotto diversi profili (“Vincoli che non sono vincoli a impedire, non sono divieti: i vincoli paesaggistici, culturali, ambientali che gravano su quest’area vanno letti e interpretati come tutela positiva, cioè come promozione di quei valori di cui è portatore quell’area” ha poi aggiunto Di Giovanni).

E d’altra parte vorremmo vedere più presenti e coinvolti sia l’Amministrazione che l’intera Comunità territoriale anche in riferimento all’inserimento dei nostri porti nell’Autorità di Sistema, avvenuto formalmente nel marzo 2024 ma ancora dopo 9 mesi senza la consegna effettiva delle aree. La legge parla di Rada del Porto Grande e invece leggiamo che si opterà solo per alcune aree laddove sarebbe opportuno discutere tutti se sia la scelta migliore quella di ‘frantumare’ la rada affidandola a competenze diverse: Autorità, Regione, Comune.

Per l’ex idroscalo c’è un’istanza formale intanto per la sua sdemanializzazione parziale, nonché comunque per la stipula di un protocollo con la Regione, il Ministero della difesa e il Comune per una destinazione condivisa, per uno sviluppo concorde di quest’area che, come è stato ricordato, ha una funzione strategica insostituibile per la città. Non c’è un posto altrettanto bello, a Siracusa, che libererebbe centomila attività, centomila funzioni, di cui la città giustamente chiede di appropriarsi essendo venute meno le esigenze di natura di difesa militare. La norma in realtà prevederebbe che l’area dal Ministero della Difesa sia trasferita all’ENAC per l’aviazione civile e da quest’ente gratuitamente, per gli scopi più opportuni, al territorio. Anche sul piano storico abbiamo verificato, grazie a una corrispondenza del 1875, che il Comune, in altro contesto, rivendicava la proprietà di queste aree prima che venissero cedute al Ministero ai fini della realizzazione dell’idroscalo.

E d’altra parte lo stesso statuto siciliano prevede che il Demanio, anche quello marittimo, ritorni di proprietà regionale, non statale, venute meno le funzioni militari. Ed è lo stesso bando a confermarlo parlando genericamente di funzione duale civile e militare ma poi, dovendo precisare in che cosa consistano tali funzioni, escludendone la funzione militare propriamente detta limitandola alla logistica per gli alloggi del personale e per la ‘scontistica’, vantaggi ai militari per diverse attività che lì potrebbero svilupparsi.

È dovere della città riappropriarsi del destino del porto di Siracusa, che è veramente uno spettacolo unico al mondo e di cui noi dobbiamo essere degni perché ne siamo i custodi. “Non abbiamo nessun merito per essere nati a Siracusa, ma siamo custodi del suo patrimonio storico culturale(Giovanni Randazzo)”.

E su questa scia, al termine dell’incontro, Bruno Marziano ha proposto un più ampio coinvolgimento dei siracusani anche attraverso la sottoscrizione di un appello all’Amministrazione perché condivida il ricorso (qualora il bando della Difesa Servizi abbia un seguito), per quella “rivolta morale della collettività siracusana che non può assolutamente lasciar passare sotto silenzio in tutte le sue articolazioni l’essere deprivata, l’essere derubata di un bene pubblico inestimabile e inalienabile” di cui aveva parlato Di Giovanni.

Per conoscere la posizione dell’Amministrazione sull’argomento:

https://www.lacivettapress.it/2024/11/13/turismo-crocieristico-e-water-front-secondo-il-sindaco-francesco-italia/

Da leggere

SERIE D, ESORDIO VINCENTE E CONVINCENTE DEL SIRACUSA

Tribuna Centrale non praticabile, quindi tutti in quella Laterale, pochi i tifosi in Gradinata, Curva …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti