25 aprile a Siracusa. Vietate le bandiere della pace

Lo scrittore Antonio Scurati, dopo essere stato censurato dai vertici Rai (perché di censura si deve parlare al di là delle becere mistificazioni dei fatti), nel corso di un incontro sulla crisi della democrazia alla Fondazione Feltrinelli di Milano, ha affermato che “la deriva fascistoide non nel senso di manganello e violenza, è già qui, non serve aspettarla da domani”.

E quanto accaduto stamattina al Pantheon, durante la tradizionale celebrazione del giorno della liberazione, è la riprova di un clima che sta cambiando, sottotraccia, passo dopo passo, come l’apologo della rana bollita di Noam Chomsky insegna sia opportuno fare per evitare che ci si renda subito conto di quanto accade e ne segua una decisa reazione.

         

Prima dell’inizio della solenne cerimonia, stamattina, sono state fatte ripiegare e/o allontanare non solo le bandiere di ‘pericolosi’ partiti di sinistra e centro sinistra, ma addirittura quelle della pace e dell’Anpi (è stata ‘tollerata’ solo quella stretta tra le mani del presidente provinciale Francesco Randone, a fianco al gonfalone, in prima fila, forse per evitare un’eccessiva ‘esposizione’ dell’irrituale richiesta). Riavvolto anche lo striscione dell’Agesci recante un forte messaggio sovversivo.

PACE IN TERRA AGLI UOMINI NEL MARE AI PESCI  NEL CIELO AGLI UCCELLI

Ero presente con uno striscione inneggiante la pace, la fratellanza – racconta Emanuela Di Bella di Generazioni Future Sicilia – Da semplice cittadina, unicamente in rappresentanza dei cittadini che vogliono la pace. Nessuno ci ha detto niente fino a quando non è iniziata la cerimonia. A questo punto si è avvicinato uno della Digos e ha chiesto di togliere lo striscione così come le altre bandiere presenti, anche quelle dell’Anpi. Ho cercato di spiegargli che noi non eravamo lì come esponenti di un partito o di un partito antigovernativo. Che manifestavano come cittadini del mondo, che vogliono la pace, che hanno ben presente l’articolo 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Ripudia, un verbo categorico”.

Ho chiesto quale fosse il problema essendo una manifestazione autorizzata – aggiunge Pina Fiaccola dell’AnpiMi è stato risposto che non si trattava di una manifestazione bensì di una celebrazione. Quindi l’intenzione era che festeggiassero solo i corpi militari? Eppure il 25 aprile riguarda tutti i cittadini che si riconoscono nella Costituzione e nella repubblica democratica. Ho vissuto questa imposizione come vera repressione”.

   

Nessuno mi ha chiesto di rimuovere la bandiera dell’Anpi – chiarisce Randonee non sapevo che avessero fatto allontanare le altre che effettivamente ho poi visto più lontano. Un atto grave. Mi rammarico molto anche del fatto che non abbiano letto integralmente il messaggio del Presidente Mattarella ma solo l’inizio e la conclusione”.

Il funzionario della Digos, alla rivendicazione del diritto costituzionale di ‘manifestare’ il proprio libero pensiero, ha anche risposto “Evidentemente non conoscete le leggi della polizia”. Disposizioni solo locali forse, dal momento che altrove, a Palermo per esempio, bandiere di ogni tipo sventolavano alle spalle delle ‘autorità’ mentre si svolgeva la cerimonia ufficiale.

È vero però che, almeno per quanto visto nei servizi televisivi, a Roma, davanti all’Altare della patria, i nostri massimi rappresentanti istituzionali sono apparsi in uno ‘splendido isolamento’, lontani dalle masse festose viste in altre occasioni. Una cintura di ‘protezione’ forse eccessiva, a sancire un preoccupante divario tra istituzioni e popolo. Anche questo un segno dei tempi, dei rigurgiti fascistoidi.

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