Parco Archeologico. Tra affidamenti diretti, amicizie, conservazione e ‘disneylizzazione’

Consulenze, incarichi e spettacoli affidati dal direttore del Parco Archeologico di Siracusa, Carmelo Bennardo, alla cerchia di stretti amici, loro coniugi e sostenitori. L’elenco che ne fa il Fatto Quotidiano è puntuale: dal cantautore Lello Analfino nominato direttore artistico (anche la moglie sarebbe stata avvantaggiata) e dall’ex assessore regionale Alberto Samonà (autore e regista dello spettacolo “Il Derviscio di Bukhara”), alla cui segreteria tecnica l’architetto Bennardo è stato a capo, all’architetto Alessandro Giuseppe Carlino, già suo consulente ad Agrigento, per l’allestimento di una mostra. Incarichi e compensi, tutto correttamente riferito da Saul Caia nell’articolo del 24 maggio scorso.

Ma in questi giorni non sono neanche mancati servizi giornalistici su La Sicilia critici sullo stato di alcuni siti, in particolare del Museo Paolo Orsi, per il quale il Direttore del Parco, nella conferenza stampa del 20 maggio scorso, aveva già fornito una ragionevole motivazione (“Sono indispensabili importanti interventi strutturali e non avrebbe senso sprecare inutilmente migliaia di euro per lavori provvisori”), assicurando il suo impegno come indicato nel programma di lavori, già in atto e previsti, dopo il ‘nulla’ delle pregresse gestioni quando la stessa mancata autonomia del Parco rendeva più complesso l’iter per gli impegni di spesa (a prescindere dal profilo, più o meno all’altezza, dei direttori precedenti).

E a calare l’asso lo stesso architetto Bennardo con le sue risposte a dir poco spiazzanti: persone di cui mi fido perché miei amici, l’affidamento diretto è consentito perché si è trattato di incarichi sotto soglia e si andrà poi a rotazione con altri, incamero dallo sbigliettamento e spendo per la valorizzazione affinché il parco “che è morto totale” si affacci alla città e al territorio che lo circonda e sia conosciuto, dagli stessi siracusani.

Giustificazioni deboli e assai discutibili nella loro assoluta autoreferenzialità per sostenere la vera novità della direzione Bennardo per Siracusa: la programmazione di una serie di eventi culturali e artistici nell’ambito della manifestazione da lui fortemente voluta “Il parco per la città”. Un’iniziativa ambiziosa e pericolosa perché ricca di insidie, soprattutto se non se ne stabiliscano a priori i confini, come dimostrano recenti vicende in altri Parchi (Selinunte per tutti).

Giovanni Di Lorenzo, delegato del sindaco Italia per il quartiere Neapolis, intervistato da Il Fatto Quotidiano ‘ad adiuvandum’, e Giuseppe Rosano, presidente di Noi albergatori Siracusa, che nel breve giro di poche ore ha ripreso pedissequamente e rilanciato le accuse all’architetto Bennardo, si sono chiesti se esiste in altri Parchi archeologici della Sicilia la figura del direttore artistico. Forse sì ma di certo, spiace per loro, è ‘contemplata’ nella stessa Carta di Siracusa, che disciplina conservazione, fruizione e gestione delle architetture teatrali antiche: “Quanto alla gestione degli spettacoli, pare auspicabile che il personale tecnico cui spetta la salvaguardia del monumento, possa coordinarsi in maniera sistematica con un direttore artistico col quale condividere la responsabilità di mettere in scena spettacoli di livello adeguato al monumento, prestato momentaneamente dalla comunità dei visitatori a quella ben più ristretta degli spettatori. Entrambi cureranno che gli spettacoli proposti siano il più possibile rispettosi del monumento che li ospiterà”.

Ma la questione, dal nostro punto di vista, è mal posta. Va detto intanto che l’ “attenzione”, concentrica, nei confronti del direttore Bennardo ci sembra motivata non tanto perché ritenuto colpevole di ricorrere agli affidamenti diretti (prassi che consideriamo ahimè decisamente generalizzata e che dovrebbe essere sempre denunciata, qualsiasi amministrazione vi ricorra, se finalizzata a favorire amici e conoscenti e/o gruppi di potere consolidati) bensì per aver seguito, promosso, avallato, le direttive dell’Assessorato Regionale che da quest’anno, finalmente e responsabilmente, ha negato l’uso del teatro greco per i concerti di musica varia evidentemente informato di quanto il monumento sia ‘malato’, come siamo certi verrà presto attestato pubblicamente dagli studi voluti prima dal direttore Antonello Mamo e poi proprio da Carmelo Bennardo. È solo un ormai inconcludente refrain il lamento per il danno economico causato dall’aver vietato al teatro greco spettacoli musicali sulla cui ricaduta in termini economici nessuno ha mai dato reale riscontro (gli oltre quattro milioni di euro, tra soggiorni in hotel, spese per ristorante, bar, ecc. di cui parla Rosano dovrebbero essere suffragati da prove, sennò restano un pour parler).

