Sacrifici, umiliazioni, rinuncia ai propri diritti per uscire dalla precarietà. Infine la beffa

Ieri, un comunicato della Cisal Si.Na.l.v ha informato i media dell’apertura di una vertenza sindacale a tutela di quattro guardie non armate, precedentemente impiegate nel Parco Archeologico di Siracusa, alle quali l’agenzia di sicurezza privata incaricata non ha rinnovato il contratto sostituendole con altro personale.

Questo è il racconto di uno di questi lavoratori, l’‘ordinaria’ e drammatica esperienza di chi vive oggi il ‘fantastico’ mondo del lavoro precario, di chi ogni giorno sperimenta insieme alla propria famiglia l’ansia dell’instabilità, la preoccupazione di poter vedere vanificati da un momento all’altro sacrifici e umiliazioni accettati nella speranza di un obiettivo finale che poi, inspiegabilmente, svanisce.

Per una serie di cause che qui non rilevano, non ho mai raggiunto il traguardo di un lavoro stabile ma, credo responsabilmente, non sono mai rimasto fermo ad aspettare la manna dal cielo. Ho cercato di migliorare le mie conoscenze e, da innamorato viscerale della mia terra e delle sue bellezze che vorrei che tutti conoscessero e apprezzassero, ho frequentato vari corsi europei ottenendo attestati di accoglienza e fruizione turistica e imparato i fondamenti della lingua inglese, almeno quanto necessario per rapportarmi anche con turisti stranieri. Nel 2018 ho fatto stage e collaborato con l’Ente Fauna per il servizio di accoglienza turistica presso l’Ecomuseo della Riserva Naturalistica Orientata di Vendicari. Successivamente sono diventato socio di Legambiente di Melilli che, partecipando alle gare d’appalto, organizza un servizio di volontariato presso i siti cittadini.

Bisognerebbe però riflettere sul ruolo dei volontari che sono tali solo sotto il profilo dei compensi che ottengono – nel mio caso solamente un rimborso spese senza alcuna stabilità contrattuale, quindi niente contributi previdenziali, né ferie, né malattia, niente di niente – mentre poi, per quanto riguarda mansioni e orari lavorativi, con tanto di firma d’entrata e d’uscita, sono assolutamente equiparabili ai custodi effettivi con contratto regionale. Paradossalmente è come se la Regione Siciliana autorizzasse un servizio di lavoratori in nero, che non figurano da nessuna parte.

Ma la passione e la speranza di poter un giorno regolarizzare il rapporto lavorativo ha spinto me, come altri miei colleghi, a non mollare e a prestare il nostro servizio, serio e professionale, nei mesi estivi per soli 2 euro e 80 all’ora. Con badge, cappellino e fischietto, ho ‘presidiato’ il Castello Maniace e il Museo di Palazzo Bellomo nell’estate del 2019, sempre al Maniace e all’Ipogeo di piazza Duomo le stagioni successive fino al 2023. Poi le cose sono cambiate, forse per la presa d’atto dell’insostenibilità del lavoro in nero ‘autorizzato’ da un’istituzione, una legge ha imposto la contrattualizzazione di questi servizi di supporto ai regionali. I bandi regionali, gare di tutto rispetto visto che si parla di una media di 250 mila euro ad appalto, hanno attirato gli Istituti di Vigilanza, che con molta facilità si sono aggiudicati le gare a dispetto di alcuni di quei ‘volontari’ che avevano anche costituito una regolare cooperativa, con tanto di spese notarili, per presentarsi al bando nella speranza finalmente di stabilizzarsi. Ma tant’è. I primi mesi della stagione 2023, a partire esattamente dal 23 aprile, siamo stati assorbiti dalla S.r.l. Securitas, con un contratto di 68 giorni, fino al 30 giugno. Poi, di proroga in proroga (l’ultima addirittura della durata di soli 5 giorni), siamo arrivati alla scadenza contrattuale del 20 ottobre. Quindi, come personale addetto ai servizi fiduciari (così vengono chiamate le guardie non armate, con tanto di divisa), per 6 mesi con la Securitas abbiamo ottenuto contratti part time per alcuni e full time per altri (anche se poi in effetti le ore lavorative hanno superato spesso le soglie consentite, con conseguente tassazione dei rimborsi).

