Lo riqualifichiamo per aprirlo alla città

Iniziano i lavori di ripristino e riqualificazione del giardino di villa Landolina del Museo Paolo Orsi: interventi di potatura “per motivi di sicurezza e perché non permettono di cogliere la bellezza dell’ambiente circostante” e nuova sistemazione delle piante “che conserveranno la medesima struttura ora presente ma renderanno più armoniosa l’organizzazione geometrica degli spazi – rassicura, a scanso di equivoci, il direttore del Parco Archeologico, arch. Carmelo Bennardo -. Tutti gli interventi sono pensati per salvaguardare al meglio l’esistente e il sistema percettivo dell’intorno. E le eventuali tipologie costruttive utilizzate per il restauro sono pensate per inserirsi in modo rispettoso nell’ambiente, in linea con la tradizione locale. Saranno utilizzati materiali compatibili sia con il paesaggio che con il contesto di riferimento”.
Faranno sicuramente discutere, e allarmeranno, i previsti abbattimenti ‘selettivi’ di alcuni alberi – “Ma la valutazione sarà assolutamente tecnica e certificata” precisa il direttore con riferimento al metodo VTA, messo a punto dal Prof. C. Mattheck dell’Università di Karlshure (Germania), che si basa sull’osservazione visiva e strumentale delle condizioni vegetative delle piante sia in relazione al sito di impianto che alla loro stessa storia. “Verranno eliminati gli alberi di altezza tra gli 8 e i 12 metri che rappresentano un pericolo e solo se non possono essere risparmiati con interventi di ancoraggio e cablaggio. Per le potature siamo in attesa del parere della Soprintendenza; avranno l’obiettivo di preservare le specie arboree presenti tenendone in debito conto le peculiarità con riguardo ad habitus e fisiologia. L’intensità dei tagli sarà ovviamente parametrata alle dimensioni, alla forma e al volume della pianta sempre comunque con l’obiettivo non solo di preservare l’essenza e l’integrità del giardino ma anche di continuare a garantire la copertura del suolo. Si manterrà l’ombra attualmente presente a livello del piano di pubblica fruizione”.
L’intenzione è di tener fede al progetto del 1977 di Pietro Porcinai, il maggior paesaggista italiano del Novecento: un giardino mediterraneo dalla duplice funzione, di sosta e riposo per il visitatore del museo ma anche di spazio pubblico urbano per la cittadinanza. “L’ambizione è questa – dice Carmelo Bennardo -: aprire davvero il giardino alla città, consentirne quella fruizione che non ha mai avuto, e il completamento dell’esposizione museale ‘en plein air’ ”.
Da qui i nuovi percorsi di visita del parco, tra i quali il percorso Von Platen che conduce dalla Villa Landolina all’area dedicata alla sepoltura del poeta bavarese, mettendo in evidenza la composizione delle specie vegetali adeguata alle differenti quote del terreno che, proprio lungo il confine nord del museo, testimoniano la presenza dell’antica cava di estrazione. Alberi secolari di olivo e carrubo insieme a cipressi monumentali, impiantati con la funzione di frangivento, laddove invece si è perso il frutteto testimoniato dalle fonti storiche, ricco di susini e noci, peschi e nespoli, che non hanno resistito allo scorrere del tempo, così come d’altra parte, nell’area che costeggia il nuovo percorso di visita, permangono solo le tracce di uno dei primi agrumeti di Siracusa impiantato da Rosario Pizzuti Interlandi, ultimo erede della famiglia Landolina, nei primi decenni del 1900 in seguito alla concessione di acque irrigue.
Uno spazio ritrovato sarà costituito dall’area a prato siciliano sovrastante la vasca di raccolta dell’acqua che alimenta il sistema di irrigazione, per il quale si prevede una nuova linea.
Nel giardino, in cui verranno inseriti elementi di arredo urbano quali cestini e panchine nuove resistenti all’usura degli agenti atmosferici, troveranno posto anche teche progettate ad hoc per l’esposizione dei reperti archeologici, in parte già presenti ma molti depositati all’esterno, in angoli non visibili e lasciati alle intemperie. Quindi una ridefinizione del disegno dello spazio verde, attraverso i percorsi perimetrati da aiuole, restaurando tutti i camminamenti presenti e i muretti a secco per evitarne il crollo e mantenere il contenimento delle parti di giardino rialzate. Nei sentieri verranno revisionati i cordoli storici in terracotta siciliana esistenti eventualmente ripristinati con elementi di uguale fattura e materiale.
A completare il tutto la revisione generale dell’impianto di illuminazione sostituendo se necessario le luci esistenti con luci a LED a basso consumo energetico.
Il progetto mira a monitorare e salvaguardare strutture e patrimonio botanico a rischio, nel rispetto delle peculiarità storiche, con particolare riguardo alla scelta di strumenti, elementi e tecniche di lavorazione compatibili con i criteri di interesse storico artistico e paesaggistico del giardino – conclude il direttore Bennardo che ha affidato i lavori a un architetto paesaggista e a due agronomi -. In tutte le aree del parco, senza modificarne l’assetto insediativo storico, si intende valorizzare al meglio le risorse vegetali esistenti e introdurne di nuove secondo un ridisegno pensato al fine di generare una nuova offerta di servizi culturali e ricreativi basati sul verde urbano e rendere accessibile a tutti spazi ben più ampi di quelli attualmente godibili”.

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