Un flop la democrazia partecipata del 2022 a Siracusa! Solo 9 i progetti presentati, segno di una disaffezione crescente di cui si dovranno indagare le cause. Tre proposte scartate subito, quattro ammesse ma successivamente escluse a seguito della segnalazione “di un cittadino” sul mancato rispetto dei requisiti necessari “per risultare aderenti alle finalità” dell’iniziativa; deroga ad ampio raggio del regolamento vigente dal 2020: nessuna graduatoria, nessuna votazione. Gli unici due progetti ‘possibili’ – La Fase 2 del Parco Agorà di Fontane Bianche (di Stefano Burgaretta/Silvana Abela) e “Riparchiamo” (di Moena Scala/Jesse Samà) per la riqualificazione dell’attuale area del “Giardino dei Marinaretti” – ricevono in equa parte non il 30% del budget destinato, come (appunto) da regolamento, ma la metà dei 50mila euro previsti per l’anno.
I motivi dell’esclusione non appaiono contestabili anche se, come comprensibile, non sono stati condivisi dagli esclusi che hanno inutilmente provato a contestare la decisione. “Alcune proposte si configuravano più come mere richieste di contributi e ciò si evidenziava dal fatto che venivano presentati e progettati col presupposto che sarebbero poi stati attuati dai medesimi proponenti” scrive il dirigente Enzo Miccoli sulla scorta della disamina della funzionaria responsabile dr.ssa Paola Rubino. Duro da far comprendere che la proposta progettuale debba mirare alla costruzione del bene comune, “a far emergere le criticità ed elaborare proposte e soluzioni per il territorio”, obiettivi che non prevedono il diretto coinvolgimento del proponente stesso, bensì la normale attività amministrativa degli uffici comunali.
La modifica del Regolamento, cui l’assessore Giancarlo Pavano, ha accennato – di cui si parla da almeno due anni – dovrebbe quindi andare proprio nella direzione di un chiarimento definitivo dei criteri cui rigidamente attenersi soprattutto qualora si presentino proposte “che riguardano i servizi e non la riqualificazione urbana”.
Stupisce però che indicazioni precise sui requisiti dei progetti futuri non siano state fornite per tempo dall’Amministrazione; che addirittura il nuovo avviso per il 2023 faccia ancora riferimento al precedente regolamento limitandosi a una formulazione – progetti “da realizzare sui beni di proprietà del Comune” che siano “proposte di interesse comune” – che non può rispondere all’ampiezza delle proposte possibili pur senza privilegiare il proprio mero tornaconto.
Nonostante il regolamento in vigore preveda (art.6 comma 2) che l’Amministrazione si impegni nel favorire il processo partecipativo; che tramite un’assemblea pubblica o altra modalità informi i cittadini anche “per consentire l’emersione del bisogno e l’individuazione delle soluzioni da trasformare in proposte progettuali così tra l’altro favorendo anche la possibilità che le persone ed i soggetti coinvolti si possano aggregare su specifici interessi e tematiche”; che insomma si faccia e sia parte attiva nell’intero iter organizzativo, nulla è stato fatto.
Né è suonato come un allarme il fatto che già nel 2021 dei 21 progetti presentati solo 13 siano stati giudicati ammissibili. Una criticità ignorata, come si evince dall’intervista dell’agosto 2022 con l’allora assessore al ramo Concetta Carbone, né sul sito del Comune c’è traccia dei motivi di quelle esclusioni nonostante le prescrizioni regolamentari vogliano obbligatoria la comunicazione relativa.
Superficialità? Disinteresse? Scarsa disponibilità nei confronti della partecipazione attiva dei cittadini? In effetti vanno in questa direzione interpretativa anche i ritardi cronici, cadenzati non su giorni ma su mesi, con cui ci si dedica a un’iniziativa che al suo nascere, nel 2019, ha destato tra i siracusani grande entusiasmo e desiderio di esserci. La tempistica regionale viene puntualmente ignorata.
Eppure la democrazia partecipata non dovrebbe essere che la prima fase, la prova generale per il successivo passo: l’introduzione del Bilancio partecipativo “una manifestazione più evoluta di democrazia partecipata e finalizzato a consentire un incisivo e diretto coinvolgimento dei cittadini nella fase di predisposizione del bilancio di previsione dell’Ente” (art.2 comma 3). Una favola metropolitana.

Commenti recenti