Anche qui va fatta una considerazione: se un rapporto di lavoro ha più di tre proroghe, per legge il datore di lavoro dovrebbe trasformare il contratto da tempo determinato a indeterminato… che dire? Per non perdere opportunità si fa anche finta di niente. La subentrante società appaltante Etnapolice di Belpasso ha poi confermato quasi in blocco il personale, soprattutto – correttamente a mio avviso – quelli con maggiore anzianità di servizio. La Belpasso, essendo più grande della Securitas, ha impiegato alcuni di noi fiduciari in servizi esterni a quello relativi ai siti siracusani. E così ho espletato vari servizi: il capodanno a Catania, il carnevale a Misterbianco, la scorta ad artisti in concerto o negli eventi di presentazione di libri, il presidio di centri commerciali, supermercati, zone industriali, stazioni ferroviarie, parcheggio Gis (adiacente la sede della Sonatrac e della Cosedil, in zona Melilli), campi fotovoltaici in zona Melilli e in zona Pachino.

Ho dovuto quindi accantonare il sogno di restare nei servizi culturali per necessità: la famiglia, i figli, la speranza di un contratto a tempo indeterminato, sopportando situazioni al limite come l’imposizione di alcuni responsabili della sicurezza dei supermercati, come quello dello Spazio Conad del centro commerciale Belvedere, di trasformare i servizi regolari di sei ore in tour de force di 15 ore consecutive, forse anche scavalcando la volontà della centrale operativa.

Ancora una volta, di proroga in proroga, siamo arrivati alla scadenza di quest’ultima gara d’appalto di 7 mesi, il 31 maggio 2024. Ero convinto, essendomi prestato a ogni tipo di servizio, che avrei addirittura avuto l’imbarazzo della scelta: restare al Parco con il nuovo committente subentrante o continuare a lavorare col vecchio committente che, seppure con servizi più complicati, avrebbe potuto finalmente garantirmi un contratto regolare e duraturo.

Niente di tutto ciò. A dispetto delle rassicurazioni da parte dell’Etnapolice (dal primo giugno rilevata dalla Pegaso Security S.p.A.) è arrivato un freddo e drastico “fine contratto”, come a tutti gli altri, eccetto due unità che sono rimasti a lavorare con loro ai supermercati. Ho pensato che almeno sarei stato confermato dalla Securitas, che dal primo giugno si è di nuovo aggiudicata la gara per il Parco Archeologico, il museo Paolo Orsi e il Castello Eurialo, data l’anzianità di servizio e invece di nuovo la seconda doccia gelata: io ed altri otto colleghi non siamo stati confermati perché la società ha preferito assumere nuovi collaboratori privi di esperienza lavorativa mentre in quei siti soprattutto io e un mio collega, avendoci lavorato per 7 anni, se alcuni custodi regionali erano assenti, facevamo in pieno le loro veci.

Per tutto questo, insieme ad altri tre colleghi, ci siamo rivolti al sindacato che proverà a fare inserire dal giudice del lavoro una clausola sociale, già presente in altri enti come il Tribunale, l’Inps, l’Agenzia delle Entrate, l’Asp, ecc., per la riconferma di chi ha già maturato competenze. Speriamo che si faccia chiarezza, che si eliminino eventuali interferenze improprie, che si capisca per esempio come mai la figura di una guardia armata per sito, insieme a quelli non armati, prevista nel bando, dopo qualche mese sia scomparsa. Dava fastidio a qualcuno? A chi?

Mi auguro che si ponga fine a ridicoli contratti di un mese, un mese e mezzo, che finiscono col logorare d’ansia il lavoratore, che si dia finalmente dignità e stabilità a chi rappresenta spesso il primo biglietto da visita per i tanti turisti che vengono a conoscere i nostri siti più importanti e vengano così premiati coloro che in passato hanno lavorato con impeccabile ed encomiabile impegno anche per soli due euro l’ora, solo per l’ amore verso l’immenso patrimonio artistico della nostra splendida città”.

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