Arrivederci Livia, grazie per tutto. Ci mancherai molto.

Ci ha lasciati Livia, o la “libraia di corso Matteotti”, come la chiamavano certuni. Perché era riservata, Livia. La conoscevano in molti, probabilmente in Ortigia tutti quanti, ma in pochi avevano accesso alla sua vita, al suo sguardo malinconico che era facile scambiare, erroneamente, per freddo.

Nei dieci anni in cui ho lavorato per lei ho imparato che era una libraia indipendente nel vero senso della parola. Non gliene importava niente delle mode letterarie. Un libro poteva anche essere apprezzato da tutti i critici che contavano, ma se a lei non piaceva, niente, ci metteva una pietra sopra. Poi magari la sorprendevi a leggere con entusiasmo un libro misconosciuto pubblicato da una piccola casa editrice indipendente di provincia e scritto da un autore esordiente, ed era capace di consigliarlo a tutti. Insomma, era una libraia vecchio stampo come non ne esistono quasi più, una libraia che faceva ricerca letteraria e spingeva gli outsider.

Come autore mi ha sempre incoraggiato, sia quando lavoravo per lei che dopo. Voleva sempre organizzare le prime presentazioni dei miei libri e ce la metteva tutta per farle riuscire. Quando arrivava il pacchetto con le mie copie autore, era tradizione che la prima la regalassi a lei con dedica. Mi chiedeva di continuo se stessi scrivendo qualcosa di nuovo, mi incoraggiava, e si arrabbiava quando notava la mia scarsa ambizione, la mia incapacità di sapermi vendere.

Come tutte le persone migliori, amava molto gli animali. Cani, gatti. Il suo era un amore puro, incondizionato. I cani che adottava godevano di una libertà assoluta, potevano fare quello che volevano. Se passavi da corso Matteotti e volevi capire se Livia era di servizio, bastava vedere se sul marciapiede davanti all’ingresso della libreria c’era il suo cane — Dick, Lola e infine Ziggy — che scodinzolava, rigorosamente senza guinzaglio, ai passanti.

Il lato che ammiravo di più in Livia però era un altro: non si lasciava abbattere dalle difficoltà. Qualunque intoppo le accadesse, grande o piccolo che fosse, lei era subito lì a rimboccarsi le maniche e a cercare una soluzione. Non perdeva neanche un secondo a lamentarsi, come facciamo in molti, e non lasciava che le difficoltà scalfissero il suo buon umore. Questa sua attitudine mi è rimasta impressa, al punto che ogni volta che ho un problema, senza volerlo penso: “come si comporterebbe Livia?” Mi dispiace molto non averglielo mai detto e non poterlo più fare.

Era accogliente, Livia. Trattava con cortesia e pazienza tutti i clienti, che con lei si confidavano come se fosse una loro vecchia amica, non importava se fossero turisti di passaggio.

Andare in libreria per fare quattro chiacchiere con lei e giocare con i suoi cani era per me e per molti altri un rito quasi quotidiano, e sembra impossibile che non potrò più comparire a sorpresa sulla soglia di Gabò ed essere accolto dal suo sorriso e dal suo “Ciao!”.

Arrivederci Livia, grazie per tutto. Ci mancherai molto.

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