È infatti certamente vero che gli spettacoli dello scorso anno abbiano generato un consistente flusso di denaro ma in quali tasche è davvero finito? E con quale ‘prezzo’ per l’area archeologica? L’ironia del sindaco sui decibel innocui non solo è osservazione pretestuosa e ormai stucchevole, né tiene conto per esempio di quanto documentato da un progetto dell’Edison (Edison Change the Music) sugli effetti inquinanti della musica in termini di CO2, ma dovrà presto fare i conti con studi incontrovertibili sullo stato di corrosione della nostra cavea che necessita di manutenzione e protezione. Uno stato di degrado, visibile a occhio nudo nelle parti non coperte dalle tavolacce, che certamente consiglia di trovare un diverso suggestivo palcoscenico ai ministri del G7 agricoltura, altro che tenere coperta la cavea fino ad ottobre!

Ai fautori della disneylizzazione dell’area della Neapolis – come a chiunque abbia a che fare ai più diversi livelli con aree archeologiche e monumentali – consigliamo di studiare a menadito la Carta di Siracusa per finalmente liberarci tutti dal malinteso concetto di valorizzazione, ormai invalso, valorizzazione che nulla ha a che fare con la mera mercificazione del nostro patrimonio culturale. E affinché chiunque possa esserne edotto una volta per tutte, riportiamo in calce, evidenziandone i passaggi fondamentali, l’Allegato Tecnico 3Sostenibilità dell’attività teatrale e salvaguardia archeologica e del suo contesto ambientale”.

Noi della redazione, così come altri amici, barboni retrogradi antiprogressisti sepolcri imbiancati, abbiamo spesso evidenziato quali criticità siano insite in un sistema che ha la sua causa prima indubbiamente nella politica regionale relativa alla gestione dei siti archeologici, a nomine che dovrebbero essere misurate sulle reali competenze e non su valutazioni meramente politiche e alle situazioni di monopolio determinate dalle proroghe continue degli affidamenti ai privati dei servizi per il pubblico, in particolare di quel servizio di biglietteria che, a maggior ragione grazie all’autonomia dei parchi, potrebbe/dovrebbe essere internalizzato. Meglio poi decentrare la sottoscrizione di eventuali convenzioni per gestire altri servizi piuttosto che procedere per bandi regionali, a nostro avviso forieri di scarsa trasparenza e assenza di vera competitività tra i concorrenti. Un argomento che presto approfondiremo.

E poi la politica locale, che nasconde le proprie responsabilità piangendo per il giocattolino sottratto.

L’Amministrazione locale, invece di inutilmente lamentarsi, perchè non ha seguito il modello Catania anche considerando che l’aumento delle tariffe voluto dalla Regione per i teatri di pietra avrebbe reso scarsamente competitiva Siracusa anche se fosse stato consentito l’uso del teatro greco? Davvero Siracusa non ha luoghi suggestivi da attrezzare ben più di quanto possa esserlo Villa Bellini?

Se lo chiede anche il presidente di Noi Albergatori Giuseppe Rosano: “Tenuto conto che l’orientamento per il futuro sarà di negare il Teatro Greco all’esibizione di famosi cantanti internazionali, e la tendenza sarà invece quella di ospitare spettacoli popolari: non sarebbe stato meglio utilizzare lo stadio comunale oppure costruire in maniera permanente una tribuna all’interno del quartiere della Mazzarona e/o della Pizzuta?” Giusto, peccato l’alterigia fuori luogo sugli spettacoli popolari: “Se gli spettacoli canori non andavano bene al Teatro Greco, di cui si attende ancora una credibile diagnosi di come va tutelato, perché contaminare un’altra area archeologica, quale l’Ara di Ierone, altrettanto importante, deputata a proporre perdipiù spettacoli a “costo popolare”? Forse perché alla Regione hanno cercato un compromesso per dare il contentino a chi sbatteva i piedi per terra fumando di rabbia?

