Una legge d’iniziativa popolare proposta dal comitato per il referendum sulla riforma elettorale

Con Sergio Bagnasco vicepresidente del Comitato referendario promotore di quattro quesiti referendari per la riforma elettorale, abbiamo parlato della legge d’iniziativa popolare, collegata allo stesso tema, che il Comitato intende presentare.

Una scelta, la nostra, che dipende dalle stesse norme. La Costituzione, all’articolo 75, nella determinazione dello strumento popolare dei referendum ne stabilisce le tipologie: abrogativo, confermativo o costituzionale, regionale, consultivo e per la fusione o la creazione di nuove regioni, ma non accetta il referendum propositivo che è uno dei più potenti dispositivi di democrazia diretta. Questo perché affida direttamente al popolo il potere legislativo e quindi la facoltà d’immettere una nuova legge nel corpus delle leggi repubblicane. A differenza della proposta di legge d’iniziativa popolare, il referendum propositivo condurrebbe in tempi prestabiliti a una deliberazione. La proposta di legge d’iniziativa popolare, come d’altra parte succede col progetto di legge d’iniziativa parlamentare, non ha invece esito certo. Per cui oltre all’indire la raccolta firme per il referendum abrogativo sull’attuale legge elettorale, il “rosatellum”, non possiamo che proporre ai cittadini anche questa legge d’iniziativa popolare.

Quindi l’invito ad aprire un ulteriore dibattito in parlamento dopo l’eventuale abrogazione del “rosatellum”?

Infatti! La Corte Costituzionale, con sentenza n.1 del 2014, ha dichiarato il porcellum incostituzionale, ma l’oligarchia dei leader dei partiti, con impudenza e violando la chiara decisione della Consulta, ha dato vita con la legge del 3 novembre 2017 n. 165 al “rosatellum”, che ha confermato il sostanziale indirizzo dell’incostituzionale “porcellum” specialmente sotto l’aspetto del mantenimento del diritto di nomina dei parlamentari da parte dei leader dei partiti, alla faccia dei cittadini italiani, cui si consente unicamente di mettere una croce su un simbolo e subire le scelte dall’alto che per lo più sono estranee e sconosciute ai cittadini e ai territori.

Una situazione scandalosa che va avanti da 18 anni e mezzo!

Il parlamento non è più al centro del ruolo sovrano del popolo italiano, ma al servizio di oligarchie politiche. In questo modo le segreterie dei partiti si avvalgono di yes man attenti unicamente a non scontentare i propri capi. Ci troviamo in presenza di un parlamento in cui la larga parte dei componenti è del tutto indifferente alle problematiche quotidiane dei cittadini e dei territori di cui sono rappresentanti.

Questa situazione ha cambiato completamente l’assetto democratico del Paese?

Assolutamente sì; siamo giunti alla riduzione dei poteri costituzionali che sono passati da tre a due, laddove il due è rappresentato dall’esecutivo che controlla del tutto il legislativo, con conseguente caduta dei pesi e contrappesi dell’equilibrio costituzionale. Questa è una delle cause più serie del processo di astensionismo elettorale e, in generale, della disaffezione dei cittadini nei confronti della politica e del rispetto delle istituzioni.

Quindi la legge è la diretta conseguenza del referendum abrogativo?

Certamente, è per questo che, legato al referendum abrogativo, colleghiamo la proposta d’iniziativa popolare che afferma cosa bisogna cambiare per proseguire in quegli obiettivi e non solo abrogare. Inoltre, più firme avremo sulla proposta di legge, rispetto alle 50.000 necessarie, più sarà difficile non ascoltare il volere popolare.

La legge che proponiamo renderebbe libera la scelta dei cittadini almeno per i parlamentari candidati nei collegi uninominali, che riguardano i tre ottavi dei seggi parlamentari, così si interverrebbe con l’inserimento delle preferenze e per restituire la scelta dei cittadini dei parlamentari degli altri cinque ottavi dei seggi disponibili nei collegi plurinominali di Camera e Senato, riproponendo nei contenuti e nella reale attuazione i principi irrinunciabili della Democrazia Rappresentativa, essenza vera del ruolo dell’istituzione Parlamentare.

Inoltre recentemente la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) ha ritenuto ammissibile il ricorso presentato da un elettore italiano nei confronti della legge Rosatellum, ritenuta “non adatta a consentire un voto libero”.

È proprio in tal senso che va la nostra proposta di legge di iniziativa popolare che, pur limitandosi volutamente sulla reintroduzione delle preferenze con cui scegliere i Parlamentari presentati nei collegi plurinominali, avvia il processo per una più vasta azione politica mirata al ripristino della sovranità popolare, attraverso la restituzione dei diritti costituzionali che la partitocrazia italiana ha fino ad oggi mortificato e negato.

 

Nel link che segue sono spiegati tutti i dettagli dei cambiamenti che l’iniziativa di legge vuole cambiare

Modifiche Dpr 361/1957 e Lgs 533/1993

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti