TRAGEDIE GRECHE DEL 2025, L’INDA NOMINA GLI STESSI TRADUTTORI DELLO SCORSO ANNO. E’ IL SOLITO GIRO MA IL SINDACO LASCIA FARE

Rieccoli. Gira e rigira, sono sempre gli stessi. Per il CdA dell’Inda, il “Cerchio mitico” dei docenti che traducono dal Greco e dal Latino le tragedie e le commedie è (quasi) a numero chiuso.

Il sindaco Italia, che della Fondazione Inda è il presidente, lascia fare. Eppure gli basterebbe semplicemente domandare perché  alcuni docenti vengono ricoperti di incarichi e tutti gli altri vengono ignorati.
I nomi di Nicola Cadoni, Giorgio Ieranò, Francesco Morosi vi dicono niente? Cominciamo, in ordine alfabetico, da Nicola Cadoni, che è un insegnante di Greco e Latino al Liceo classico di Sassari. Nel 2022 ha tradotto Le Nuvole, nel 2023 La Pace e sarà il traduttore di Lisistrata (peraltro già rappresentata nel 2019) nel 2025. Tre traduzioni negli ultimi quattro anni.
Giorgio Ieranò, professore ordinario di Letteratura Greca all’Università di Trento, è un recordman di traduzioni. A settembre del 2019 avevo scritto che in cinque anni ha tradotto tre tragedie, l’ultima, nel 2023, Ifigenia in Tauride, ma già in passato aveva collezionato altri incarichi. Quest’anno si è riposato, ma il dipartimento che dirige è stato rappresentato da Caterina Mordeglia, professoressa associata, che ha tradotto il Miles gloriosus. Nel 2025 Ieranò tradurrà Elettra.
Infine, but not least, Francesco Morosi, l’enfant prodige dell’Università di Pisa, pupillo del professor Guido Paduano già ordinario a Pisa e attuale direttore della rivista dell’Inda, Dioniso. Il talentuoso Morosi ha tradotto Edipo Re nel 2022, Ulisse, l’ultima Odissea nel 2023 e tradurrà Edipo a Colono nel 2025. Un fenomeno.
Da notare che nel 2023 i traduttori delle due tragedie e della commedia erano sempre Ieranò, Morosi e Cadoni, gli stessi del prossimo anno. Quanto a fantasia, l’Inda lascia a desiderare.
Quest’anno c’è stata, con l’Aiace, la grande performance di Walter Lapini, professore ordinario di Letteratura greca all’Università di Genova nel cui dipartimento ha insegnato come associata la professoressa Margherita Rubino, attuale componente del CdA della Fondazione Inda. Possiamo dire che i due si conoscono molto bene professionalmente? Prima dell’Aiace, Lapini ha tradotto nel 2022 Agamennone e prima  ancora Coefore Eumenidi. Di lui ci siamo occupati recentemente, incuriositi dalla polemica con Maurizio Bettini, filologo classico dell’Università di Siena, e soprattutto dal titolo dell’antologia di letteratura greca e latina “Il sedere non esiste solo per andare di corpo” da lui scritta con lo pseudonimo di Alvaro Rissa.
Premesso che tutti i professori citati sono professionalmente inattaccabili e che nei loro confronti non c’è da parte nostra nulla di personale, sarebbe opportuno, per ragioni di trasparenza, conoscere i criteri con cui il CdA dell’Inda li sceglie così frequentemente come traduttori ed esclude gli altri. Ci sono fior di grecisti e latinisti nelle università di Milano, Torino, Bologna, Padova, Ferrara, Urbino, Roma, Napoli, Salerno, Palermo  che non hanno mai messo piede all’Inda. Perché?
Bisogna notare che per un grecista o un latinista la traduzione, ovviamente retribuita, di una tragedia o di una commedia da rappresentare al Teatro greco è un incarico prestigioso, che arricchisce il curriculum professionale e aiuta nella carriera.
L’impressione è che se si fa parte di un certo giro, fioccano gli incarichi, altrimenti si resta fuori. Questo andazzo deve finire. Un amministratore pubblico che non motiva le proprie scelte, anche se discrezionali, può essere chiamato a risponderne; questo deve valere anche per l’Inda, che è sì una fondazione di diritto privato, ma non per questo è legibus solutus.
P.S. L’Inda ha pubblicato lunedì pomeriggio il bando per la selezione del nuovo sovrintendente artistico e culturale. Mi riservo di valutare con attenzione se sono state apportate modifiche rispetto al bando del 2022. Come Ciampa nel Berretto a sonagli, metto le mani avanti su un requisito che gli aspiranti sovrintendenti devono assolutamente possedere: comprovata esperienza e di successo nella direzione almeno quinquennale di enti o istituzioni operanti nel settore degli spettacoli dal vivo per produzioni aventi un valore di almeno 4 milioni di euro l’anno.

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