Un’estate che si preannuncia molto calda non solo per questioni meramente termiche ma anche per lo scontro sulle concessioni balneari.
La Regione Siciliana appare assolutamente indifferente al ricorso straordinario presentato ai primi di maggio da Legambiente Sicilia per l’annullamento del Decreto del 30 dicembre 2023 con cui l’Assessore Regionale Territorio e Ambiente ha disposto la proroga fino a fine anno (in verità, a determinate condizioni, fino al 31 dicembre 2025) delle concessioni demaniali marittime in scadenza al 31 dicembre 2023. Una proroga considerata illegittima dagli avvocati di Legambiente, Giulia Campo del Foro di Catania e Daniela Ciancimino del Foro di Agrigento, perché “in piena violazione delle norme europee e degli orientamenti giurisprudenziali formatisi in materia concessioni demaniali marittime, di tutela della concorrenza e dei diritti dei consumatori, nonché in materia di tutela dell’ambiente”.
Nella terra dell’autonomia speciale non hanno alcun peso né le ricorrenti sentenze del Consiglio di Stato per la violazione della direttiva Bolkenstein, che, contro i monopoli, chiede gare pubbliche europee per le concessioni e servizi pubblici da affidare ai privati, né i pronunciamenti dei Tribunali amministrativi che hanno dichiarato nullo lo stesso decreto.
Come ricorda Legambiente, una sentenza della Corte Costituzionale (la n. 108 del 5 maggio 2022) aveva già dichiarato illegittimo l’articolo 3 della Legge Regionale n. 17 del 21 luglio del 2021 a ragione del quale sono state rilasciate alcune concessioni demaniali marittime “in assenza o senza la preventiva verifica di coerenza con le previsioni dei Piani di Utilizzo delle aree demaniali marittime” laddove l’Assessorato Regionale avrebbe dovuto invece commissariare i Comuni privi del Piano di utilizzo del demanio marittimo al 30 giugno 2021, un obbligo sancito dall’articolo 6 della legge regionale 32 del 2020 e, paradossalmente, ribadito, evidentemente solo pro forma, dallo stesso governo Schifani con la delibera n. 52 del 20 gennaio 2023.
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Ci si aspetterebbe quindi, da parte degli organismi competenti, immediate verifiche sulla legittimità delle concessioni in atto, valide solo nel caso siano state ottenute attraverso un regolare bando di aggiudicazione, ma non si vede all’orizzonte nessuna volontà di procedere in questo senso, forsanche per non trovarsi nella situazione paventata da Giampaolo Miceli del CNA in una recente intervista a FM Italia: “Alcuni operatori hanno paura di iniziare la stagione perché potrebbero essere denunciati per occupazione abusiva di suolo pubblico … se dovessimo stare solo a ciò che dicono i giudici (sic!)”.
Avremo anche sulle nostre spiagge manifestazioni di protesta come quelle organizzate dall’Associazione Mare Libero? Il caos assoluto, con danni per tutti: per gli operatori balneari e i loro clienti come per chi, sul fronte opposto, difende la possibilità di libera fruizione della spiaggia, bene comune sempre più aggredito dalla speculazione e spesso priva di controlli.
E che manchino i controlli lo dice da noi il caso Arenella su cui si continua a mantenere alta la polemica: com’è possibile che siano stati autorizzati lavori alla struttura, gravemente danneggiata dalle mareggiate, consentendo fuori ogni norma di cementificare sulla battigia, per altro a concessione scaduta? è questa la reiterata domanda di Giorgio Nanì La Terra che probabilmente non avrà risposta.

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