Ma ha ragione Rosano, via anche la struttura dall’Ara di Ierone. Meglio rispettare finalmente l’identità storica dei nostri siti senza alcuna alterazione e spendere fino all’ultimo centesimo delle tante decine di migliaia di euro che si incassano nella ricerca archeologica in aree mai esplorate, nella riqualificazione dei siti negletti e, se si vogliono organizzare eventi, che siano solo mostre, conferenze, convegni, aperture straordinarie, spettacoli dal vivo, attività di animazione territoriale che richiedano semplici allestimenti, che mirino a diffondere la cultura anche a chi non si può permettere i 30/40 euro a spettacolo.

Allegato Tecnico 3 – SOSTENIBILITÀ DELL’ATTIVITÀ TEATRALE E SALVAGUARDIA ARCHEOLOGICA E DEL SUO CONTESTO AMBIENTALE – Principi e obiettivi generali

Occorre preliminarmente considerare che ogni luogo antico di spettacolo è un caso a sé per la storia da esso vissuta, durante la sua esistenza o dalla messa in luce ad oggi, e per l’ambiente fisico, socioeconomico e culturale che lo circonda.

La fruizione sostenibile di ogni monumento antico, e tanto più di un teatro o anfiteatro, dipende da una serie di fattori, tecnici per ciò che riguarda il manufatto, culturali e socio-economici per ciò che concerne l’ambito territoriale in cui esso si trova.

Deve auspicarsi che la concessione di monumenti antichi o aree archeologiche per manifestazioni d’arte possa far parte di una politica di sviluppo culturale del territorio, all’interno della quale l’uso del monumento contribuisca a fornire nuovi elementi di conoscenza all’ambiente umano che lo ospita. La sostenibilità economica dell’impresa, tenuto conto del vantaggio indotto sul territorio, dovrà di conseguenza garantire la possibilità di destinare parte dei proventi alla conservazione e manutenzione del monumento utilizzato.

Perché sia consentito l’uso del manufatto vanno rispettati dei precisi criteri:

– I dettami della Carta internazionale sulla conservazione e il restauro dei monumenti e dei siti (ICOMOS 1964) ispireranno le scelte tecniche, che dovranno proporre soluzioni reversibili, di franca riconoscibilità, e compatibili per materiali e tecniche con il teatro.

L’utilizzo dell’edificio per attività teatrali non dovrà pregiudicare la conservazione e la corretta fruizione del contesto ambientale, e non dovrà altresì impedire la corretta lettura dei rapporti intessuti dal paesaggio con l’edificio archeologico.

– Poiché l’uso di un monumento antico inevitabilmente lo usura e può cancellare dati utili alla sua corretta conoscenza storica e archeologica, non si può consentire l’utilizzo di monumenti non studiati e adeguatamente documentati. Né tale utilizzo si può consentire per monumenti di acclarata vulnerabilità.

– Nei restanti casi va studiata preliminarmente da un gruppo di lavoro multidisciplinare la sostenibilità dell’uso del monumento, specie in relazione al carico riguardante il numero degli spettatori ammissibili senza pericolo per gli stessi e danni alle strutture antiche. In ogni caso nessuna sovrastruttura scenica o pertinente alla cavea potrà utilizzare i ruderi esistenti quali fondazioni del nuovo.

– Per ciò che riguarda l’agibilità di un monumento antico è chiaro che la Fondazione e l’Ente preposto alla tutela dovranno servirsi di un gruppo di lavoro che raccolga tutte le competenze necessarie a far sì che pubblico e monumento siano fra loro compatibili; tenendo comunque presente che non è obbligatorio che ogni teatro o anfiteatro antico debba essere sottratto, sia pure per poco, al suo pubblico naturale, che è quello dei visitatori e degli studiosi.

– Si auspica che specifiche azioni di sensibilizzazione vengano rivolte ai visitatori, che si avvicinano al monumento solo in occasione di manifestazioni ed eventi, relativamente alla storia del monumento che li sta accogliendo e della civiltà cui esso appartiene, con particolare attenzione al significato transnazionale e transculturale dello specialissimo contenitore in cui ci si trova.

– Quanto alla gestione degli spettacoli, pare auspicabile che il personale tecnico cui spetta la salvaguardia del monumento, possa coordinarsi in maniera sistematica con un direttore artistico col quale condividere la responsabilità di mettere in scena spettacoli di livello adeguato al monumento, prestato momentaneamente dalla comunità dei visitatori a quella ben più ristretta degli spettatori. Entrambi cureranno che gli spettacoli proposti siano il più possibile rispettosi del monumento che li ospiterà.

