Tra i 19 beni confiscati alla mafia assegnati a Siracusa, il cui elenco aggiornato è stato pubblicato, a settembre, sul sito del Comune dopo l’interrogazione in merito dei consiglieri di Fratelli d’Italia, il terreno agricolo di via Lido Sacramento 122 risulta essere “non utilizzato per mancata consegna”.
Si tratta del terreno cui fa riferimento l’ultimo comunicato del Comitato Antincendio Siracusano denunciando lo stato di abbandono in cui si trovava, probabile causa prima dell’incendio di vaste proporzioni che si è sviluppato il 31 agosto scorso. In via teorica a esserne responsabile, e quindi a dover risarcire i danni determinati alle proprietà limitrofe, dovrebbe essere il Comune in quanto proprietario. Ma l’ufficio comunale preposto alla gestione dei beni demaniali e patrimoniali, declinando qualsiasi responsabilità per non aver manutenuto il terreno e quindi evitato lo svilupparsi dell’incendio, ha risposto che “il bene non è nella materiale disponibilità del Comune in quanto non ‘consegnato’… il trasferimento non è stato trascritto essendo ancora la proprietà intestata a precedenti proprietarie”.
Riavvolgiamo il nastro avvalendoci della corrispondenza intercorsa tra Comitato antincendio (e proprietari dei terreni danneggiati), Comune e Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC).
Quest’ultima, il 26 settembre scorso, in risposta alla richiesta di chiarimenti del Comitato, ha dichiarato di aver destinato al Comune di Siracusa il bene, unitamente ad altri terreni limitrofi, con Decreto n.16421 del 14/03/2022 e, quindi, come prevedono le norme di settore, di averlo trasferito al patrimonio indisponibile dell’Ente “per l’utilizzo, per le finalità previste per legge”.
Secondo l’Agenzia il trasferimento dei beni, con la notifica del decreto avvenuta tre giorni dopo, il 17/03/2022, è stato perfezionato e quindi il Comune avrebbe dovuto provvedere alle relative trascrizioni in proprio favore presso i Pubblici Registri Immobiliari, entro i successivi dieci giorni.
Comune e, riteniamo, anche Prefettura dovrebbero quanto meno spiegare quali sono state (se ci sono state) le cause della mancata ‘consegna’ perché alla luce di quanto scritto dall’Agenzia – Tanto si segnala al Comune di Siracusa affinché, ove ancora non provveduto, disponga con urgenza ogni adempimento per l’intestazione del cespite in confisca, stante la già perfezionata acquisizione al proprio patrimonio – rimane l’amara impressione che la sottile, e per noi poco chiara, distinzione tra assegnazione e consegna non sia che un mero ‘artificio semantico’.
In questo campo, trattandosi di un bene sottratto alla mafia, confiscato a seguito di un probabilmente lungo procedimento giudiziario e di un complesso iter per restituirlo alla collettività quale ‘risarcimento’ dopo azioni criminose, l’inerzia di oltre due anni della Pubblica Amministrazione (Comune e Prefettura) ci appare più grave, e intollerabile.
Non solo. Senza valide motivazioni a spiegare tanto ritardo ci troveremmo di fronte alla violazione insieme di un regolamento e di un’ordinanza dello stesso Comune, relativi rispettivamente ai beni confiscati alla mafia e alle azioni di prevenzione contro gli incendi.
Nel Regolamento per la destinazione e l’utilizzo di beni confiscati alla criminalità organizzata viene specificato che, proprio per evitare rischi di ammaloramento e degrado del bene, di occupazione e/o atti di vandalismo, le procedure devono essere tempestive pubblicando quanto prima un avviso esplorativo per acquisire la disponibilità, da parte di soggetti privati che siano titolati a gestire il bene, per il cui utilizzo l’Amministrazione deve fissare le funzioni sociali affinché il progetto presentato possa produrre un ritorno per la collettività.
La ricca realtà del volontariato e degli enti del terzo settore non farebbe certo mancare proposte e progetti efficaci e utili ma, a giudicare anche dalla situazione in cui versano altri beni confiscati, per almeno la metà non utilizzati, non sembra che l’Amministrazione sia già riuscita a mettere in campo un’azione pienamente efficace in questa direzione, se non per sparuti meritevoli casi come Le tele di Aracne.
E poi c’è l’ordinanza comunale n.6 del 24/4/2024, relativa all’obbligo per tutti i proprietari, affittuari o altro, di terreni non edificati e/o aree verdi, di provvedere per tempo alla loro pulizia per evitare l’innesco di incendi.
Le indicazioni sono di effettuare le necessarie opere di difesa passiva di prevenzione incendi consistenti negli interventi di pulizia, bonifica, diserbo aree incolte a propria cura e spese rimuovendo quanto possa essere fonte di innesco di incendio o pericolo per la salute con divieto assoluto di abbandonare sulle predette aree cumuli di alcun genere; provvedere in particolar modo all’estirpazione di sterpaglie, rovi, cespugli, nonché al taglio di siepi vive, di vegetazione e di rami che si protendono sui cigli delle strade adibite al pubblico transito, di rimozione dei rifiuti ecc.; di prevenire l’innesco di incendi di interfaccia per le aree a confine con le aree edificate, per il perimetro esterno di 200 metri e di 50 all’interno.
È evidente che si tratta di regole cui sono tutti tenuti, privati come Pubblica Amministrazione. Che il Comune ‘se ne lavi le mani’, tanto nei rapporti con l’Agenzia o i proprietari cui il terreno è stato sottratto quanto nei confronti dei cittadini danneggiati per le fiamme sviluppatesi in un’area ‘dimenticata’ (che a questo punto non saranno risarciti da nessuno), non ci sembra un esempio di buona amministrazione.

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