– Ove non ci sia un direttore artistico permanente, appare opportuno determinare la possibilità di attivare in loco Fondazioni culturali per la gestione degli spettacoli che lavorino d’accordo con i funzionari competenti.

Tutto ciò premesso e considerato, si indicano qui di seguito alcuni criteri prioritari in relazione alla sostenibilità dell’attività teatrale e alla salvaguardia dell’edificio archeologico e del suo contesto ambientale. Si farà riferimento alle diverse componenti funzionali e strutturali dell’edificio antico, allo scopo di orientare la definizione di strategie condivise a livello mediterraneo circa la fruizione sostenibile di tali edifici; si tratterà di strategie specificatamente elaborate in base all’individualità dei diversi teatri, funzionali e propedeutiche a regolamentare i modi d’uso. E contemporaneamente è necessario adottare opportuni strumenti di protezione, per elevare standard prestazionali e sostenibilità d’uso, elevare la resistenza delle murature alle sollecitazioni statiche e dinamiche, evitare o ridurre drasticamente i danneggiamenti da usura.

Sarà comunque opportuno definire criticamente, sulla base delle esperienze condivise, le linee guida di un “manuale d’uso” del bene, stabilendo per ciascun teatro i valori massimi applicabili ai teatri antichi per ogni possibile categoria di carico (acustica, illumino tecnica, meccanica, di fruizione, etc.).

Cavea

L’utilizzo per l’attività teatrale di strutture rimovibili ad integrazione delle lacune della cavea può adottarsi nel rispetto della correttezza tecnica e verificando l’incidenza di questi manufatti sulla realtà archeologica. Una particolare cura, per la specificità funzionale del teatro antico, dovrà porsi al ruolo che possono assumere le integrazioni mobili della cavea, nell’indurre eventuali disomogeneità sulla propagazione delle onde sonore o discontinuità nell’articolazione di ritmi e volumetrie della struttura antica.

Solo per i teatri la cui cavea è stata totalmente o quasi totalmente ricostruita può ipotizzarsi un uso non occasionale e prolungato, per cui il monumento diventa un contenitore teatrale moderno.

Orchestra ed edificio scenico

Qualora si voglia rispettare la funzionalità e l’acustica dell’edificio antico, sarà auspicabile che l’orchestra e la scena rimangano libere da ingombri.

Nei casi in cui occorra realizzare strutture per lo svolgimento delle attività teatrali, ogni attrezzatura scenica dovrà avere natura temporanea, così come tutte le infrastrutture ed i servizi a supporto dell’attività teatrale, limitando la loro collocazione alle fasi di svolgimento degli eventi. È raccomandabile che le costruzioni siano realizzate con elementi modulari leggeri agevolmente rimovibili, utilizzando materiali compatibili con i resti antichi. Sarà inoltre necessario:

– definire rigorosamente le modalità di montaggio;

– garantire una costante manutenzione dei manufatti, per ridurre il rischio di imbrattature, ancoraggi dannosi alle murature, percolazioni di sostanze ossidanti;

– concentrare l’attenzione sulla valutazione dei carichi massimi accidentali che le strutture archeologiche possono sostenere;

– individuare le soluzioni tecniche più efficaci da adottare per ridurre il rischio di usura da sfregamento dei materiali, nelle superfici di contatto tra elementi antichi ed allestimento scenico;

– privilegiare le soluzioni tecniche che prevedono l’interposizione di adeguati smorzatori delle sollecitazioni indotte o l’utilizzo di strutture isolanti, realizzate a memoria di forma per adattarsi perfettamente alle parti ruderali del teatro.

Alle soluzioni tecniche che prevedono scenografie di forte impatto volumetrico sulle strutture antiche si dovranno privilegiare ipotesi di assoluta essenzialità, per consentire la migliore lettura degli avanzi della scena e la totale percezione del fondale naturale.

La realizzazione di strutture per le scenografìe potrà avere utili strumenti critici di valutazione utilizzando anche modelli matematici di simulazione per definire le scelte, ritagliate alla specificità del singolo edificio, relative a volumetrie, pesi e materiali.

Nella realizzazione degli allestimenti dovrà porsi particolare attenzione alla loro incidenza sui pavimenti marmorei, prevedendo, ove necessario appositi smorzatori della pressione sulle superfici decorate di contatto; nei casi di particolare fragilità di queste superfici decorate dovrà evitarsi l’uso di queste aree.

Acustica

La macchina acustica del teatro antico, per le sue potenzialità evocative dell’originaria configurazione spaziale, costituisce un insostituibile bene culturale da tutelare; è quindi necessaria la comprensione della progettazione acustica dell’edificio teatrale, attraverso la lettura filologica del sistema originale e la verifica teorica del dato, ottenuta attraverso restituzioni virtuali e creazioni di modelli acustici. Sarà possibile in tal modo interpretare criticamente i nessi tra propagazione del suono ed evoluzione della forma del teatro, ed il ruolo assunto dalla configurazione e dai ritmi di sedute e scalini; ciò potrà fornire i suggerimenti opportuni per integrare, rigorosamente con strutture amovibili, le lacune, ottimizzando la resa acustica delle architetture del teatro, o per definire le soluzioni scenografiche più idonee.

Appare necessaria la rilevazione, combinata ad elaborazioni informatiche, delle emissioni acustiche, con particolare riguardo alle strumentazioni elettroniche di amplificazione sonora, e alle sollecitazioni delle stesse sulle murature antiche. Per definire parametri di sostenibilità dell’attività teatrale occorre condurre specifiche analisi vibrometriche sulle parti dell’edificio individuate come nodi di criticità, valutando i dati di un modello matematico di valutazione delle vibrazioni indotte dalle sorgenti acustiche, nella diverse condizioni di fruizione e in relazione alle diverse tipologie di rappresentazione.

Illuminotecnica, impianti antintrusione e di videocontrollo, sistemi e condotti di alimentazione

L’utilizzo delle luci e del suono potrà contribuire a comprendere e valorizzare le qualità spaziali e culturali dell’area e a fornire un’interpretazione critica dell’edificio, anche attraverso evocazioni virtuali delle strutture non più conservate. Gli apparecchi dovranno garantire l’efficacia tecnologica e l’inserimento compatibile, rispettare gli standard tecnici di sostenibilità individuati nelle analisi sul singolo edificio, caratterizzarsi per rigore formale, minima invasività, corretta lettura dei materiali costitutivi e delle spazialità architettoniche, sicura affidabilità e agevole manutenibilità.

Analogamente dovrà garantirsi l’efficacia tecnologica e l’inserimento compatibile dei sistemi e condotti di alimentazione che costituiscono un fattore di particolare criticità per l’impatto sulle murature storiche, la relativa durabilità, le difficoltà di manutenzione dei tracciati.

Nella realizzazione di attività di spettacolo occorrerà armonizzare le soluzioni provvisorie, limitandone la permanenza allo svolgimento degli eventi teatrali o musicali, con quelle stabili, valutando per entrambe gli impatti fisici e percettivi sulle murature storiche.

Percorsi e strutture a servizio della fruizione archeologica e dell’attività teatrale

Se il monumento ricade in area archeologica è assolutamente necessario che l’afflusso dei visitatori, correttamente incanalato, non arrechi danno alle vie antiche di accesso e ai monumenti che le fiancheggiano. Nei casi di particolare fragilità, riscontrata in parti dell’edificio, dovrà prevedersi l’interdizione all’accesso; la disponibilità di letture virtuali di queste aree, abbinate ad adeguati supporti informativi, potrà costituire una valida e soddisfacente alternativa.

Per consentire, durante la rappresentazione, una migliore fruibilità degli spazi nell’edificio e nell’area circostante dovranno prevedersi integrazioni delle barriere e dei sistemi di protezione realizzate con elementi rimovibili, adottando soluzioni tecniche compatibili per forme e materiali con l’edificio teatrale. Sarà auspicabile l’abbattimento delle barriere architettoniche per migliorare la qualità della fruizione dell’area da parte dei portatori di handicap; le soluzioni adottate non dovranno comunque pregiudicare il corretto apprezzamento delle testimonianze archeologiche presenti e si adotteranno soluzioni compositive di minimo impatto percettivo.

La valutazione della loro efficacia e compatibilità con l’edificio archeologico deve verificare l’efficienza e l’aggiornamento tecnologico delle soluzioni proposte, l’adeguatezza ai flussi di visitatori, attuali e previsti, l’ubicazione in relazione alle esigenze di fruizione.

Le strutture a servizio dell’attività teatrale, anche in considerazione delle consistenti volumetrie che le caratterizzano, dovranno adottare scelte relative alla collocazione che evitino rigorosamente di intercettare quadri percettivi di pregio e visuali privilegiate dell’edificio teatrale. La loro installazione dovrà limitarsi alle fasi di realizzazione degli eventi teatrali, garantendo comunque una costante manutenzione dei materiali impiegati.

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